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Arriva Handy, la storia di una mano che vi conquisterà. Intervista a Vincenzo Cosentino

Un film made in Italy surreale e divertente racconta la storia di Handy: una mano che prende vita propria, abbandona il corpo che l’ha ospitata per 30 anni e si mette in viaggio. Dove è diretta e perché? Lo chiediamo a Vincenzo Cosentino: il papà di Handy.

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Salve Vincenzo, benvenuto su Agoravox. Hai abbracciato la carriera da regista, come nasce la tua passione per la macchina da presa?
 
La mia passione nasce dal voler creare storie originali, che vadano fuori dagli schemi. Storie dedicate a tutte quelle persone che si sono magari stancate di prevedere il finale di un film dopo nemmeno dieci minuti da quando è iniziato. Voglio portare qualcosa di nuovo, sempre. Far sorridere, sempre. Possibilmente far riflettere tramite l'uso dell'allegoria.
 
Da catanese viene da chiedertelo: la Sicilia si presta a spingere una professione come quella del filmaker?
 
Non saprei, io sono dovuto andare in Australia per studiare regia. Però conosco tantissimi registi indipendenti italiani e siciliani che sono stati molto ingegnosi. Il talento nel siciliano non manca mai, i mezzi semmai scarseggiano ma è lì che il siciliano esce ancora di più gli attributi, se vuole.
 
Quali sono i pro e i contro in cui incorre un giovane che decide di iniziare una carriera professionale in questo ambito?
 
I contro sono le connessioni e i compromessi. Se hai delle buone connessioni vai lontano facendo molto poco, se cedi ai compromessi vai molto lontano rinunciando ad una parte della tua persona. Io non ho né le connessioni e non cedo ai compromessi, quindi ci impiego un pò più di tempo ma cerco sempre di arrivare in fondo a ciò che mi sono prefissato. O perlomeno ci provo. Se però trovo delle persone oneste, che hanno sani principi e sposano i miei stessi ideali... bhé li tutto cambia e non ho nemmeno bisogno di scendere a compromessi: sono io stesso a cedere le mie idee per collaborare insieme. I pro sono che è un lavoro così incasinato dove è così difficile emergere che ne esci sempre più forte, impari ad avere pazienza, a non sbottare mai, a cercare di comprendere in cosa hai fallito. Migliori come persona se sai sfruttare quanto di negativo ti offre questo lavoro e lo riesci a trasformare in positivo. Il pro più grande di tutti però è il cinema in sé, ti permette di raccontare storie ed ascoltare la gente per cercare di renderla felice. 
 
Adesso hai realizzato una storia davvero curiosa, quella di Handy. Facciamo un trailer narrato: ce la racconti?
 
Handy è una mano destra che, ignorata per trent’anni dal suo padrone che scrive pessime storie con la mano sinistra e non tiene in conto la sua voglia di emergere, a un certo punto si stufa. Decide così di staccarsi da quel corpo e di andarsene via, cercando di diventare uno scrittore con le proprie forze. Lavora in una pizzeria, si innamora, fa il giro del mondo, ispira una rivoluzione, vive tante esperienze – come le ha suggerito di fare Frank the Black (Franco Nero) per trasformare il suo sogno in realtà.

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Hai anche avviato una piattaforma di crowdfunding, per raccogliere i fondi necessari alla distribuzione del film? Come sta andando?
 
Sta andando bene, coi fondi riuscirei a portare il film al cinema in maniera indipendente. Riuscirei a gestire l'affitto dei cinema, la pubblicità e molto altro, mantenendo i diritti del film senza cederli a terzi. Ho studiato una modalità di autodistribuzione (penso) intelligente: chi partecipa ottiene il film in cambio e molto altro. Se riuscissi nella impresa mi permetterebbe di gestire il film e poter stare a contatto con la gente, gestendo anche spettacoli gratis per chi magari non può permettersi di andare al cinema. Sembra assurdo per noi, ma ci sono davvero posti dove la gente non può permettersi di andare al cinema. Se invece sei legato ad un contratto di distribuzione devi stare alle loro regole e molte volte, vedendoti giovane, non ti rispettano e non danno i giusti meriti al tuo lavoro; è quello che è capitato a me e che mi ha portato a muovermi in maniera indipendente, per rispetto del mio lavoro e dei quattro anni spesi a finire il film, lavorandoci praticamente da solo. Se mi fosse stato offerto un contratto giusto e onesto avrei accettato, ma non è andata così.. quindi ho scelto di provare questa piccola impresa di indipendenza portandolo al cinema grazie ai contributi della gente che in cambio ottiene il film, il poster e i gadgets.
 
