Il ciclo a caldo dello stabilimento di Taranto produce da solo l’80% dell’inquinamento di tutta l’ILVA. E’ costituita da impianti vetusti assolutamente non conveniente da un punto di vista economico riconvertirli se non buttare tutto giù e costruire secondo la tecnologia Corex e Finex. Improponibile!.Perché anche se di dimensioni ridotte si continuerebbe ad inquinare una città , una popolazione ed una natura ormai saturi L’unica soluzione è importare le bramme e produrre i semilavorati con l’area a freddo. Bonificare gli ettari di terreno così recuperati . Utilizzare gli operai che lavorano in quel ciclo ( circa 2000-3000) , insieme ai giovani laureati in scienza ambientali laureati proprio nella facoltà che qui risiede, sede distaccata di Bari, Indire un concorso europeo per il progetto di risanamento ambientale in modo da restituire i terreni a verde pubblico all’agricoltura e alla pastorizia (migliaia di capi sono stati abbattuti a causa della diossina e migliaia di masserie chiuse per inquinamento. E sopratutto restituire il mare al suo naturale utilizzo da parte della popolazione locale. La coltura della mitilcultura.
Ogni altra proposta è solo demagogia o fatta non nell’interesse dei lavoratori e della città.