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Aldo Moro e la democrazia imperfetta

Sul delitto Moro c'è troppo odore di bucato appena fatto ...

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Ogni anno con la ricorrenza dell’atroce delitto della scorta dell’Onorevole Aldo Moro e del suo rapimento ricordiamo non solo il tempo storico buio ed oscuro che ha attraversato l’Italia ma scandagliamo ognuno segretamente nella propria coscienza il livello di democrazia cui sentiamo di aderire

Cosa c’è di più incerto, indefinibile, in quest’epoca, già così terribilmente post digitale, che parlare di democrazia. Si è sempre detto che il difetto della democrazia sta nel fatto che la democrazia formale differisce molto dalla democrazia sostanziale per il nodo mai risolto della rappresentanza e della relativa delega.

In soldoni una cosa sono le parole e le intenzioni delle Costituzioni e leggi volte a favorire la partecipazione dei cittadini ed un’altra sono nei fatti le azioni politiche dei partiti e loro leaders cui interessa farsi delegare attraverso il voto per poi ‘regolarsi’ diversamente una volta in Parlamento.

Questa quindi in sintesi l’insufficienza della democrazia: la differenza tra democrazia formale e democrazia sostanziale.

Infatti la democrazia sostanziale, ossia quella che realmente registriamo tutti i santi giorni, ci racconta che la democrazia esiste solo a parole, basta guardarsi intorno, purtroppo…

Quando si realizzerà il sogno sancito e mai realizzato dalle Costituzioni e/o Dichiarazioni dei diritti .. ? Questo non è dato saperlo con certezza ma sappiamo con certezza invece quando è effettivamente cominciata l’avventura italiana alla Democrazia. Essa nasce il 1 gennaio del 1948, quando entra in vigore la Costituzione italiana in qualità di patto con gli italiani sancito per opporsi ad un potere ormai obsoleto e pesante, nonché profondamente ingiusto .

L’idea formale di democrazia viene a quel punto portata avanti come una bandiera dall’affermazione di un partito su tutti, la Democrazia Cristiana. Altissimi e nobilissimi gli intenti della Democrazia Cristiana basti dare uno sguardo al Codice di Camaldoli o allo scritto Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana, redatti quasi come manifesto del nascente partito d'opposizione al fascismo, che dapprima fu votato, turandosi il naso, per la nascente Repubblica, ed in seguito, votato come unico punto di riferimento, anzi inseguito punto di riferimento.

La Democrazia Cristiana fu un partito complesso ed ancor oggi di non facile narrazione, cui vengono attribuiti diversi orrori della Repubblica ma che ebbe l’indubbio merito di ricostruire un paese distrutto dalla guerra, di rilanciarlo economicamente, eticamente, rifondando unità e senso patriottico. Di incontestabile ispirazione cattolica, la DC nasce da un’intuizione di Don Luigi Sturzo, un presbitero siciliano che nei 40 anni precedenti la nascita della Repubblica italiana, combattè il fascismo ( dagli anni '20 quindi) fondando nel periodo dell’esilio in America, il partito People e Freedom riunendo tutti gli italo americani cattolici e personalità del calibro di Salvemini, Toscanini, Einaudi ed altri ancora. Rientrato in patria dopo la liberazione italiana continuò le sue battaglie dalle colonne del Il Giornale d’Italia.

Don Sturzo fu contrario all'idea dello Stato imprenditore facendo una netta distinzione tra Stato e statalismo: "Lo Stato è un ordine necessario al vivere civile, lo statalismo è il distruttore di ogni ordine istituzionale e di ogni morale amministrativa. Fu il primo a parlare di "democrazia imperfetta" quando, dopo le elezioni del 1948, De Gasperi andò a trovarlo per comunicargli il successo democristiano: Democrazia imperfetta perché senza regolare alternativa per il buon governo dell'Italia. - disse

Questa posizione esterna di Don Sturzo fece animare diverse correnti all’interno della Democrazia Cristiana che quindi si divise in

- Azione Cattolica

- dossettiani (anima più crisitano-sociale) cui aderì in un primo momento Aldo Moro per poi transitare tra i

- dorotei (Moro in posizione più autonoma al punto da fondare una propria corrente all’interno dei dorotei i

- morotei

ciellini (CL)

- iscritti alla FUCI ed infine i 

- fanfaniani.

In seguito la Democrazia Crisitana mantenne questa caratteristica di costituire gruppi e correnti interne al partito a seconda dei leaders le cui idee erano più seguite

Moro, dopo un primo momento di avvicinamento alle idee dei cristiano sociali, ebbe una sorta di ripensamento . Tuttavia dall’inizio degli anni 60, l’opera di Fanfani di cucitura con il PSI e le amicizie che Moro riuscì a creare all’interno del MSI fecero nascere nel dicembre 1963 il governo Moro che a soli 47 anni, giovanissimo per quel tempo, divenne presidente del Consiglio, formando per la prima volta, dal 1947, un governo con la presenza di esponenti socialisti. La coalizione resse fino alle elezioni del 1968 ma trovò, inizialmente, la contrarietà del Presidente della Repubblica Antonio Segni.

I Governi di Aldo Moro si succedettero speditamente nel corso degli anni successivi e anzi furono anche lunghi, come il suo terzo governo (23 febbraio 1966 - 5 giugno 1968) che batté il record di durata (833 giorni) e rimase uno dei più longevi della Repubblica. Dopo le elezioni venne costituito un governo balneare in attesa del congresso DC, previsto per l'autunno. Al congresso, Moro uscì dalla corrente dei "dorotei" e passò all'opposizione interna al partito.

Altri governi si succedettero, non più a guida Moro, in cui comunque Moro ricopriva un ruolo di governo.

Nel 1971 la candidatura alla Presidenza della Repubblica, da parte del proprio partito, gli fu soffiata per pochi voti da Giovanni Leone.

Nel 1977 Aldo Moro fu accusato di essere parte attiva nello scandalo Lookheed, addirittura nel ruolo di Antilope Cobbler, alimentando il vento della guerra fredda tra Usa e URSS.

Domenico Pinto, deputato di Democrazia Proletaria, aveva detto in Parlamento, che la corruzione della DC era provata dallo scandalo Lockheed; per questo i democristiani sarebbero stati processati nelle piazze: «Nel Paese vi sono molte opposizioni (...); e quell'opposizione, colleghi della Democrazia Cristiana, sarà molto più intransigente, sarà molto più radicale quando i processi non si faranno più in un'aula come questa, ma si faranno nelle piazze, e nelle piazze vi saranno le condanne».

Moro replicò: «Onorevoli colleghi che ci avete preannunciato il processo nelle piazze, vi diciamo che noi non ci faremo processare». Una frase che non si sa perché ricevette diverse polemiche ed interpretazioni varie.

Fino ad arrivare al gennaio 1978, quando Moro ipotizzò un governo di ‘solidarietà nazionale’ con l'ingresso del PCI  in appoggio al governo Andreotti, come era già avvenuto per il PSI negli anni precedenti.

 Ipotesi che lentamente strinse un cerchio attorno alla figura e personalità dell’on. Aldo Moro, in pieno clima di guerra fredda. Stavano per cominciare gli anni di piombo

 

 

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