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53,3 miliardi di nuove tasse, mentre il Cavaliere pensa alle intercettazioni

Con 314 voti favorevoli e 300 contrari, l’Aula di Montecitorio ha dato il via libera alla manovra finanziaria di Ferragosto. Il decreto dopo la firma di Napolitano diventerà Legge dello Stato. L’ok definitivo arriva sul testo già approvato al Senato che rappresenta il frutto di una lunga mediazione partita a metà agosto e prevede misure per un totale di 53,3 miliardi di euro. L’intento principale è duplice:quello di dare un segnale ai mercati in tensione, ed il pareggio di bilancio previsto per il 2013. Tra le principale misure appena adottate si annoverano: un taglio sostanzioso alle spese dei ministeri e degli enti locali, l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne, l’aumento dell’Iva dal 20% al 21%, un taglio alle agevolazioni fiscali, una tassa di solidarietà del 3% per i ricchi, un inasprimento alla lotta per l’evasione fiscale, una maggior facilità per i licenziamenti.

Basteranno questi interventi a rassicurare i mercati, e l’Europa che ci chiede rigore e serietà nell’affrontare la crisi? Potrà una legge finanziaria sbilanciata sull’imposizione di nuove imposte e con poche misure per la crescita sortire effetti che non siano recessivi?

I maggiori anilisti ed i partiti di opposizione prevedono che già tra qualche mese il governo sarà costretto ad una nuova manovra, i cui punti cardini sarebbero tre: condono fiscale, tassa patrimoniale e riforma delle pensioni

Al netto degli aspetti tecnici spesso connessi alla fluttuazione dei mercati, il nodo principale che attualmente immobilizza l’Italia è politico. Può infatti un governo pienamente deleggittimato farsi garante del risanamento, di un patto tra le generazioni e con le parti sociali che porti il nostro paese fuore dalle secche? Sembrerebbe di no.

La maggioranza del popolo italiano, i mercati, gli alleati europei, e le istituzioni comunitarie pensano che un presidente del Consiglio dimezzato, oppresso dalle proprie inchieste, dagli scandali sessuali e dai propri conflitti di interesse, abbia perso ogni credibilità per continuare nel proprio operato. Il prima possibile dovrebbe dimettersi, lasciando che il vuoto istituzionale, politico e morale sia adeguatamente colmato.

L’Italia ha bisogno di una guida salda, che abbia una visione adeguata e prospettica dei problemi. C’è bisogno di un impegno disinteressato che metta l’interesse pubblico alla base dell’azione politica, che sappia sconfiggere le lobby, gli ordini professionali, i potentati, i privilegi, e le rendite di posizione che piombano le ali del nostro paese.

La controprova di questo ragionamento si ha nella giornata di ieri, mentre l’aula della Camera discuteva la manovra, Berlusconi saliva ad incontrare il Presidente della Repubblica per parlare di un possibile decreto che metta un freno alle intercettazioni telefoniche.

Ma come la casa brucia, la gente viene sempre più oppressa da nuove tasse perché non si è capaci di razionalizzare la spesa pubblica, il lavoro manca, la corruzione aumenta, la Cina è vicina a colonizzare il nostro paese, ed il capo del governo cosa fa? Chiede di riformare le modalità con cui i magistrati conducono le indagini giudiziarie? Non scherziamo.

Lo stesso Berlusconi in serata davanti ai sui ministri riuniti a Montecitorio secondo indiscrezioni giornalistiche riportate dalle agenzie di stampa dichiarava "La prima legge che gli italiani vogliono è quella sulle intercettazioni, perché l'87% dei cittadini è intercettato".

Cavaliere, ma che italiani conosce?

Non si vergogna a dire queste banali bugie? Non si è reso conto che la sua strategia del lavaggio celebrale collettivo, che mira a far passare i suoi bisogni come necessità dell’intera nazione è miseramente fallita?

Il Berlusconi che chiede la riforma delle intercettazioni in un momento di crisi è lo stesso che a giugno prima di avvicinarci al baratro, prometteva di abbassare le tasse, è la stessa persona che baciava la mano a Gheddafi e pochi mesi dopo lo bombardava, è lo stesso statista che chiede ai mercati di credere in noi mentre al telefono con Lavitola definiva l’Italia "un paese di merda". 

La manovra economica forse non basterà, quello che è sicuro che gli italiani devono liberarsi il prima possibile del Cavaliere prima che la sua morte politica degeneri in morte del paese. 

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