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Anas e la Orte-Civitavecchia: ambiente e biodiversità richiedono un tracciato alternativo

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Marzia Marzoli, Comitato per la difesa della Valle del Mignone

La Orte-Civitavecchia è un progetto che dopo anni di ritardi sta per raggiungere la meta finale, colmando i circa venti chilometri residui e innestandosi a poca distanza dalla città portuale in quella che non è più la Statale Aurelia gratuita ma l’autostrada della SAT. L’impulso decisivo al completamento della superstrada è arrivato dal finanziamento di un milione di euro concesso dall’Autorità portuale di Civitavecchia che la considera infrastruttura strategica per lo sviluppo dei traffici da e per il porto. Con gli stessi obiettivi , sino a poco tempo fa, era stata sostenuta da più parti un’idea diversa che vedeva nella riattivazione della linea ferroviaria Civitavecchia Capranica Orte la migliore garanzia di sostenibilità ambientale rispetto al trasporto su gomma. Inutile dire come è finita.

Asfalto, cemento e gomma hanno finito per trovare i finanziamenti giusti mentre la ferrovia senza binari è rimasta un evento della Giornata delle Ferrovie dimenticate e un’attrazione per gli amanti del trekking lungo il fiume Mignone. Ma, strano destino, è proprio su questa valle, nel comune di Tarquinia, che il tracciato finale scelto da Anas per il minor numero di chilometri e i minori costi sta incontrando numerose resistenze da parte di agricoltori, aziende agrituristiche e persino studiosi di archeologia e ornitologi. E se è vero che in Italia aleggia il sospetto più che fondato che dietro le cosiddette grandi opere si nasconda un impressionante panorama tangentizio, l’opposizione del neocostituito Comitato per la difesa della Valle del Mignone non fa leva sul prevedibile No all’infrastruttura quanto sulla proposta di un percorso alternativo che risulta già “approvato in passato dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Viterbo”.

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Daniele Aureli, Università di Siena

Così niente marce o presidi ma più semplicemente un Convegno, La Valle del Mignone tra mito, leggenda e realtà, ospitato dai proprietari di un bed & breakfast dal nome suggestivo, Naumanni , i falchi grillai che da queste parti hanno trovato casa, almeno sino a questo momento. Si sa che i convegni sono spesso soporiferi per la ripetitività degli interventi ma questo è invece riuscito a mantenere il ritmo e alta l’attenzione di un centinaio di persone interessate a capire quali fossero quelle caratteristiche uniche tali da meritare di essere sottratte agli incombenti piloni di cemento armato e agli inevitabili e irreversibili cambiamenti prodotti da una grande opera.

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L’area attraversata del Fiume Mignonee

In soccorso alle tesi del Comitato sono giunti interventi multidisciplinari dove geologia, ecologia, ingegneria, botanica e turismo hanno trovato una perfetta integrazione e persino la storia ha provato a sviluppare quegli anticorpi indispensabili nei casi di smarrimento della memoria collettiva oggi favorita dalla diffusione di nuovi ma troppo spesso acritici mezzi di informazione e comunicazione. Così la storica locale Roberta Galletta ha richiamato il mitico incontro tra Enea e l’etrusco Tarconte narrato nell’Eneide, la mistica presenza di Sant’Agostino, l’antica città papale di Cencelle che dal Mignone ha tratto linfa vitale per secoli lasciando poi il passo alla civiltà dell’allume e allo sviluppo di trasporti di merci e persone, lungo una linea ferroviaria ormai dismessa che avrebbe rappresentato la vera alternativa all’asfalto dilagante.

Dal geologo Carlo Peris sono stati ricostruiti 150 milioni di anni di cambiamenti geologici di questa vallata in cui l’archeologo dell’Università di Siena, Daniele Aureli, ha trovato nel vicino sito di Ficoncella tracce della presenza umana risalenti a circa 500 mila anni fa e i cui reperti sono conservati nel Museo civico di Allumiere. Ma in questi stessi luoghi, tra la riva nord e quella sud del Mignone hanno trovato una buona accoglienza anche simboli riconosciuti della biodiversità quali il falco grillaio, la ghiandaia marina e altre 74 specie diverse di uccelli, attrazioni uniche per l’olandese Steven Hueting e gli ornitologi arrivati qui da mezzo mondo. Secondo Hueting, dal punto di vista faunistico, questo progetto di superstada è scellerato se si considerano almeno 20 specie a rischio estinzione.

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Fiume Mignone nel comune di Tarquinia

E Donato Matassa, che di flora si interessa dal lontano 1985, conferma il particolare interesse di un’area compresa tra Alto Lazio e Bassa Toscana dove si conserva il 47% della biodiversità italiana, con mille specie di piante censite. Un ecosistema fragile e complesso allo stesso tempo dove nulla è immutabile e nel quale la presenza di un fiume soggetto a esondazioni spesso imprevedibili e che serve l’agricoltura, richiederebbe interventi di manutenzione che, secondo Sergio Pisarri, direttore del Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, sono ormai ridotti sia per un cambiamento giuridico degli enti di riferimento che del poco vantaggioso rapporto costi-benefici delle manutenzioni. Trova spazio anche l’ambientalismo meno disposto a compromessi perché, come racconta Simona Ricotti del Forum Ambientalista, l’album dei promotori delle grandi opere personaggi , dagli Incalza ai Bonsignore, è la migliore espressione giudiziaria dei sistemi tangentizi nostrani.

Un elemento questo che dovrebbe indurre il buon senso comune a riflettere prima di accettare qualsiasi opera spacciata come di supremo interesse collettivo o meglio strategico, anche quando la qualità della vita di intere popolazioni viene sconvolta senza alcun coinvolgimento nelle decisioni o nella valutazione di alternative meno vessatorie. Se conoscere il territorio è il requisito più importante per difenderlo consapevolmente, Pierluigi Ferrari, trekker ed esperto conoscitore del bacino del fiume, illustra gli aspetti naturalistici e le mete che gli amanti del trekking e della canoa trovano lungo i 62 chilometri del Mignone, a partire dal comune di Vejano, in provincia di Viterbo.

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Steven Hueting, ornitologo

Su uno scenario straordinariamente tranquillo incombe ora una minaccia imminente prospettata da Marzia Marzoli, storica animatrice di battaglie per la mobilità e di tante altre a partire da quella sul nucleare di Montalto di Castro o sulla trasformazione a carbone della centrale Enel TVN di Civitavecchia. In tempi brevi i residenti , imprese e abitanti, dovranno infatti riunirsi e scegliere quale percorso possa essere proposto nell’incontro con Anas. Un compito non facile in cui gli interessi per l’ambiente non necessariamente coincidono con quelli di chi è interessato a ricavare qualche vantaggio economico, come spesso accade in questi casi. La speranza per quanti vivono all’interno di quest’area è che venga accettato un tracciato più sostenibile, il più lontano dal fiume, dove già insistono cave ed ex discariche in buona parte di proprietà pubblica. Se andrà così ci saranno buone probabilità che la biodiversità esistente venga salvaguardata insieme alla bellezza del paesaggio e alla presenza di tante attività economiche. Se invece le scelte si baseranno solo sui minori costi economici immediati, allora assisteremo all’ennesimo degrado di uno dei volti superstiti di quella che una volta era la bellezza dell’Italia.

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