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Batman Fiorito e la Ghotam city del Pdl

Basta ripercorrere la storia dell’ex capogruppo e tesoriere del Pdl alla regione Lazio Franco Fiorito per capire la bassezza a cui è giunta la politica italiana e soprattutto il suo maggior partito il Pdl. Quello che doveva essere il partito degli onesti si trova a fare i conti con un nuovo caso Lusi versione amatriciana: Fiorito detto il Batman, accusato di peculato per un l’uso disinvolto dei fondi regionali destinati al Popolo della Libertà. Le carte che sono venute alla luce rilevano la cifra astronomica di 2.735.502,15 di euro transitati nei conti bancari del partito per finanziarie spese mal rendicontate, che in teoria dovevano supportare l’attività politica dei 17 consigliere del Pdl (che già godono di uno stipendio di 13 mila euro netti al mese), ma che in pratica, venivano utilizate ad uso privato, molto probabilmente del “Batman di Anagni” in arte Franco Fiorito.

Secondo il Messaggero, nel solo 2010, la regione Lazio, quindi lo Stato (quindi noi) avrebbe rimborsato al PDL, a fronte di ricevute tutte da verificare, opache o poco chiare: 200.000 euro per bar ristoranti, alberghi, rinfreschi, ostriche e Champagne, ben 131.952 euro per articoli di cancelleria, 410.052 euro per manifesti elettorali, 685.689 euro per convegni ed incontri, 665.812 euro per consulenti e portaborse, 100.000 euro per bollette telefoniche.

Non appena è scoppiato il caso Fiorito nel Pdl laziale si è assistito ad un tutti contro tutti, imbarazzante quanto avvilente. La presidente della Regione Renata Polverini che con il partito del Cavaliere ha sempre avuto un solido rapporto ha minacciato le dimissioni, ed ha convocato per oggi un consiglio “riparatorio”, i maggiorenti del partito hanno cercato di fare terra bruciata intorno all’ex capogruppo. Batman Fiorito, che è di fronte alla sfida più difficile dai tempi del Joker e del Pinguino, per difendersi ha scelto l’attacco. Invocando la sua innocenza, ha chiesto che le responsabilità sulle sue spese “incontrollate“ siano ripartite all’interno del partito, soprattutto con l’attuale tesoriere e capogruppo Francesco Battistoni, tra le righe ha inoltre ventilato l’esistenza di una nuova “parentopoli” all’interno della Pisana ed ha lanciato accuse del tipo:

“Arianna Meloni, è la sorella dell’ex ministro Meloni. Lavora nel gruppo Pdl della Regione Lazio, ma in ufficio non la vediamo da 5 mesi. È sempre in servizio esterno, però lo stipendio di 2.300 euro lo prende, eccome se lo prende. Suo marito è l’assessore ai Trasporti Francesco Lollobrigida. Chiaro? Può fare come le pare! Sabatini Alessandra. E’ la cognata di Rampelli, anche lei lavora col gruppo. E poi Puzzone Carmela, moglie del presidente della commissione Scuola Del Balzo. E non è finita: con noi lavora anche la nipote di Del Balzo, Elisabetta Pimpinella.”

Lo scandalo si allarga e quello che doveva diventare il partito degli onesti, è diventato il partito dei Batman, dei Superman, dei super eroi o super politici capaci di arraffare, fondi e privilegi prima e meglio di tutti gli altri. 

Angelino Alfano - che tra corrotti, indagati, arrestati, assiste inerme alla trasformazione del suo partito in una sorta di oscura Ghotam city della politica italiana al consueto appuntamento dei giovani del Pdl di Atreju (che quest’anno era intitolato, “senza paura” ma che per le note vicende doveva chiamarsi “senza vergogna”) ha tuonato: "Per me Fiorito, e tutti quelli come lui, sono fuori dal Popolo delle libertà". "Non abbiamo niente a che fare con rubagalline, ladri e mascalzoni. Chi prende i soldi del Pdl e li porta all'estero lo dobbiamo cacciare da soli, non dobbiamo certo aspettare la magistratura - dice - Fiorito e gli altri come lui non hanno niente a che fare con noi''. Peccato però che in più occasioni la magistratura sia arrivata prima del partito di Alfano, come testimonia la vicenda di Samuele Piccolo (vicino come Fiorito alla corrente di Alemanno) già vicepresidente del consiglio comunale di Roma, arrestato pochi mesi fa per i reati di associazione per delinquere, violazione delle leggi fiscali e finanziamento illecito ai partiti. Peccato però che lo stesso PDL stoppa da mesi in Parlamento la legge anti-corruzione voluta dal governo.

Giorgia Meloni invece che è stata tirata in ballo da Fiorito in merito al lavoro in Regione della sorella, e che forse punta alla poltrona di primo cittadino della capitale, durante la stessa manifestazione ha gridato con una eleganza che solo un ex-ministro berlusconiano può avere: “Chi ha rubato, come Fiorito, è gente che deve andare fuori dalle palle. Ci fanno schifo. Vanno cacciati a calci nei denti. Chi ruba è nemico della nostra comunità, dell'Italia e della politica".

Tutti cadono dalle nuvole, tutti invocano pene esemplari, tutti mostrano la faccia più feroce per far credere di essere veramente indignati, ma hanno perso ogni autorevolezza per chiedere un rinnovamento del proprio movimento, per manifesta incapacità (o volontà) nell’agire. Quelli che oggi stigmatizzano le ruberie a livello locale, sono gli stessi che a livello nazionale erano alleati con la Lega Nord il cui tesoriere Belsito usava i soldi pubblici pure per comprare le canottiere dell’ormai disperso Umberto Bossi.

Il Berlusconi che ieri dalla crociera con i lettori del Giornale annuncia la sua probabile (ennesima) candidatura a Palazzo Chigi appare la peggior sciagura che possa abbattersi in Italia nei prossimi mesi.

Le scorribande dei vari Fiorito, Lusi e Belsito, rimangono però solamente la punta dell’iceberg del marcio che emerge grazie a ricostruzione giornalistiche e per merito della magistratura, chissà quanti furti, sprechi e ladrocini rimangono sommersi e sconosciuti all’opinione pubblica, chissà cosa ne pensano di ciò i giovani Alfano e Meloni sempre più indignati sempre meno credibili.

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