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 Home page > Tribuna Libera > Bersani, i suoi otto punti, e i super-arditi della politica

Bersani, i suoi otto punti, e i super-arditi della politica

Un libro che dovrebbe piacere all’onorevole Lombardi, capogruppo del M5S alla camera, è “Le rose del ventennio”, piccola perla scritta da Gian Carlo Fusco negli anni cinquanta e recentemente ripubblicata da Sellerio. Il regime fascista vi è ritratto nei suoi aspetti più folclorici, quando non francamente ridicoli. Tra le vicende narrate in quelle pagine, spicca quella dei super-arditi, piccolo e sceltissimo reparto fondato da un intraprendente ufficiale. I suoi componenti, tutti rigorosamente volontari, erano votati alla morte; pronti in qualunque momento a partire in missioni da cui era impossibile far ritorno. Che fecero durante la guerra? Quali furono le loro gloriose gesta? Se ne restarono in caserma fino all’otto settembre, godendo di un trattamento di tutto favore (poveretti; gli restava tanto poco da vivere) e poi, come tanti altri reparti, sparirono. Una missione abbastanza pericolosa per loro, in cui la morte fosse davvero cosa certa, pare che nessuno sia mai riuscito a progettarla.

I grillini sembra vogliano essere i super-arditi della nostra politica. Tanto desiderosi di cambiare tutto subito da non accettare un qualunque progetto che, magari per il semplice fatto d’esser realistico, non coincida con le loro meravigliose idee. Votati alla rivoluzione? Forse. Di sicuro senza nessuna voglia di governare una difficile trasformazione e con tutte le intenzioni di restarsene assai comodamente all’opposizione (da lì, si sa, si può promettere a tutti e scontentare nessuno).

Detto questo, pare evidente che gli otto punti programmatici illustrati da Bersani, nel corso della relazione tenuta alla direzione del suo partito, per quanto largamente condivisibili, e non solo da sinistra, non riusciranno a stanare i parlamentari del M5S dalle loro trincee. 

Viene da chiedersi, piuttosto perché Bersani parli in modo così chiaro e sintetico solo ora. Perché abbia, con il proprio partito, imbastito la solita tafazziana campagna elettorale di una sinistra perennemente impegnata nella ridefinizione della propria identità, anziché limitarsi a dire, prima di con che spirito e in compagnia di chi, cosa avrebbe voluto fare se avesse governato. E per farlo gli sarebbe bastato ripetere, ad ogni occasione, proprio quegli otto punti.

Saranno sembrati, agli strateghi del piddì, troppo generici? Molto meno dell’aria fritta di tante dichiarazioni di principio. Difficilmente realizzabili? Certo reperire i fondi per garantire un salario minimo a chi è senza contratto e, nello stesso tempo, ridurre il costo del lavoro per gli assunti a tempo indeterminato, non pare cosa semplice, ma altri, in campagna elettorale, hanno fatto promesse assai meno realistiche di queste. Sconfessavano apertamente le scelte del governo Monti? L’esatto contrario; è proprio la serietà dimostrata in quest’anno dal governo che il PD ha lealmente sostenuto a rendere possibile al prossimo presidente del Consiglio di rendersi, come promesso da Bersani, protagonista della “correzione delle politiche europee di austerità”.

Impossibile, poi, comprendere per quale maledetta ragione il PD abbia taciuto della propria ferma volontà di tagliare i costi della politica (salvo che tanto ferma non fosse, considerando quanti suoi funzionari vivano di politica anche a livello locale). Al punto tre del programma bersaniano, ad ogni modo, tra le altre cose si legge di una “revisione degli emolumenti di Parlamentari e Consiglieri Regionali con riferimento al trattamento economico dei Sindaci” di “norme per il disboscamento di società pubbliche e miste pubblico-private” e di una “riduzione costi della burocrazia con revisione dei compensi per doppie funzioni e incarichi professionali”.

Non abbastanza da scalfire la fede degli elettori berlusconiani; sufficiente, con ogni probabilità, a sottrarre al M5S qualche cruciale punto percentuale di conversi. Di che vincere davvero delle elezioni che la sinistra italiana sembrava non potesse perdere.

