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Ambiente ed immaginario collettivo

Il presidente americano Donald Trump lo nega, ma la scienza gli dà torto: il cambiamento climatico è reale. E il 2016 è stato l’anno più caldo registrato dal 1880, da quando, cioè, si è iniziato a misurare la temperatura del pianeta. A dirlo sono la Nasa e l’Agenzia americana per la meteorologia (Noaa).

E ci vanno cauti: altri studi sono ancora più pessimisti, sostenendo che la temperatura del 2017, appena passato, sia stata la più alta da 115mila anni.

In ogni caso il 2016 rappresenta anche il terzo anno consecutivo di record, superando i primati precedenti del 2014 e del 2015, con una temperatura di 0,94 gradi centigradi sopra la media del XX secolo. Rispetto al secolo precedente, alla fine dell’Ottocento, e cioè all’epoca preindustriale, il termometro del mondo è salito di 1,1 gradi, dopo aver superato la soglia psicologica di un grado nel 2015.

Il dato suona allarmante nell’ottica dell’accordo di Parigi, siglato dalla comunità internazionale per ridurre le emissioni di gas serra e scongiurare gli effetti più catastrofici del cambiamento climatico. L’intesa prevede di contenere l’incremento delle temperature “ben al di sotto” dei due gradi rispetto ai livelli preindustriali, e possibilmente entro un grado e mezzo: limite che però sembra avvicinarsi velocemente.

Nel 2016 a pagare lo scotto del riscaldamento globale è stato innanzitutto, come sempre, l’Artico, che continua sciogliersi. Al Polo Nord l’estensione del ghiaccio marino è la più piccola mai registrata finora. La colonnina di mercurio ha segnato record in diverse aree del pianeta ma non in Italia, dove il 2016, stando al Cnr, è al quarto posto degli anni più caldi dopo 2015, 2014 e 2003. E nemmeno negli Stati Uniti, in cui il 2016 si è classificato secondo alle spalle del 2012.

Negli Usa ad essere bollente è però il clima politico. L’ultimo ad alimentare la ‘fiamma’ dello scetticismo sui cambiamenti climatici è Scott Pruitt, nominato da Trump alla guida dell’Agenzia per la protezione ambientale: ha messo in dubbio l’origine antropica del cambiamento climatico, e cioè che a causarlo siano le attività umane. Ma gli scienziati non hanno dubbi. “Il 2016 è il terzo anno record consecutivo”, rileva Gavin Schmidt, direttore del Goddard Institute della Nasa. “Per il futuro non ci aspettiamo un nuovo primato ogni anno, ma il trend di riscaldamento a lungo termine che è in atto è chiaro”, e a causarlo è “in gran parte l’aumento della CO2 e di altre emissioni in atmosfera da parte dell’uomo”.

La globalizzazione ha fatto emergere vecchi problemi sotto una nuova luce: quella della sopravvivenza del genere umano non più sic et simpliciter ma nel modus in cui questa sopravvivenza potrà esplicarsi in futuro.

Il mondo si fa piccolo, sia materialmente, grazie alle nuove tecnologie che cambiano tempo e distanze in vicoli corti – non più strade e autostrade mondiali ma traverse e vicoli del genere umano – sia culturalmente in quanto emergono recenti e non più procrastinabili necessità di comprendere porzioni sempre più ampie di popolazione nella fascia dei diritti garantiti e ciò porta inevitabilmente a restringere il campo dei diritti ormai acquisiti da altri

Nessuno può avere la bacchetta magica o la soluzione in tasca ma tutti possiamo contribuire ad interpretare questo nuovo mondo che si prospetta come una nuova America del progresso, del benessere e dell'accoglienza vitale. Ma per far questo abbiamo bisogno di porre come base del futuro regole essenziali e condivisibili universalmente.

Come i popoli primitivi, abbiamo per prima cosa bisogno di porci l'obiettivo del corretto, soddisfacente e salutare approvvigionamento alimentare, nel più ampio quadro della sostenibilità ambientale, salvaguardando le specificità dei luoghi e territori e delle popolazioni. E già solo queste tre semplici righe sono un programma economico e politico. Vediamo quindi come dall'alimentazione prende l'avvio la storia del mondo, come lo è stata e come potrebbe diventarlo. E perchè tutto ciò possa tradursi in buone pratiche politiche e sociali è compito anche e soprattutto di una corretta informazione.

Ma al di là della grandissima importanza sociale di muovere gli interessi degli Stati verso una corretta e sana alimentazione garantita per tutti, vi è il fattore concorrenziale e finanziario che merita di essere visionato sotto una luce specifica. Perché è ciò che più di tutto rema contro l'implementazione di best pratices alimentari a salvaguardia della salute dei popoli.

Ma la cosa più importante veramente? Assumere una filosofia di vita green e smetterla sopra ogni cosa con le guerre

http://youtu.be/-Djz4Nzmqpw

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