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Anoressia: 10 mantra per uscirne

Nella prima parte dell'intervista ad Emilia, autrice di Io, come la fenice, che ho pubblicato la settimana scorsa con l'articolo Magre da morire, siamo entrati in punta dei piedi nella vita di una donna che ha sconfitto l'anoressia e la bulimia.

Oggi, grazie alla sua disponibilità, andiamo più a fondo. Capiremo perché si è ammalata, qual'era la sua giornata tipo e come si riconoscono le prime avvisaglie dei disturbi alimentari.

Al termine dell'intervista Emilia ci consegna 10 suggerimenti utili per uscirne e tornare a vivere.

Buona lettura! 

Cara Emilia, bentornata. L'altra settimana abbiamo parlato di relazioni familiari complesse. Vuoi parlarci del tuo rapporto con il cibo?

Ciao Elena, certamente. Quella sensazione di sentirsi "sbagliata" e "inadeguata" che provavo all'inizio della mia malattia la gestivo attraverso lo sport e il cibo. Il corpo è l'unca cosa che potevo controllare, direttamente. E lo facevo dimagrendo e consumando molte calorie.

All'inizio evitavo solo i cibi più grassi, più calorici. Volevo dimagrire, volevo alleggerire quel peso che sentivo dentro di me. Ma ben presto tutto diventa troppo "grasso" e così piano piano ho cominciato a rifiutare tutto il cibo.

Sono arrivata a mangiare una fetta di prosciutto magro a pasto. Bevevo pochissimo, uno o due tazze di acqua al giorno. Ciò nonostante mi sentivo alla grande, avevo molta energia. E continuavo i miei allenamenti, come se niente fosse. Questo è l'aspetto se vuoi più pericoloso.

Quanto sei dimagrita?

Sono arrivata a pesare meno di trenta chili, considera che sono alta un metro e settantacinque. Il mio stomaco si era abituato a mangiare la propria mucosa ed io non sentivo più la fame. Si era, per così dire, ristretto. Anche solo un bicchiere d'acqua lo riempiva in modo per me insopportabile.

Tutti i miei organi per la verità si erano adattati alla nuova condizione: stomaco, reni, fegato. Ed io percepivo il mio corpo come morto.

Il sopraggiungere dell'ora dei pasti era oggetto di tensione. Mi piaceva cucinare, farlo per la mia famiglia mi bastava, mi saziava, mi faceva stare bene. Ma non bastava a loro. Loro volevano che io mangiassi e non sapevo più cosa inventarmi.

Così vomitavo. Non perché lo volessi veramente. Ero obbligata. Quel cibo che era nel mio stomaco mi faceva stare male, dovevo rimuoverlo.

Bulimia e anoressia. Possono manifestarsi contemporaneamente?

L'una è il contraltare dell'altra. Io ci sono passata, a fasi alterne.

L'anoressia mi faceva sentire bene, mi faceva sentire forte e piena di energia. La bulimia, ovvero quando mangiavo per poi vomitare tutto, mi faceva sentire una fallita, una debole. Passare da uno stato all'altro era per me devastante, sotto il profilo fisico ma anche emotivo.

Cosa ha fatto scattare la malattia?

La mia famiglia era molto impegnata a litigare, i miei non andavano d'accordo ed io e mia sorella assistevamo, senza sapere che fare. Qualche volta sbottavo e urlavo:

"Se ogni volta dovete litigare per qualsiasi cosa, allora divorziate!"

Volevo solo ritrovare la pace ed ero disposta a tutto per fare in modo che tornasse tra di noi. Ma vivevo nel terrore che sarebbe accaduto qualcosa di irreparabile, e così è stato.

L'estate del 1998 fu una vacanza senza ritorno. I miei si separarono.

Io volevo restare con mio padre, ma non era possibile. Così dovetti andare a vivere da mamma, per un anno. Cambiò tutto, mi mancavano i miei punti di riferimento, la mia vita ne fu stravolta.

Non vedevo più mio padre, non frequentavo più basket, lo sport che avevo scelto anche su suo suggerimento, non avevo più i miei amici.

Così ingrassai.

Erano solo due chili. Cominciai a correre e ad allenarmi. Pian piano lo sport era diventata la mia ossessione. Scaricavo la tensione, non pensavo, mi alleggerivo e mi faceva stare bene. Così ho perso 17 chili.

Mi ero fatta l'illusione che i miei, una volta separati, avrebbero ripreso in mano il rapporto e lo avrebbero reso più civile. Speravo sarebbe cambiato qualcosa, speravo che la pace tornasse. Ma non fu così. Mi ammalai davvero.

L'anoressia ha conseguenze fisiche devastanti. In genere non se ne parla, vuoi farlo tu?

Le conseguenze della malattia sono pesanti e si portano addosso per tutta la vita. I denti si ammalano facilmente, perché lo smalto che li protegge si indebolisce e viene corroso dagli anni di vomito e malattia.

L’intestino resta pigro e non funziona più bene. Io in tredici anni di malattia ho avuto due blocchi renali e intestinali, vi assicuro che non è bello. Lo stomaco poi è distrutto. Ancora oggi continuo a prendere protezioni e pillole per combattere ulcere, gastriti croniche, coliti ecc. Quando cambia il tempo poi, sto malissimo.

