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A Sassari Pasquale Chessa documenta l’ultimo comunista

Con un tris d'assi Andrea Filippi e Costantino Cossu hanno inaugurato gli incontri letterari in redazione. “Il giornale della città, luogo della circolazione delle idee”. Il primo incontro di una lunga serie, negli auspici dei promotori, trova nell'aforisma del neo direttore Filippi, l'originale location della presentazione letteraria, decentrata rispetto al cuore intellettuale della city sassarese, lo scorso 29 maggio. Così l'auditorium de La Nuova Sardegna, ripopola Predda Niedda, il distretto industriale desertificato dalla crisi, metafora urbana ancora lontana dal decollo demografico sassarese.

Tanti cittadini e lettori, molti dei quali varcano per la prima volta l'ingresso dei moderni uffici che ospitano giornalisti e macchine del primo quotidiano del nord Sardegna, in pellegrinaggio verso la cattedrale vetrata dell'informazione, figlia del gruppo Espresso-La Repubblica. L'occasione dell'affollato incontro è la presentazione dell'ultimo saggio di Pasquale Chessa "L'ultimo comunista", edizioni Chiarelettere. Per discutere la biografia del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, insieme ai giornalisti che fanno gli onori di casa (con il direttore, modera il dibattito Costantino Cossu, redazione cultura), partecipa una terna di affidabili esperti. Le singolari testimonianze suppliranno proprio la parte “orale” di interviste e dialoghi, originariamente prevista nel libro, e derubricata (come chiarirà lo stesso autore) per i tempi stretti, legati alla necessità di andare alle stampe entro il termine del settennato istituzionale del protagonista. Il giudizio sintetico e conclusivo premia a giudizio unanime il lavoro di Chessa: “un libro scritto bene” - “scritto da uno storico” - ”con la felicità della scrittura cara a Peppino Fiori” e documentato (l'istituto Gramsci è una delle principali fonti) con una “pignoleria degna dello stesso Presidente biografato” - chioserà Filippi in conclusione.

Gli autorevoli testimoni aprono ulteriori orizzonti di riflessioni e approfondimenti considerando la sovrapposizione del personaggio trattato, i coinvolgimenti storici del Paese, l'evoluzione della Sinistra italiana ed europea. Antonello Mattone, direttore del Dipartimento di storia presso l'ateneo sassarese, ordinario di storia delle istituzioni politiche nella Facoltà di scienze politiche, traccia un chiaro percorso storico che segue la gran parte del Novecento sino ai giorni contemporanei della storica ri elezione. Dove la carriera politica di “Re Giorgio” incrocia passaggi cruciali quali l'invasione sovietica dell'Ungheria nel '56 e tappe parlamentari, normative altrettanto decisive (i decreti leggi sulla “scala mobile” del '84), nelle politiche economiche repubblicane. Animate e dibattute con colleghi di partito del calibro di Togliatti, Amendola, Berlinguer, Pajetta, sino ai più recenti Natta, Occhetto e Bersani, senza tralasciare altre figure eminenti, interlocutrici: da Achille Lauro e la pattuglia napoletana della “questione meridionale” (citato l'affresco cinematografico di F. Rosi “Le mani sulla città”) sino ai socialisti e democristiani sin troppo noti. “Sarebbe stato normale il fiorire di biografie al termine del suo settennato” - attacca Giorgio Macciotta, parlamentare PCI la prima volta nel 1970, e rieletto sino al 2000 in altre tre legislature. Il suo stretto legame al “Monarca Repubblicano”, affranca la figura del Presidente, dal quel ruolo “minoritario” nelle gerarchie delle Botteghe Oscure, troppo spesso assegnatogli da una vulgata storica superficiale, contraddetta platealmente dall'ascesa della parabola istituzionale degli ultimi tempi. Sino all'epilogo straordinario della rielezione. Da buon ultimo, l'intervento di Manlio Brigaglia anima l'attenta platea con una disamina più squisitamente editoriale del lavoro di Chessa. Inevitabile l'endorsement per l'autore: storico fedele alle fonti e ai documenti che sceglie l'oggettività, a dispetto di scontati interessi di cassa perseguiti da qualsiasi editore. L'ultima nota registrata, storicamente conforme, è l'esperienza in campo. Il termine “giovane” è citato una sola volta da Chessa e riguarda il suo editor (più giovane di quindici anni) citato sulla redazione del saggio. Ma questo riguarderà altri autori in un altra epoca.

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