A questo proposito c’è da salutare Vendola, che dopo aver contribuito così brillantemente al risultato della propria coalizione, ha espresso l’intenzione di tornarsene a governare la Puglia. Immaginabile l’entusiasmo dei cittadini di quella regione, che peraltro non si è inabissata neppure in assenza del suo massimo dirigente, nel vedersi trattati come un ripiego.

Chissà, invece, che penseranno i fiorentini, del loro sindaco sempre impegnato nel far altro. Per quanto putto Renzi svolazzi di qua e di là, ad ogni modo, c’è da scommettere che anche la cupola di Santa Maria del Fiore continuerà a svettare. Era persona seria, quel Brunelleschi, e il suo lavoro lo sapeva fare. Soprattutto, lo faceva.

Commenti all'articolo

  • Di Geri Steve (---.---.---.210) 8 marzo 2013 14:11

    Non solo Bersani non ha tirato fuori gli 8 punti prima delle elezioni, ma ha anche rifiutato di coalizzarsi con Ingroia.

    La verità è facilmente comprensibile: il suo progetto era quello di governare insieme a Monti.
    Le elezioni hanno chiuso quella possibilità e hanno dimostrato che se prova a governare con Berlusconi il PD verrà spazzato via alle prossime elezioni.

    8 o 16 punti, non ha molte scelte: o governa con il M5S oppure deve far ricadere su loro la responsabilità del non governo. Lui lo ha capito, Grillo o non l’ha capito o prende tempo.

    GeriSteve

  • Di (---.---.---.109) 8 marzo 2013 21:19

    Daniel di Schuler, ....il suo lavoro lo sapeva fare. Soprattutto lo faceva...C’è tutto ciò che serve...

    La questione PD e/o Bersani e/o Renzi comunicazione quale e come, volontà si no forse, ecc, non è risolvibile da questo partito che comunque sembra il meno peggio;

    il PD è una alleanza tipo Grosse Koalition che anzichè stare assieme nel breve periodo in casi eccezionali o gravi, diventa permanente; nel lungo periodo però, gli ex DC, fondalmentalmente liberali ed EX DS già Pds PCI, in Italia fondalmentalmente Socialdemocratici, hanno due visioni diverse e due modi di intendere la gestione della Comunità diversi: come possono fare una campagna elettorale "ideologica"?? (ideologica non estremista).

    Oggi tutti parlano, in Italia, di postideologia, di populismo in senso spregiativo e non si accorgono che i quattro partiti che hanno vinto sono tutti giravoltisti e populisti, non si accorgono altresì di essere anche postideologici, che a me sembra voler dire più che altro confusi.

    Una parte del dilemma è qui......il resto fa parte della politica partitica italiana ed è un problema grande e del quale, dalle elezioni ad oggi, fa parte integrante anche Grillo ed il suo 100%: cavolo ci ha messo un attimo!!!. Scusate ma copia la Lega anni 80.
     
    e così si torna:...saper fare il proprio lavoro e soprattutto farlo, (permettimi di aggiungere, onestamente)

    complimenti, Enzo

     

  • Di paolo (---.---.---.232) 9 marzo 2013 09:16

    Adesso il giudizio più sbagliato che si può dare sul PD è che ha perso perché non ha proposto quello che dice Grillo o viceversa perchè ha scaricato Monti invece di Vendola .

    Il PD ha perso , e Bersani è la sintesi del suo fallimento , perché il PD non è né carne nè pesce . Insomma è un niente politico .
    Ditemi perché un elettore di sinistra oppure di centro ,ovviamente per non dire di destra ,dovrebbe votare il PD .Trovatemi una motivazione valida .

    L’unica risposta possibile è per "sottrazione ",ovvero per non votare Berlusconi o Lega ( Monti è un discorso a parte) . Appena si è presentata un’offerta politica diversa ,una idea ,una speranza di società diversa ,zac !

    Poi , in aggiunta ,questo "niente politico " non ha saputo neanche produrre uno straccio di comunicazione degno di questo nome e si è affidato ad un burocrate di partito che parla per allegorie ,che tronca continuamente le frasi con un " ...eh ci siamo capiti ,perché .. ,se no .. ,è vero ? " . Insomma un quadro devastante di evanescenza ,impalpabilità e ,quindi ,di non credibilità .

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