Per chi desidera figli le conseguenze più terribili sono i rischi di infertilità. Durante la malattia ero diventata amenorroica, fortunatamente io non sono risultata essere sterile, ma per molte donne non è così.

Le persone intorno a te ti hanno aiutata? 

Mah, credo soprattutto mio padre. Anche se all'inizio sbagliò atteggiamento con me. Mi costringeva a mangiare, ma non funzionava. Poi si fece aiutare dall'ABA (Associazione Anoressia e Bulimia) di Milano e cominciò a capire cos'era la mia malattia e come rapportarsi con me.

Imparammo a riconoscere i segnali di quando una persona si ammala.

Li ho scritti per non dimenticarli.

  • La persona che sta cadendo nell’anoressia inizia a non essere più spensierata e felice come prima, si chiude a riccio e stenta a confidarsi;
  • Evita di uscire;
  • Si comincia a fingere di essere sereni e felici, e si perde interesse per ciò che prima era importante;
  • Sei nervosa, come se ce l’avessi col mondo intero;
  • Adduci mille scuse per evitare di mangiare;
  • Cominci a spezzettare il cibo per mangiarne il meno possibile;
  • Ti estranei anche dal tuo mondo;
  • Ci si chiude in bagno più volte al giorno e ad orari prestabiliti.
  • Si aumentano le ore di sport;

Sembrano le classiche reazioni adolescenziali, ma spesso possono nascondere di peggio. Mai perdere il contatto con la propria figlia o il proprio figlio. Così fece mio padre.

Sebbene all'inizio io rifiutassi l'approccio terapeutico, lui continuò a frequentare la psicoterapia e alla fine fu capace di sostenermi.

Alla fine abbiamo vinto.

Di tua madre parli pochissimo, anche nel tuo libro

Con mia madre, purtroppo, non ho mai avuto un buon rapporto. Lei riversava il malessere che provava a causa del rapporto conflittuale con mio padre su di me. Per lei ero la figlia di mio padre, colei che più gli somigliava, fisicamente e con i comportamenti.

Non mi dimostrava affetto, sebbene sono sicura che lo provasse, mentre con mia sorella aveva un buon rapporto. Faceva sempre paragoni tra me e lei, mi parevano sempre a suo vantaggio. Quando qualcuno faceva notare a mia madre che aveva sbagliato, che mi aveva giudicata troppo duramente, lei mi abbracciava per farsi perdonare, ma io non mi fidavo di quell'abbraccio, non ci credevo.

Mio padre sentiva questo disagio e mi ha sempre spronato a fidarmi di lei.

"Vedrai che non sarà sempre così a babbo. Non perdere la fiducia, lei ti vuole bene solo non è ancora riuscita a capire come dimostrartelo"

Ma io mi sentivo rifiutata da mia madre. Per fortuna non avevo perso il legame con mia sorella. Anche lei mi spronava ad avere fiducia e pazienza con lei.

In tutto il periodo della mia malattia ho l'impressione che mia madre non sia riuscita a realizzare cosa mi stesse capitando. Ero dimagrita tantissimo quando abitavo con lei, forse la negazione era solo autodifesa.

Quando fui ricoverata in clinica passava le notti da me, ma non ricordo una sola parola utile a spronarmi a guarire. Credo si sentisse rifiutata, esclusa. Ed io so che tutto nasce dal rapporto con lei e dalla comunicazione che non c'è stata mai.

Oggi come stai?

Sono riuscita a uscire dal tunnel all’età di vent'anni circa, un anno prima che morisse mio padre.

Sono trascorsi ben tredici anni da quando mi sono lasciata alle spalle quel periodo che però non dimentico. Oggi cerco di prendermi cura di me stessa evitando le ossessioni per il cibo o per qualsiasi altra cosa, e cercando di affrontare i problemi non appena sorgono, dialogando ed esternando il mio stato d’animo quando ce n’è bisogno.

Cerco di valutare le situazioni in modo più distaccato, riuscendo così a trovare sempre un equilibrio interiore e una soluzione ai probabili problemi.

Ho imparato a chiedere aiuto: al mio compagno o alla mia famiglia. Perché imparare a chiedere aiuto è importante così come essere circondati da persone che sappiano ascoltare senza pregiudizi e dare una mano nel momento del bisogno. E' bello avere intorno qualcuno che ti vuole bene.

Oggi sei madre di una bellissima bambina. Pensi di aver imparato qualcosa utile anche a lei?

Nostra figlia ha dieci mesi ed è una bimba autonoma, stupenda. Lei decide i tempi del sonno, come e quando giocare eccetera. E' libera.

Non l'ho mai costretta a dormire di più di quanto non avesse voglia, a mangiare di più, a giocare diversamente da come ha voglia di fare. Pensa che l'ho svezzata a quattro mesi, a otto mesi scarsi ha voluto mangiare da sola con le sue mani. Non senza giocarci un pò, prima di ingerirlo :)

Ho imparato poco alla volta a dare fiducia agli istinti di mia figlia e sai una cosa? Funziona! Mi fa sentire bene e anche lei sta bene.

