Eh si! Il leaderismo (come del resto tutti gli ismi), è uno dei nostri problemi. Non l’unico, beninteso, dato che i problemi sono endogeni ma anche esogeni, ma certamente quello di maggior peso. Nei Paesi anglosassoni, il Leader è si il Capo, ma nell’accezione di rappresentante, di colui che va avanti in nome e per conto di chi rappresenta. Un "primus inter pares, insomma". Da noi, complice una oramai endemica eredità del ventennio fascista (ma temo che questo sia nella natura dell’italiano, coltivata nei secoli ed ormai iscritta nel suo DNA sociale), da noi nel Leader si è sempre visto il monarca, il Salomone cui appellarsi in ultima istanza per avere giustizia e riconoscimento, oppure, come lo stesso articolista sostiene dovrebbe essere, il "buon padre di famiglia" che ci guida e veglia su di noi, al quale affidarsi come bimbi, sicuri del suo provvidenziale (e superiore) intervento per toglierci dai guai nel momento del bisogno.
Purtroppo questo credo non ha mai fatto il nostro bene, ma oggi il re è definitivamente nudo e tutti possono vederlo, grazie ad un processo iniziato con l’enorme diffusione dell’informazione di massa e maturato ai nostri giorni con la Rete, strumento che toglie a tutti la foglia di fico della delega in bianco. Perchè oggi grazie alla Rete si può (e si deve) PARTECIPARE, e tante individualità che partecipano possono fare una massa che guida, controlla e indirizza. Certo, già si aprono scenari inquietanti su un futuro in cui anche la Rete sarà preda dei Caimani, terreno di caccia dei manipolatori di professione che agiscono a loro esclusivo vantaggio. Per il momento tuttavia, anche se forse ancora per poco, possiamo fruire dei benefici effetti portati da tutte le grandi rivoluzioni nella loro fase iniziale.