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Commento di Damiano Mazzotti

su Primarie USA: Joe Biden verso la nomination


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Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti 15 marzo 11:51

E se a un esperto americano fosse sfuggito un serpente velenoso dalla mano? Un commento preso non a caso dal web:

Comprendo i tuoi “dubbi cinesi”. La spiegazione (ovviamente provvisoria e passibile di modifiche) che mi sono dato è che si tratti di una manifestazione delle diversità dei percorsi di pensiero e strategici cinesi rispetto a quelli statunitensi. Provo a spiegarmi.

Le élite cinesi pensano e ragionano “da cinesi”, dunque privilegiando approcci molto più tangenziali e di lungo corso, invece che rapide stoccate vibrate al momento giusto. Tutta la loro strategia geopolitica degli ultimi anni è stata caratterizzata dalla tendenza ad “accumulare” in previsione di scenari futuri lontani, almeno nei loro piani (basti pensare al ruolo della Cina in Africa, a questo proposito). Questo tipo di approccio privilegia qualità e caratteristiche quali la tempra e la resistenza, cose su cui la Cina sembra essere disposta a puntare anche in un’ottica di confronto diretto con gli Stati Uniti: spingere verso situazioni di logoramento, che probabilmente loro vedono più sfavorevoli per l’avversario che per se stessi.

Dunque, nel caso attuale del Coronavirus, è possibile che i cinesi ritengano, a torto o a ragione, che agli Stati Uniti possa “scappare l’anguilla” dalle mani, finendo dunque per impantanarsi nella situazione da essi stessi generata, e finendone maggiormente danneggiati in termini economici, politici e di tempo perso sulla tabella di marcia. Tempo che probabilmente i cinesi credono di poter utilizzare per cementare ulteriormente la propria posizione e prepararsi al “dopo” (con cose come la Via della Seta, che probabilmente è stata involontariamente o meno il chiodo di bara finale al progetto europeo, assieme ad Aquisgrana).

Questa visione non è priva di precedenti storici, ma la ritengo assolutamente sbagliata in questo caso. Gli impantanamenti statunitensi del passato o altre situazioni di stallo erano determinate più dalla volontà USA di non spingersi in certe aree e oltre certi limiti, non dalla fattuale impossibilità di farlo. La differenza dirimente di oggi è che gli Stati Uniti, forse per la prima volta dopo tanto tempo temono per la propria sopravvivenza. Perché gli USA vedono se stessi solo ed unicamente come superpotenza, non riescono nemmeno a concepire una loro esistenza come potenza semplice, magari addirittura vincolata alla sfera di influenza di una superpotenza straniera.

Sono abituati al potere. Un potere che esercitano praticamente senza limiti da moltissimo tempo. Loro saranno disposti a spingersi dove mai si erano spinti pur di preservare (e in un certo senso ripristinare) questa cosa. Forzeranno la mano, violeranno ogni comune “prassi” o “limite” delle usuali strategie geopolitiche. Lo faranno perché ormai prendono sul serio Russia e Cina, e non sono più sicuri al 100% di poter vincere questa battaglia.

Almeno, questa è per ora la spiegazione che mi sono dato sul versante cinese. Eventuali motivazioni Iraniane (ammesso che esistano) andrebbero penso ricercate in scenari più “regionali”, magari nella ipotetica contropartita di “tenere buono” Israele e le sue mire, ma questo è un altro discorso.


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