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Cosentino: il salvataggio è un’altra pagina dolorosa per il Parlamento italiano

Nel 1930 in America si riuscì ad incriminare Al Capone il boss della mafia italoamericana che era sempre riuscito a sottrarsi alle tenaglie della giustizia incastrandolo per evasione fiscale. L’espediente costò al criminale 11 anni di carcere ed assestò un duro colpo alla sua associazione malavitosa.

Se ciò fosse successo nell’Italia del XXI secolo, il suddetto Al Capone si sarebbe fatto eleggere in Parlamento e quando la Magistratura ne avesse chiesto l’arresto (anche preventivo come avviene per una lunga fattispecie di reati), la maggioranza dei deputati lo avrebbe difeso in quanto il malcapitato sarebbe risultato vittima di persecuzione (in gergo fumo persecutionis) e soprattutto perché l’indipendenza delle aule “elettive” va salvaguardata dalle ingerenze del potere giudiziario.

Sarebbe questo secondo loro, l’equlibrio dei poteri, e la base della Democrazia: fare in modo che i giudici non ficchino il naso negli affari loro. Usano Montesquieu per coprire le associazioni malavitose. Per questo in Italia, mafia, camorra e ‘ndrangheda spadroneggiano in lungo ed in largo, pervadono ogni aspetto della vita pubblica ed appestano i gangli vitali del paese. A parole tutto si combatte, nei fatti la malavita sta dietro l’uscio delle Istituzioni.

Nell’Italia martoriata da corruzione, cricche e connivenze, l’istituto dell’autorizzazione a procedere per gli eletti non ha alcun senso. Se la classe politica fosse in grando di autoregolamentarsi se ne potrebbe parlare. Ma la negazione costante del Parlamento alle richieste della Magistrutura dovrebbe essere un’eccezione non una prassi come succede sempre e come è accaduto anche ieri. Per l’ennesima volta.

Per quale motivo un normale cittadino, se è oggetto di un provvedimento restrittivo, è costretto ad andare in carcere, mentre ad un deputato o ad un senatore è concessa la seconda chance di farsi giudicare dai suoi pari e quindi dalla casta di cui fa parte? Come cittadino italiano mi fido di più del lavoro condotto da una Procura che non del giudizio (di parte) di una classe autoreferenziale che è stata scelta dai vertici dei partiti e non dai cittadini.

Perché un povero cristo deve finire in carcere anche se il suo processo non è stato ancora celebrato mentre un “rappresentante” del popolo che dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto per il ruolo che ricopre, se raggiunto da provvedimenti simili può continuare a sedere al suo posto, percepire lo stipendio, continuare a fare politica?

La votazione che ieri ha salvato il deputato Nicola Cosentino rappresenta una pagina dolorosa della storia recente. Non sappiamo se l’Onorevole campano sia colpevole o innocente. Sarà il suo processo a stabilirlo. Noi speriamo che sia innocente. Quello che appare scandaloso, però, è che un esponente politico si avvalga ancora di un diritto anacronistico consessogli dai suoi colleghi, difendendosi non nel processo ma dal processo, godendo di un privilegio esclusivo, che delegittima l’istituzione che vorrebbe salvaguardare.

Senza contare che Cosentino è stato “graziato” accompagnando il voto con motivazioni aberranti come quella di Bossi che vero regista del salvataggio del politico casalese (insieme a Berlusconi) ha dichiarato: “Nella Lega non c'è nessuno che dice che i napoletani devono andare in galera a tutti i costi. La Lega non vuole mandare dentro a tutti i costi un terrone solo perché è un terrone. Non siamo mai stati un partito forcaiolo. La storia della Lega non è mai stata forcaiola”.

Accetta il consiglio Umberto, la prossima volta il terrone accusato di associazione esterna in associazione camorristica fallo giudicare dal giudice (terrone) competente di Napoli, e non da una ciurma di politicanti padani che agiscono per meri tornaconti politici.

P.s. Un discorso a parte lo meritano i radicali, il cui voto è stato determinante a salvare Cosentino. Per il loro autolesionismo scompariranno dal parlamento italiano come è già successo al parlamento europeo. Dicono di essere dalla parte del giusto e di uniformarsi alle leggi (che vanno applicate sempre anche se sbagliate). Avendo come stella polare il principio di legalità non potevano avallare l’autorizzazione a procedere ad un deputato “vittima” di persecuzione.

Quando però Pannella nelle piazze italiane regalava marijuana commettendo il reato di spaccio, allora le leggi si potevano infrangere, fingendosi martiri. Strano caso di doppiopesismo acrobatico in salsa radicale. Era il messaggio che contava. Quello che è stato mandato ieri è devastante.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.174) 13 gennaio 2012 19:16

    Sempre loro >

    Dal “Lodo Alfano” (luglio 2008) al Decreto Milleproroghe (febbraio 2011), dalla “Mozione Libia” di Pdl-Lega (maggio 2011) al “secondo” Rendiconto 2010 (novembre 2011).
    Nei passaggi più “controversi” il numero 309 ha segnato l’ultimo “pacchetto difensivo” di Berlusconi nel patto stretto con Bossi.
    Sempre con 309 voti la Camera ora respinge la richiesta di arresto per Cosentino, il coordinatore campano del Pdl.
    Nulla di nuovo per una casta di Primi Super Cives attenta a privilegi e …

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