Come contribuire?
 
Attraverso questo link, lì si trova anche il trailer del film e la storia di come l'ho realizzato.
 
A proposito di link, dove trovarti on-line?
 
Sono principalmente su Facebook, nella mia pagina ufficiale.
 
Cosa guardi volentieri al cinema? Ci dai tre titoli che consiglieresti e tre che sconsiglieresti?
 
Big Fish (di Tim Burton), Seven (di David Fincher), Le Ali Della Libertà (di Frank Darabont). Purtroppo nella posizione in cui mi trovo non posso sconsigliare film, sia perché non sono Spielberg o Fellini ma un regista alle prime armi che non può e non deve permettersi di criticare gente con molta più esperienza alle spalle... e poi anche perché sarebbe come denigrare un collega senza sapere cosa ha passato per realizzare quel film. Troppe volte si critica qualcosa senza sapere quale era il budget, chi era il produttore, se l'attore era in ritardo o arrivava ubriaco sul set. Poi si da la colpa al regista se un film va male, ma effettivamente non si sa mai cosa succede durante le riprese, lo sa solo la squadra stessa. Ho dei film che non mi sono piaciuti ovviamente, ma non essendo mai stato nei loro set sarebbe come parlare male di una cosa di cui non se ne conosce la vera natura. E' in fondo come parlare male di qualcuno alle spalle senza che si possa difendere ed io non lo faccio per costume.
 
Fare cinema è costoso e, come hai messo in evidenza, necessita di fondi. Addentrato nell’ambiente puoi dircelo: qual è lo stato di salute del sistema culturale italiano? L’ambito cinematografico gode di fondi e patrocini da parte dello Stato o è lasciato all’abbandono?
 
Non so come rispondere, so solo che quando io ho chiesto i fondi non me li hanno dati ed è per questo che mi sono fatto un film praticamente da solo, senza un euro in tasca, impiegandoci quattro lunghi anni. So solo che l'italiano non demorde, mai. Basti pensare a quante persone in gamba sono disoccupate e a quante persone tra queste non mollano nonostante tutto, combattono per portare il pane a casa; quante persone fanno un sacco di sacrifici per arrivare a fine mese. L'italiano, quello vero, non lo ammazzi. Anche se gli metti contro un treno. L'italiano si rialza e combatte. Sempre. Anche chi adesso sta leggendo scuotendo la testa, dicendo a sè stesso che magari non ce la fa più... anche il tuo scuotere la testa è una reazione, quindi se mi stai leggendo non mollare!
 
Prossimi appuntamenti che ti riguardano e che vuoi condividere con i nostri lettori?
 
Un passo alla volta. Tento di concentrarmi sempre e solo su un obiettivo, raggiungerlo e pensare al prossimo obiettivo già a partire da due giorni dopo averlo raggiunto. Perché due giorni? Perché un giorno me lo prendo sempre per analizzare in cosa ho sbagliato nel precedente obiettivo, perché averlo raggiunto non significa che non avrei potuto raggiungerlo con migliori risultati. Quindi passo quel giorno ad analizzarmi, a studiarmi, a criticarmi per poi tentare di migliorarmi per un eventuale obiettivo analogo in futuro. Il giorno dopo ancora posso concentrarmi sul nuovo obiettivo.
 
A presto allora: appuntamento al cinema con Handy.
 
Incrociamo le dita, d'altronde è un film su una mano!

 

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