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 Home page > Attualità > Politica > Berlusconi al telefono con Lavitola: “Non tornare in Italia”

Berlusconi al telefono con Lavitola: “Non tornare in Italia”

“Pronto Valter?”, “Si Sono Silvio. Non tornare in Italia. Rimani in Bulgaria”. Un velato invito alla latitanza. Un augurio ad aspettare tempi migliori. La buriana passerà ed io sistemerò tutto. E’ questo il senso della conversazione che sarebbe intercorsa lo scorso 24 agosto tra Berlusconi e Lavitola, secondo l’articolo che il settimanale L’Espresso ha pubblicato ieri sull’edizione on line.

La situazione che vive l’Italia è paradossale, a tratti surreale. Siamo governati da un Presidente del Consiglio che viene denigrato e si auto denigra quotidianamente. Le sue parole vengono captate pressocchè giornalmente dagli uffici della Digos delle procure di mezza Italia ed ormai quasi in tempo reale vengono divulgate urbi et orbi. E’ uno sputtanamento in presa diretta con effetti devastanti sul governo e sulla credibilità dell’intero paese.

Presidente perchè ci fa questo?

Prima di cacciarsi in questa situazione che prima di denigrare Lei, degrada il paese ("di merda") che ama (o ha amato in passato) non avrebbe potuto vivere una vita privata più consona al suo ruolo, normale o normalizzata, come fanno per esempio Obama o Sarkozy? Non avrebbe potuto fare a meno di frequentare alcuni personaggi che definire torbidi è un complimento? Non avrebbe potuto evitare situazioni che l’hanno resa ricattabile? Ma soprattutto, per le sue chiacchierate in libertà, non avrebbe potuto scegliere un mezzo di comunicazione diverso dal cellulare (che una volta disse di non utilizzare più)?

Qualcuno dovrebbe comunicare al Presidente del Consiglio che in Italia le procure fanno ampio uso di intercettazioni. Che volente o nolente fino ad adesso nessuno è riuscito a mettere un bavaglio alla stampa. Che le talpe negli uffici giudiziari esistono. Mentre le fughe di notizie sono un must della storia recente ed hanno sempre colpito a destra come a manca.

Perchè Presidente non ha tutelato Lei, la carica che ricopre, e quindi il paese che si onora di governare? Avrebbe risparmiato a tutti noi questo spettacolo indecoroso da ultimi giorni di Pompei.

Quindi, stando ai “fatti”: Lei avrebbe consigliato al presunto latitante Lavitola di non tornare in Italia perchè il suddetto Lavitola sarebbe stato indagato in un processo (anticipato dal settimanale Panorama di sua proprietà) che vede Lei vittima di estorsione, e tutto questo viene spiattellato due settimane dopo su un settimanale vicino all’opposizione all’insaputa dei giudici di Napoli, che dovrebbero mantenere il segreto istruttorio e che la interrogheranno a palazzo Chigi martedì prossimo?

Qui (come in tante altre vicende italiane) come si dice a Roma “il più pulito c’ha la rogna”.

Chi fermerà questo gioco al massacro che ha fatto piombare l’Italia in una situazione che oscilla tra una commedia dai toni drammatici ed una tragedia dai contorni farseschi? Cavaliere quando arriverà il momento di dire basta?

I senatori Pera e Pisanu già le hanno dato il benservito, il deputato Cazzola le consiglia di scegliere il momento giusto per levare le tende, il gruppo di Miccichè e’ uscito dal Pdl, Gianpaolo Pansa su Libero e non sul Manifesto ieri scriveva “il rifiuto di Berlusconi e di Bossi a prendere atto che il loro ciclo è finito non risulta soltanto incomprensibile, ma rischia di diventare criminale”. Gli unici ancora a difenderla sono i suoi ministri che faranno la fine dei giapponesi sperduti sulle isole del Pacifico dopo la conclusione della seconda Guerra mondiale.

Mezzo Parlamento lavora ad un governo tecnico, di responsabilità, di transizione, di salute pubblica, di decantazione, di unità nazione, di grossa coalzione non sa più a che cosa, pur di trovare uno sbocco che salvi il salvabile. Buttiglione dell’Udc le ha anche proposto che se si fa da parte si troverà tutti insieme un salvocondotto per I suoi processi.

Quindi Presidente perchè non prende la prima decisione da statista? Si dimetta!

Questo articolo è stato pubblicato qui


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Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.64) 9 settembre 2011 23:12

    Dilemma >

    Il Ministro Sacconi, durante un pubblico dibattito, nel dissertare di relazioni industriali ha citato, a mo’ di parabola, l’aneddoto di quella suora che, unica dell’intero Convento, non fu violentata dai briganti solo “perché disse di no”.
    Non si è però capito se Sacconi approvasse o meno il "rifiuto" della suora.

    Un dubbio non da poco considerato che la Fiom è l’unico sindacato che ha detto NO agli accordi “capestro” voluti dalla Fiat di Marchionne per Pomigliano e Mirafiori.
    Così come la Cgil è l’unica confederazione sindacale ad aver ripetuto il proprio NO all’art.8 della manovra governativa.

    Trasparenza e coerenza non sono le “prerogative” di un Dossier Arroganza

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