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 Home page > Tribuna Libera > Beppe Grillo ed il silenzio assordante su Giovanni Favia

Beppe Grillo ed il silenzio assordante su Giovanni Favia

Nonostante che durante il fuorionda della trasmissione Piazza Pulita il consigliere del Movimento 5 stelle dell’Emilia Romagna abbia lanciato delle accuse pesanti del tipo “Gianroberto Casaleggio prende per il culo tutti, perché da noi la democrazia non esiste”, Beppe Grillo sul suo blog non ha proferito parola sull’accaduto. Un modo forse per non affrontare l’argomento, scansandolo e sperando che in pochi giorni perda la potenza mediatica che ha avuto fino ad adesso. Il comico genovese che da anni esterna su ogni accadimento della politica italiana (è sempre bastata un parola fuori posto del Quirinale, del presidente del Consiglio o di un parlamentare per sfornare post chilometrici, colmi di idee ma anche di insulti) ha taciuto, facendo finta che non fosse successo niente. Sull’homepage di beppegrillo.it è stata pubblicata una frase scarna di Gianroberto Casaleggio che con estrema sintesi, spiega tutto per non chiarire niente:  

"Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai definito le liste per le elezioni comunali e regionali. Né io, né Beppe Grillo, abbiamo mai scritto un programma comunale o regionale. Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai dato indicazioni per le votazioni consigliari, né infiltrato persone nel MoVimento Cinque Stelle." Gianroberto Casaleggio”.

Ma come è appena scoppiata una bomba in casa, siete appena stati accusati pubblicamente di una cosa che pensano tutti ma che nessuno ha il coraggio di dire, e cioè che nel Movimento 5 Stelle c’è un deficit di democrazia, che le decisioni importanti vengono calate dall’alto e nessuno apre un dibattito serio, promuovendo un confronto pubblico? Il fatto che manchi una piattaforma per decidere i candidati da eleggere in parlamento, un programma nazionale, e le linee guida per i prossimi passi da compiere, è un dato assodato, perché nessuno può parlarne, senza rischiare di essere cacciato, di perdere la faccia, il logo e l'approvazione del movimento?

Ci sono voluti circa 2400 anni per concepire il regime democratico come oggi lo conosciamo. Il sistema parlamentare, i partiti e soprattutto le loro degenerazioni in cui siamo immersi, sono nel bene e nel male il risultato di questa evoluzione che dura millenni, Grillo e Casaleggio pensavano che fossero sufficienti un blog, 4 vaffanculo, qualche meetup, un non-statuto e soprattutto l’espulsione di alcune voci dissonanti per fondare un’innovativa proposta politica, ed un nuovo tipo di democrazia. Ma è bastato un fuorionda di un grillino “dissidente” per far comprende a tutti (simpatizzanti e non) che loro stessi sono i primi ad avere difficoltà a gestire la delicatissima materia democratica, e per questo sono entrati nel panico e si sono trincerati dietro un assordante silenzio, ancor più inquietante se si pensa che coloro che oggi tacciano, a breve saranno le menti di una schiera di deputati, protagonisti della prossima legislatura. 

Le reazioni dei cosiddetti Grillini, alle esternazioni del Consigliere dell’Emilia Romagna che inspiegabilmente già si autoflagella, recitando 7 mea culpa per ogni parola detta contro Gianroberto Casaleggio, sono state invece molto variegate. Si va da quelle più assennate che chiedono chiarimenti ed un confronto inclusivo, a quelle inspiegabili che prospettano un’espulsione per lo stesso Favia (un partito democratico, non dovrebbe rispettare il dissenso interno?) a quelle decisamente eccessive, che trattano il nostro malcapitato vittima di fuorionda quasi fosse un eretico, accusandolo di aver diviso il movimento, quasi che il M5stelle non fosse un luogo aperto e di discussione ma una sorta di setta religiosa, alla stregua dell’Opus Dei, di CL o di Scientology. 

A loro verrebbe da dire: fate di tutto per salvare il vostro partito in nuce che indubbiamente ha alcuni meriti nell’attuale frangente politico, ma non coprite gli errori marchiani dei vostri capi e capetti che già vi governano, altrimenti questi finiranno per assumere le stesse abitudini e gli stessi vizi dei politicanti che loro dicono di combattere.

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