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 Home page > Attualità > Politica > Arresto Zagaria. Non solo il Governo Berlusconi acciuffa i latitanti

Arresto Zagaria. Non solo il Governo Berlusconi acciuffa i latitanti

Per il procuratore Lepore (lo stesso che voleva interrogare Silvio Berlusconi sul caso Lavitola-Tarantini) "è il regalo più bello: hanno mantenuto la promessa che mi avevano fatto". Per Giorgio Napolitano “un grande successo dello Stato”. Per tutti noi l’arresto del Boss della camorra Michele Zagaria noto anche con il nomignolo di “capastorta”, è un risulatato straordinario per cui vanno ringraziate le forze di polizia.

Al di là del significato storico della cattura che assesta un duro colpo alla criminalità organizzata di base in Campania ma con ramificazioni in tutta italia, l’importantissimo arresto di Zagaria assume anche un forte valore politico.

E’ chiaro infatti che non solamente un governo di centro-destra (come il precedente) garantisce quella fermezza necessaria per contrastare mafia, camorra e ‘ndrangheta, come la deriva populistica di questi ultimi anni ci voleva far credere.

La lotta alle organizzazioni mafiose non si ferma con la dipartita dal Viminale del Leghista Roberto Maroni. Ma prosegue nella giusta continuità che ogni ricambio di governo dovrebbe garantire in questo campo. Come è naturale che avvenga. Le politiche di buon senso non vengono decise dagli uomini che si trovano momentaneamente al comando, ma dalle Istituzioni.

Fino a poco tempo fa ad ogni arresto “eccellente” di boss e capimafia partiva la solita fanfara del berlusconismo per sottolineare i trionfi perseguiti. Anche se poi rimanevano al loro posto politici eccellenti accusati dalla magistratura di collusione con la camorra.

Oggi quei politici rischiano di avere un differente trattamento, mentre nessuna forza politica può strumentalizzare le operazioni delle forze dell’ordine. E’ un successo di tutti. Senza che nessuno ci metta sopra il cappello del proprio colore politico. Rosso, nero o verde che sia.

Si dice che nel 2008 Berlusconi se la prese con l’allora ministro dell’interno Giuseppe Pisanu perché non comunicò in tempo la cattura del capomafia Bernardo Provenzano avvenuta nel corso delle elezioni politiche. L’annuncio avrebbe potuto creare un effetto traino sulle forze di centrodestra ribaltando il risultato elettorale che vide prevalere il centro-sinistra di Romano Prodi. Beppe Pisanu da allora fu emarginato dal suo stesso partito: il Pdl.

E’ liberatorio pensare di non avere più un ministro dell’Interno leghista che con il proprio operato e le proprie parole minava costantemente l’unità e l’integralità del nostro paese, mentre una donna capace e politicamente onesta come la Cancellieri ottiene gli stessi risultati. Non per merito della persona ma dell’Istituzione che rappresenta.

Coraggio. Ed andiamo avanti. La lotta alle mafie prosegue in tutta Italia. Padania compresa. Al di là del colore del governo. Nonostante i tecnici.

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