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Verso la Terza Repubblica: la nuova avventura di Montezemolo

"Verso la Terza Repubblica" è il titolo del manifesto firmato da Luca Cordero di Montezemolo e pubblicato dal sito di Italia futura, la fondazione da lui presieduta. Il comitato promotore “Verso la Terza Repubblica” dà inoltre appuntamento a Roma, il 17 novembre, per una “giornata di riflessione pubblica sulla ricostruzione civile dell'Italia”.

Nel testo, firmato tra gli altri dal sindacalista Bonanni (CISL) e dal ministro Riccardi, si afferma la necessità di aprire “una stagione di riforme di ispirazione democratica, popolare e liberale, legittimate dal voto”, in continuità con l’opera di Mario Monti, in un momento in cui la frattura tra cittadini e politica è ancor più profonda della, pur drammatica, crisi economica: una situazione che mette “in pericolo la stessa tenuta del paese” e “richiede un urgente e radicale cambiamento della politica e una sua estesa apertura alla società civile”.

Argomentazioni sensate, quanto sono quelle contenute nel resto di un documento che auspica un'Italia migliore, dove si getti all’ortiche il vittimismo, fiduciosa di “prosperare sui propri talenti e le proprie virtù”, oltre che di poter tornare competitiva, senza per questo rinunciare al welfare e mantenendosi saldamente in Europa.

Nulla di troppo entusiasmante, diranno molti; nessuna facile ricetta per cambiare lo stato delle cose, niente che faccia appello ad altro che alla ragione degli italiani e ad una loro ragionata fiducia nelle doti dell’Italia. Proprio per questo, invece, andrebbe considerato un segnale di un possibile risorgimento del nostro liberalesimo; qualcosa di cui il paese avrebbe disperatamente bisogno nel momento più oscuro della sua storia repubblicana, mentre da un lato appaiono sempre più chiari i limiti di una classe politicante irriformabile (il capitolo sulla riduzione dei costi della politica basta a spiegare tutto il libro) e dall’altro impazzano i populismi.

Di questi, in cui è il capo, in comunione “mistica” con il popolo, a fornire soluzioni pre-confezionate ed indicare scorciatoie, il liberalesimo è l’esatto contrario, come, d’altra parte, lo è dell’ideologia (e parlare d’ideologia liberale, come fanno certi commentatori, è usare un ossimoro): infatti offre un sistema di valori, primo fra tutti la libertà, e null’altro; nessuna Idea, soprattutto, e nessuna spiegazione universale ed eterna al tutto. Lascia ad ognuno le proprie responsabilità, invitandolo a guardare spassionatamente alla realtà, senza sognare né disperare, per cercare autonomamente, forte solo dei propri dubbi, la strada migliore per superare le difficoltà. E’ quello che nell’ultimo secolo non abbiamo fatto, come comunità nazionale, tranne in rari momenti (i nostri migliori). E’ quello che dovremmo fare ora, per uscire dalla palude in cui ci siamo cacciati.

Un’iniziativa a cui applaudire, dunque, quella di Montezemolo e della sua fondazione? Per un liberale come me, certo, ma per ora con moderato entusiasmo. Resta da capire, infatti, quale progetto politico darà forma alle loro idee. Montezemolo, da parte sua, per il momento ha solo ribadito di non essere intenzionato a “scendere in campo”, ma di voler far politica “aiutando i giovani che vogliono dare qualcosa al Paese, non ricevere”.

Una scelta quanto mai opportuna, la sua, dopo che l’Italia ha già sperimentato quale possa essere l’effetto, sulla politica, di un imprenditore con troppi interessi in troppi settori. C’è però la sensazione che, mentre tanti urlatori affollano la scena, Montezemolo ed Italia futura continuino ad agire, forse per non dar troppo fastidio al lavoro di Monti, con eccessiva circospezione. “Verso la Terza Repubblica” rompe il loro educato silenzio, ma, da solo, è davvero troppo poco. Se ci si vuole muovere, per quanto lo si voglia fare in un punta di piedi, ci si deve anche decidere a fare del rumore. Ad esporsi.

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