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 Home page > Attualità > Politica > Berlusconismo in declino: un altro giorno di ordinaria follia

Berlusconismo in declino: un altro giorno di ordinaria follia

Ieri si è conclusa un'altra giornata paradossale che caratterizza la politica italiana di questi ultimi tempi. Il periodo di basso impero in cui viviano sta segnando il graduale tracollo del sistema che ha retto l’Italia nell’ultimo ventennio, generando un imbarbarimento dei rapporti e della dialettica politica.

Berlusconi schiacciato dal peso della propria inconsistenza politica, dai vari scandali, e dalle innumerevoli inchieste giudiziarie scorazza per l’Italia e per le reti televisive cercando di arginare l’emoraggia di consensi che coinvolge la propria leadership e la sua coalizione.

La sovraesposizione mediatica del Cavaliere inquina la vita pubblica italiana e travolge qualsiasi iniziativia mirata a mettere al centro della discusione politica i problemi veri del paese.

La congiuntura tra il Berlusconismo alle prese con il dopo Berlusconi e il Bossismo alle prese con il dopo Bossi sta facendo regredire il nostro paese in una condizione molto grave i cui danni si potrarranno per decenni. L’aggettivo “seconda” che caratterizza la nostra Repubblica sin dal 1994 dovrebbe essere cambiato con il prefisso “Post”, in quanto la nostra è una “post repubblica” blandamente democratica in cui il potere e’ amministrato da una oligarchia mediatico-economica di stampo familistico di cui Berlusconi rappresenta il vertice.

In questo contesto post repubblicano ieri Berlusconi ha continuato la sua costante opera di demolizione degli organi indipendendi. I Latini dicevano gutta cavat lapidem. Ha attacanto ancora una volta la Magistratura: «Ci sono reiterati tentativi di eversione dei pm milanesi. Questo non è un cancro per la democrazia? Ho chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta per verificare se ci sia un’associazione a delinquere, tra i magistrati di Milano».

Mentre il suo fido alleato e ministro delle Riforme Umberto Bossi gli rispondeva a stretto giro in un siparietto surreale che se non fosse serio per gli argomenti trattati farebbe morire dal ridere: "Io non parlo di magistrati - ha detto Bossi a margine di un incontro elettorale - perché ce n'è qualcuno stronzo, ma non si può dire che siano tutti stronzi. Qualcuno sicuramente farebbe bene a fare un altro mestiere, però insomma”. Daniela Santanchè sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che non voleva esimersi da questa simpatica scenetta rincarva la dose dicendo: «Qui c'è qualcuno che non serve lo Stato», e aggiungeva fuori dal palazzo di giustizia di Milano «La Boccassini è una metastasi».

Mentre Gianfranco Fini vaticinava ai microfoni di Lucia Annunziata che Berlusconi non verrà mai eletto al Quirinale ( anche perché il Capo dello stato presiede il Consiglio Superiore della Magistratura e quindi quelle toghe che in un sol giorno sono state definite eversive, cancro, metastasi e anche un pochino stronze) l’immancabile Bossi suggellava la giornata dichiarando: "Diciamo la verita: la Lega ha quasi in mano il Paese, Berlusconi può fare, ma deve avere l'accordo della Lega" concludendo su Fini: "E' uno stronzo, l'importante è che noi prendiamo voti e lui no".

Questo è il quadro che ci lascia Berlusconi dopo 17 anni di suo governo: un‘Italia dilaniata da fazioni in lotta, in mano ad un partito secessionista che gioca a dividere il paese. Una giungla di interessi senza leggi e senza regole dove vince il piu’ forte e ancor piu’ spesso il piu’ prepotente.

Chissà se i milanesi, i torinesi, i bolognesi, i napoletani e i tanti altri italiani chiamati a votare per le elezioni amministrative del 15 e 16 maggio sene ricorderanno nel momento in cui apporrano la propria crocetta sulle schede elettorali.

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.83) 10 maggio 2011 19:36

    Liturgia elettorale >

    “Ghe pensi mi”, prometteva Berlusconi che ora afferma di aver fatto, da Presidente del Consiglio, “il meglio possibile nella peggiore contingenza possibile”.

    Parlano i fatti. Il PIL del 2010 è stato pari al 94,7% di quello ante-crisi (2007) che, se va bene, rivedremo solo dopo il 2014. L’inflazione è cresciuta del 7,4% e la capacità di spesa delle famiglie si è ridotta di oltre 1300 euro.
    L’indebitamento familiare è salito del 28,7% e supera i 20mila euro. Il Debito pubblico è aumentato di oltre 210 miliardi volando sopra quota 1800.
    Sfiora i 5 milioni il numero dei disoccupati.

    Nel frattempo il reddito dichiarato da Berlusconi è passato dai 14,5 milioni del 2008, ai 20,1 milioni del 2009 ed ai 40,9 milioni del 2010 con una crescita pari al 282%.
    Per non parlare delle sue proprietà immobiliari e dei dividendi da partecipazioni azionarie.

    C’è chi scende e c’è chi sale? Di certo la crisi, ex-ripresa passata a “semi-crescita”, grava ancora sul paese come Se fosse Stagnazione

  • Di paolo (---.---.---.141) 12 maggio 2011 10:35

    Colpisce soprattutto la profondità di pensiero di Bossi che , da fine intellettuale qual’è , ci fornisce una sintesi di giudizio sulla magistratura .Inutile commentare , siamo alla periferia del genere umano.

    Ho l’impressione però che gli occhi puntati costantemente su Berlusconi , ci stiano facendo perdere di vista i disastri e le miserabili complicità della Lega . Quand’è che gli italiani del Nord ( ma anche quelli del centro) ,cominceranno ad aprire gli occhi ? A queste amministrative ? forse ma ,secondo me , non abbastanza.
  • Di pv21 (---.---.---.188) 15 maggio 2011 11:42

    Vigilia elettorale >

    Tremonti sentenzia: “Il Nord d’Italia è la regione più ricca d’Europa. Bisogna fare di più per il Sud”.

    Gli Istituti d’analisi dicono che nel primo trimestre 2011 il nostro PIL è cresciuto di appena un +0,1% (atteso 0,3). La Francia registra +1% e la Germania +1,5.
    Con questo trend ritorneremo al PIL ante-crisi del 2007 solo dopo il 2015.
    Nel frattempo i consumi alimentari sono crollati del 4%.
    Se con il 2011 la Cig appare in regresso è difficile conciliare le “esternazioni” di Tremonti con il maggior ricorso alla Cig registrato proprio nel Nord d’Italia (Lombardia in testa).

    Veniamo al Sud. La UE ha messo 6,2 miliardi di fondi a disposizione del duo Tremonti-Gelmini per la ricerca e sviluppo in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.
    Dopo 3 anni dalla assegnazione il duo Ministeriale ne ha impegnato meno di 1/5 ed erogato appena il 10%.

    E’ vero, si può fare di più. Non ridurre il governo dell’economia a “monologo” da teatrino di Pantomima e Rimpiattino

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