Tutto questo è molto importante per me. Quando ero anoressica avevo rimosso la mia autonomia. Mi ero abituata all'idea che solo i genitori sanno ciò che è meglio per te.

Non sei tu, ma ciò che gli altri vogliono che tu sia.

Anoressia: 10 mantra per uscirne

  1. Impara a fidarti di te stessa, lotta contro i tuoi istinti distruttivi. Solo così dimostrerai a te stessa la tua vera forza
  2. Ascolta le tue aspettative, i tuoi desideri e assecondali. La vita ti serve proprio per esaudirli
  3. Impara dai tuoi errori
  4. Trova il coraggio e la forza per abbattere il muro che ti sei creata dentro e che ti tiene distante dalla vita
  5. Non avere paura di chiedere ciò che desideri
  6. Ti garantisco che farti del male non farà scomparire ciò che ti fa stare così male. I mostri che vedi dentro di te li devi realizzare, affrontare e combattere
  7. La tua vita è la cosa più preziosa che hai. Il resto è inganno
  8. Sei intelligente. Perciò sai che puoi ALZARTI e LOTTARE. Fallo
  9. Manifesta i tuoi sentimenti senza timore di essere giudicata.
  10. Abbi fiducia in te stessa

Alle ragazze che hanno deciso (e non che sono state costrette) di rivolgersi alle strutture specializzate nella lotta ai disturbi alimentari, voglio dire di usare la struttura nel migliore dei modi possibile per facilitare la guarigione.

Se seguite una terapia di gruppo, partecipate attivamente.

 

Nessun ingresso è senza uscita. Trovate la porta al fondo del tunnel e fate di tutto per aprirla 

Mio padre un giorno mi scrisse queste righe:

"Amore di babbo, la vita non è fatta di perfezione e felicità, ma al contrario di imperfezioni e difficoltà, sta solo a noi decidere come affrontarle. Spero tu possa fare sempre scelte giuste e idonee alla tua volontà affinché tu possa vivere la vita che desideri"

Queste parole le regalo a tutte voi

 

In conclusione

Forse non sapevate che il 90% dei casi di anoressia clinicamente trattati sono donne. Una malattia dunque tutta al femminile, anche se il numero dei ragazzi sta aumentando.

Le tendenze dei giovani oggi sono veramente folli. Alcuni si fanno fotografare con un foglio A4 sulla pancia: se la pancia non sporge allora sei cool, sei magra. Se non accade, smettono di mangiare fino a quando non si riesce a fare la foto. Vi sembra pazzesco? Lo è, ma è reale.

Va di moda l'autodistruzione. Una delle ultime tendenze è la drunkoressia, viene dalla Germania. I ragazzi non mangiano per poter bere a stomaco vuoto e sballarsi prima. Poi vomitano e ricominciano a bere. Devastante.

Tutto questo succede. Non abbassate l'attenzione. Questo articolo abbiamo deciso di pubblicarlo proprio per queste ragioni.

Emilia ed io abbiamo lavorato insieme alla stesura di quest'intervista, perché volevamo entrambe sollevare il velo di silenzio che giace su questa malattia, che spesso non è nemmeno riconosciuta tale.

Tutto quello che ha vissuto può e deve essere messo a disposizione di tutte le altre. Ma anche di chi vive accanto a una donna malata, genitori, amici o altri.

Abbiamo identificato alcuni suggerimenti che da questo punto di vista possono essere utili. Eccoli:

  • Non smettere mai di manifestare i sentimenti ai figli, con parole ma soprattutto con i fatti.
  • Insegna ai tuoi figli il giusto rapporto con il cibo. Che è nutrizione e vita, non conforto o strumento di lotta e di tensione.
  • Informati sulla malattia. Sono molti oggi i centri abilitati, ce n'è uno sicuramente anche nella tua regione.
  • Rispetta la persona che l'anoressica vorrebbe essere, non chi vuoi che sia
  • Dialoga con lei. Non ti basti un sì o un no, vai a fondo.
  • Non avere paura, non sentirti fallito. L'anoressica vuole cambiare ciò che fa stare male. Vuole raggiungere serenità ed equilibrio. Fatelo insieme.
  • Lotta al suo fianco e gioisci insieme di ogni piccola vittoria. Se puoi, non allontanare tua figlia da casa rinchiudendola in un centro, specie se contro il suo volere. Se sta meglio a casa, è lì che devi curarla.
  • Sii paziente. La pazienza consente di vedere anche i più piccoli cambiamenti!
  • Attenti ai siti pro-ANA. Lì molte ragazze si incontrano e si sostengono nel continuare la strada dell'anoressia. Se ne rintracciate uno, denunciatelo alla polizia, fatelo oscurare.

Ma soprattutto amate. Che l'amore può davvero tutto 

Questo viaggio lungo e doloroso dentro l'esperienza di Emilia può aver generato dubbi, domande e magari richieste. Sentitevi libere di avanzarle, questo spazio serve a questo.

E non permettete a nessuno di mettere le mani sul corpo delle donne. Nemmeno a voi stesse.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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