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Commento di

su Papa Francesco: Fides molta, Ratio poca


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10 luglio 2013 16:07

Premetto che sono cristiano e cattolico, ma proprio in quanto tale non posso che condividere profondamente il senso di questo articolo. Per certi aspetti, soprattutto ereditati dalla Storia, la Chiesa ha finito per diventare parte integrante, proprio di quel "Mondo" (in senso politico, economico e ideologico) dal quale la Fede che essa stessa professa, chiama invece a distaccarsi. Fu Santa Ildegarda (personaggio straordinario, monaca di clausura del XII secolo), quella che ebbe l’ardire di definire la Chiesa, come "per metà una Sposa Adorna, ma per l’altra metà un cadavere roso dai vermi"; parole queste la cui validità fu riconosciuta poi dalla Chiesa stessa.

Papa Francesco ha avuto una intuizione giusta, nel tentativo di recuperare semplicità, genuinità e coerenza, ma anche io, nel mio piccolo, devo rilevare come un tentativo del genere, sicuramente nobile e condivisibile, non sia sufficiente, perché ci sono sempre delle "ragion di stato" che impongono prudenza e anche giustamente, ma il risultato finale è che questa sacrosanta (è proprio il caso di dirlo) tensione verso un "ritorno alle origini", finisca sempre per essere espressa in modo tiepido, cioè debole ed incompleto. Ho apprezzato, a suo tempo, il famoso discorso di Giovanni Paolo II contro la mafia, al grido di: "Un giorno verrà il Giudizio di Dio!"; però mi piacerebbe che la Chiesa trovasse il coraggio, una buona volta, di rivolgere quel grido anche a tutti i "potenti della Terra" in generale, politici italiani compresi, soprattutto quelli che invece erano tutti lì intorno, schierati alle spalle del Papa e compiaciuti dell’ennesima splendida occasione di ripulirsi la facciata.

Intanto la popolazione mondiale continua la sua esplosione demografica, incontrollata ed insostenibile, anche in luoghi dove l’Uomo è "ridotto come un animale" (come canta Battiato), perché non esiste nemmeno un’anagrafe e i rapporti sessuali avvengono anche tra persone che hanno diretti vincoli di parentela e nemmeno lo sanno, mentre missionari cattolici ed integralisti islamici si oppongono all’iniziativa di un governo locale che per una volta, "miracolosamente", aveva accettato la collaborazione dei paesi occidentali per una diffusione di massa dell’uso di contraccettivi, nel tentativo di arginare la catastrofe umanitaria dell’HIV, ormai dilagante senza controllo. E qui da noi ci sono "geniali" rappresentanti della Cultura, che predicano la "necessità di fare più bambini".

A coloro poi che ricordano come noi stessi (avi del Papa inclusi) fummo a nostra volta emigranti (ed in parte stiamo tornando ad esserlo, con la "fuga dei cervelli" e la "delocalizzazione delle imprese"), obietterei che i nostri emigrati fuggivano solo dalla povertà e all’estero hanno portato (spesso discriminati e sfruttati) solo le proprie mani per lavorare. Premesso che parimenti succede per quasi tutti gli immigrati, disperati e innocenti, che oggi giungono tra noi e che quindi tutto quello che il Papa ha detto sull’accoglienza è giusto e anche io lo condivido, tuttavia questa immigrazione comporta anche delle problematiche differenti, complesse, difficili.

Problematiche che non si possono certo liquidare con le solite inaccettabili battute populiste (più o meno esplicitamente xenofobe), che sistematicamente riecheggiano da varie fonti del solito squallido panorama politico italiano. Ma la soluzione non può essere nemmeno quella di una "poetica" e "romantica" accoglienza incondizionata. Sottolineo che io stesso per primo, sogno fin dalla mia adolescenza di poter vivere in una società italiana rinnovata, multietnica, e variegata, che sarebbe sicuramente più viva e più forte di quella che c’è, ma non è così semplice come sembra.

Infatti, a parte i singoli casi isolati di crimine legato a delinquenza comune, droga, prostituzione o terrorismo (casi di cui non è difficile riconoscere la pericolosità e quindi individuare un’adeguata risposta normativa), l’immigrazione in Italia porta con sé anche casi di reciproca intolleranza razzista che alcune etnie o nazionalità, per motivi politici o culturali, manifestano tra loro stesse; casi di incompatibilità culturale con i nostri costumi (discriminazione della Donna, poligamia, stili di vita che impongono regole in conflitto con quelle qui in vigore); infine, casi di diffusione di agenti virali, a volte anche pericolosi, ai quali il nostro sistema immunitario non è preparato: vorrei ricordare che ai migranti che giungevano in America, bastava un semplice raffreddore per essere respinti e questo non è razzismo da parte degli USA, ma saggia prudenza; qui in Italia, invece, è dagli anni ’80 che stiamo registrando un progressivo affollamento dei reparti di malattie infettive e malattie tropicali dei nostri ospedali. Tutte cose, queste, di cui un governo assennato di un paese civile non può non preoccuparsi.

Come al solito ho scritto troppo (ma come si può evitare?), quindi concludo riallacciandomi alle considerazioni finali di questo ottimo articolo: personalmente credo che la Fede cristiana in realtà non confligga con la razionalità, se non nella misura in cui la comune erronea interpretazione dei concetti di "ratio" e di "fede" hanno subìto nei secoli nella nostra cultura. Basta saper trovare nelle Scritture i giusti riferimenti, come ad esempio i continui richiami di Cristo stesso al buon uso della ragione: "guardate da voi stessi", "non giudicate, ma se proprio dovete giudicare, giudicate con giusto giudizio", "cercate la Verità e la Verità vi farà liberi"; e saper "dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio", ovvero separare la buona amministrazione delle cose dal proprio percorso interiore, personale o collettivo che sia.

Complimenti all’Autore e cordiali saluti.

Manny


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