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Bersani Vs Grillo. Le cinquanta sfumature di rosso della sinistra italiana

Fascista. No. Fascista ci sarai tu. Fallito. Fallito sei tu perché hai provocato il debito pubblico ed hai dialogato con i piduisti. Eh no. Fascista ci sei tu perché mi hai chiamato zombie sulla rete.

Inizia la campagna elettorale e nel campo della sinistra incominciano ad azzuffarsi. Ci avviciniamo alle elezioni e tutte le forze alternative alle destre e al berlusconismo, che in qualche maniera dovrebbero parlare un linguaggio non comune ma almeno simile si fanno la guerra.

Uno schema già noto ma che stenta a passare di moda. Hai voglia a pensare: dai questa volta non ci ricascano, ed invece no, ci cascano sempre, dalla testa ai piedi. E’ più forte di loro. Eppure li ha avvertiti anche il Giornale di Berlusconi: ecco la sinistra di sempre, nemmeno governano e già si dividono. E se un avvertimento velenoso arriva dal tuo storico avversario qualcosa vorrà pur dire. Il Pd, il maggior partito della sinistra, è già diviso al suo interno: da una parte quelli che vorrebbero chiudere con le politiche del governo Monti e chi vorrebbe continuare sullo stesso solco del bocconiano. Tutto il partito democratico però si scaglia come un sol uomo contro Grillo, reo di fomentare la rete contro la politica “tradizionale” ed in definitiva di fargli concorrenza sleale. Bersani dal palco della festa di Reggio Emilia ha lanciato su Grillo e Di Pietro (anche se il segretario non li ha mai citati direttamente) quella che per chi si definisce socialista, di sinistra o comunque progressista, è l’accusa più grave ed infamante: fate uso di un linguaggio fascista! Apriti cielo.

E’ venuta giù la tempesta perfetta, in un bicchiere d’acqua.

Pochi giorni prima, alla stessa maniera, in un suo editoriale Ezio Mauro, direttore di Repubblica aveva fatto intendere che il Fatto Quotidiano di Padellaro e Travaglio, da tempo house organ di Grillo, fosse il paradigma di una "nuova destra". Padellaro già direttore dell’Unità, giornale del partito di Bersani, aveva risposto accusando di metodi stalinisti Mauro, un tempo primo sponsor del Pd, ed ora in piena crisi di identità.

Mentre continua la feroce polemica sulla trattativa Stato–Mafia che oppone Marco Travaglio, allievo dell ex “fascista” Montanelli ad Eugenio Scalfari, un tempo caporedattore di “Roma Fascista”, e lo stesso fondatore di Repubblica contro Gustavo Zagrebelsky, Grillo ieri ha risposto con un post a Bersani chiamandolo fallito, e scaricando sul segretario democratico una serie di accuse che definire eccessive ed infantili è dire poco. A detta del comico genovese, il capo del Pd sarebbe l’origine di una buona parte dei mali che affliggono l’Italia. Lungi dal voler entrare nelle beghe interne (ed eterne) che affliggono la sinistra, a Grillo una cosa andrebbe spiegata: Bersani e tutti i “loschi” figuri che vengono accusati nel suo livoroso scritto qualcosa hanno cercato di farla. Si sono fatti eleggere (cosa che in democrazia non è elemento secondario), si sono assunti le proprie responsabilità, ed hanno cercato di contrastare le destre nell’unico modo che la politica prescrive: il compromesso e la mediazione.

Se i vari Bersani, Bindi e D’Alema sono li dove sono, non è solo per il loro attaccamento alla poltrona ma perché milioni di elettori di sinista - nonostante tutto – ancora li votano.

Grillo oltre a fare il puparo di un movimento che per adesso ha accumulato solo brutte figure (Parma) cosa ha fatto? Prima faceva ridere adesso nemmeno quello. Lasci fare la politica a chi forse non è capace ma almeno possieda una certa serietà (indispensabile) per farla. Tra i dilettanti e i professionisti, in questo caso è meglio stare con i professionisti. A meno che non vogliamo che ci venga assestato il colpo di grazia che ci porti direttamente all’altro mondo.  

Certo non è che ci si aspetti che Pd, il Movimento 5 stelle, l’Idv e Sel si dichiarino amore eterno ma almeno un patto di non belligeranza sarebbe il minimo. Due (o 3 o 4, o forse 50) visioni del mondo diverse hanno tutto il diritto e forse anche il dovere di confrontarsi, ma gli avversari da battere che rimangono ben agguerriti, non starebbero dall’altra parte della barricata?

E poi dividersi sull’assetto che dovrà avere l’Europa nei prossimi 50 anni, o su politiche economiche e sociali avrebbe senso ed anzi sarebbe una cosa nobile, ma scannarsi, sulla sorte di Nicola Mancino e sulle chiamate di Napolitano, sul chi ha contribuito di più a formare il debito pubblico o se ha senso avere 6 uomini di scorta è miope e forse anche suicida. 

In un epoca in cui anche Berlusconi ha smesso di parlare di comunismo, la sinistra italiana che si azzanna sul fascista (o stalinista) che è in lei è davvero desolante e per alcuni (i più assennati) preoccupante. Ecco perché anche se nessuno lo dice apertamente la grande coalizione nel 2013 è dietro l’angolo.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.238) 27 agosto 2012 12:08

    Il problema è un altro: sapere cosa si intenda oggi per "sinistra", dal momento che i pezzenti che pretendono di rappresentarla ne hanno travisato il senso. La sinistra odierna, oltre che essere "sinistra" dal momento che ha sulla coscienza molti suicidi indotti dalla sua sudditanza con i banchieri, cosa altro sa essere? A quali ideali si richiama? A quelli di Togliatti o di Nenni o di Pertini, tanto per citarne qualcuno? Oppure, come purtroppo sembra, procede per proprio conto, coartando sempre più pericolosamente i diritti di coloro che lavorano e coprendosi vigliaccamente dietro il comodo scudo della "sinistra" tanto i soliti grulli non mancano di abboccare?

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.11) 27 agosto 2012 13:52
    Damiano Mazzotti

    Il problema è invece un’altro: il Fascismo di Sinistra applicato dal baffone Stalin che portò i carri armati fino in Repubblica Ceca e in Ungheria. E Napolitano e forse Bersani hanno visto e approvato certe cose...

  • Di Sandro kensan (---.---.---.93) 27 agosto 2012 14:29
    Sandro kensan

    Grillo chiama con consuetudine il PD con il soprannome di PDmenoelle per dire che il PD e il PDL non hanno differenze e per certi versi e per versi importanti è vero.

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