Il vero danno della giornata del 15 Ottobre è che ha fatto tornare la discussione della protesta ad un alternativa tra la violenza immotivata che spacca le vetrine e una manifestazione che debba essere una sfilata carnevalesca per le strade dela città. Negli ultimi anni invece, e in particolare quest’ ultimo, abbiamo assistito ad eventi e a modalità di proteste che avevano riscattato quell’ idea di conflitto consensuale ormai riconosciuta da gran parte della cittadinanza.
Per capire e analizzare i fatti del 15 Ottobre è necessario, come per ogni movimento di questo tipo, partire da quello che è stato il percorso europeo e italiano che ci ha condotto fino a questa giornata all’ insegna dell’ indignazione.
Un' indignazione lanciata da lontano, da quella Plaza de Puerta del Sol di Madrid dove a Maggio il popolo spagnolo presidiò le strade per quasi un mese dichiarando la propria opposizione ad una situazione globale di crisi politica ed economica.
A muovere la moltitudine era infatti l’ indignazione verso un mondo istituzionale ormai assoggettato da quello finanziario, verso una linea guida di politica europea e mondiale volta più agli interessi di pochi che al 99% della popolazione.
Naturale poi che una rivendicazione di così ampio respiro abbia trovato consensi e repliche in tantissimi altri paesi, in ognuno dei quali si sono poi evidenziati vari problemi specifici del territorio.
In Italia, per l’appunto, l’attenzione verso questa iniziativa venne colta da una vastissima piazza di collettivi, movimenti, sindacati e anche partiti; e questa diversità fu uno degli elementi più significativi di tutto lo svolgersi degli eventi.
Come usciti dalla metropolitana di stazione Termini già era evidente una partecipazione davvero massiccia di cittadini di ogni età, ogni estrazione sociale e ogni tipo di appartenenza politica, seppur accomunati da un senso di frustrazione per questo mondo alla deriva.
Ora che non mi si fraintenda, è certamente un aspetto positivo il fatto che tante realtà diverse abbiano trovato ognuna un motivo per scendere nelle strade a denunciare un meccanismo sociale e politico fallito, ma ad essere insoddisfacente era la diversità nella proposta di alternativa che ogni realtà proponeva.
Una delle peculiarità del movimento spagnolo originale era una totale indifferenza nei confronti di una soluzione istituzionale alla crisi, quando istituzionali sono state le cause della crisi stessa.
Per la prima volta dopo tanto tempo in quelle piazze si metteva al centro del discorso la partecipazione del cittadino stesso nelle dinamiche sociali, si proponevano piccoli modelli di democrazia diretta quali assemblee cittadine, discussioni aperte, e si dichiarava apertamente che, almeno per ora, non vi era fiducia riposta nell’ alternanza partitica che altro non era che alternanza di individui mossi da dinamiche poco differenti.
Questo aspetto, innovativo e se vogliamo anche un pò sperimentale, noi l’ abbiamo perso; un po' vuoi per il nostro cieco anti-berlusconismo che ci spaccia film porno per pagine di politica, un po' per la nostra miopia che aumenta man mano ci spostiamo dai temi sociali ai quali siamo più abituati.
E il risultato altro non è stato che una macedonia di voci in cui a grida reclamanti una vera alternativa si mescolavano gli slogan propagandistici dell’ultimo aspirante sovrano illuminato pronto a spodestare il tiranno per prendergli il posto.
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