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 Home page > Tribuna Libera > Briganti o Partigiani?

Briganti o Partigiani?

Quando dal Nord, in cerca di lavoro, si emigrava al Sud.

A meta dell’ 800 il Sud Italia, allora denominato Regno delle Due Sicilie, rappresentava senza ombra di dubbio la parte d’Italia più sviluppata.

Tasse ed emigrazione erano concetti sconosciuti al vocabolario ed al lessico meridionale dell’epoca.

Strano anche solo a pensarlo, ma in quel tempo il concetto di emigrazione che noi oggi intendiamo in modo scontato sud - nord, per oltre un secolo, fu ribaltato.

il lavoro, udite udite, lo si veniva a cercare al sud.

L’Unità d’Italia o meglio sarebbe dire, per come in realtà si sono succeduti gli accadimenti, “Annessione al Piemonte”, fu dettata da motivazioni prettamente economiche.

Se lo stato Sabaudo era gravato da un enorme macigno debitorio di natura bellica, il Meridione, sotto guida si straniera ma illuminata, grazie ad un lungo periodo di pace e ad una sapiente diversificazione delle lavorazioni, disponeva di una quantità di oro, conoscenze e di ricchezza, enormemente superiore, assimilabile in Europa solo alla Francia ed all’Inghilterra.

Stendhal, celeberrimo scrittore francese, nel 1817 dichiarava “in Europa ci sono due capitali: Parigi e Napoli.

il Sud, in quel periodo pre unitario, conobbe un indiscutibile momento di fulgore in termini economici, culturali commerciali ed industriali, tant’è che, secondo statistiche dell’epoca, la povertà riguardava solo l’1 per cento della popolazione.

A Napoli era operativa, mezzo secolo in anticipo rispetto agli stabilimenti Fiat piemontesi, la più grande industria metalmeccanica d'Italia.

Da un punto di vista agricolo, dati inconfutabili dimostrano come il Sud producesse, gran parte del fabbisogno agro alimentare nazionale.

Non possiamo non citare come antesignano delle moderne certificazioni un decreto emanato il 12 dicembre 1844, col quale l’allora Re Ferdinando II, prescriveva la necessità di un "certificato di origine" per l’olio di oliva.

Quando lo stato Savoiardo, in modo meschino, senza dichiarazioni di guerra, ridotto economicamente ai minimi termini, decise di invadere il Regno delle due Sicilie, il Meridione vantava primati infrastrutturali e tecnologici quali: la costruzione della prima tratta ferroviaria, la prima illuminazione a gas, i primi edifici antisismici, il primo embrionale sistema di raccolta differenziata.

Corrompendo gli altri ufficiali dell’esercito borbonico e con l’appoggio della malavita locale, Garibaldi, facilmente arrivava a Napoli.

Soldati e cittadini meridionali che, valorosamente, provarono ad ostacolare tale ascesa arbitraria, fatta di stupri e saccheggi disumani, anziché Partigiani, furono classificati Briganti e fuori legge ed in quanto tali, massacrati con esecuzioni sommarie e pubbliche.

A determinare quell’inversione di ruoli migratori sud – nord che, come dicevo in apertura, oggi ci sembra scontato, fu il nascente Stato italiano Unitario attraverso le leggi sulla requisizione dei beni ecclesiastici, non a caso e meglio conosciute, come “Leggi Truffa”.

In sintesi, la maggior parte della popolazione meridionale lavorava e sopravviveva dignitosamente grazie a terreni presi in affitto, a canoni temperati, dalla Chiesa.

Espropriando le terre alla chiesa, di fatto, il neo nato Stato italiano, fortemente indebitato ed al fine di fare cassa, le tolse ai piccoli contadini affittuari consegnandole e concentrandole nelle mani di pochi facoltosi latifondisti.

Nel colpevole oscurantismo scolastico ancora oggi vigente, l'unificazione forzata, determinò, da quel momento in poi, il declino sociale ed economico del Meridione depredato delle proprie ricchezze e dei propri primati economici ed infrastrutturali.

Quanto razziato al Meridione fu destinato, senza alcuna contropartita, allo sviluppo di un area, in quel momento poco più di una palude, geograficamente collocata tra le città di Milano, Torino e Genova.

Questo, il modo in cui, quello che oggi si celebra come Unità d’Italia, in realtà, fu un evento, armato, unilaterale, subdolo, subito dal Meridione e stura di quel fenomeno che, nel tempo, avremmo imparato a conoscere come “ Questione meridionale”.

 

 

Antonio Martino

Santa Croce di Magliano - Campobasso

 

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di loschetransazioni (---.---.---.49) 8 maggio 2018 16:26

    Queste righe rappresentano il classico esempio di revisionismo neoborbonico , per chiunque voglia approfondire la questione , mettendo da parte queste buffe chiacchiere da bar , consiglio lo studio della questione meridionale di Antonio Gramsci.

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.98) 9 maggio 2018 11:07

    L’articolista esagera, secondo me, nel rappresentare il meridione come il paese di Bengodi, una chiesa benevola e magari latifondisti “generosi” ma il commento, citando Gramsci, è andato proprio fuori strada:

    Scrive Gramsci nel 1926 nel saggio incompiuto “alcuni temi della quistione meridionale”:

    “la borghesia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole, e le ha ridotte a colonie di sfruttamento; il proletariato settentrionale, emancipando se stesso dalla schiavitù capitalistica, emanciperà le masse contadine meridionali asservite alla banca e all’industrialismo parassitario del Settentrione

    Un Saluto

    Es.

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