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Proposti tagli alla scuola pubblica del 40% con la firma della ministra Giannini

«Che la scuola pubblica versi da anni in pessime acque lo sapevamo. I governi che nel frattempo si sono succeduti non l’hanno certo aiutata a risollevarsi, a prescindere dal loro colore politico. Ma fa comunque impressione venire a conoscenza che un libro apologetico della scuola privata sia stato corredato dalla prefazione della ministra dell’istruzione Stefania Giannini».

Il volume di cui parla con sconcerto il segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano, è Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato firmato da Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola e appena pubblicato dalla G. Giappichelli Editore.

«Gli autori del testo che ha attirato l’attenzione di Stefania Giannini — spiega Carcano — sono tutti di area cattolica: Anna Monia Alfieri è delle Suore di Santa Marcellina, Marco Grumo è docente dell’Università Cattolica e Maria Chiara Parola è componente della commissione scuola della curia di Milano. Allo stesso modo le fonti citate sono a loro volta quasi esclusivamente cattoliche».

Anche il titolo dato al volume è per Carcano emblematico: «“Il diritto di apprendere”: la tesi centrale del libro è che lo si nega, se si negano i finanziamenti alle scuole private. Cospicui, ovviamente. In nome della sussidiarietà, inserita nella Costituzione nel 2001 con l’ormai famigerato articolo 118, e dell’altrettanto discutibile legge 62/2000 sulla parità scolastica. Anche a costo di forzarne il contenuto. Nella legge non compaiono mai alcune delle espressioni usate dagli autori: non c’è mai scritto che “la scuola statale e la scuola paritaria sono entrambe pubbliche”, e in nessun punto si parla di “scuola pubblica paritaria” o “scuola pubblica statale e paritaria”, che è invece un’espressione usata, guarda caso, dal segretario dei vescovi italiani, mons. Galantino».

Forzature semantiche che hanno ovviamente uno scopo ben preciso: «Se scuola pubblica e scuola privata hanno identico valore di fronte alla legge, devono di conseguenza essere finanziate allo stesso modo. Difficile, in tempi di finanze pubbliche al collasso. È qui che gli autori estraggono il coniglio dal cilindro: la loro proposta porterebbe a un consistente risparmio di spesa, addirittura 17 miliardi di euro».

Il grimaldello per arrivare a tale cifra, spiega ancora Carcano, è il “costo standard di sostenibilità per allievo”, da applicare a tutte le scuole, pubbliche o private che siano. «Il costo annuo attuale di uno studente della scuola statale è di circa 7.000 euro: a loro dire può scendere drasticamente, in certi casi persino della metà. E già qui c’è una criticità notevole: per la loro “simulazione”, gli autori si sono basati sui costi di esercizio di sedici scuole paritarie e di cinque statali (che, mi sbaglierò, non sono state nemmeno citate). 21 scuole su oltre 56.000: un campione non esattamente rappresentativo».

Gli autori chiedono dunque una riduzione pesante dell’investimento dello Stato nella scuola, oggi di circa 55 miliardi. Le proposte che avanzano sono due. «Quella soft prevede che le scuole, tutte, vengano finanziate per l’intero costo standard: in assenza di spostamento di studenti tra i due settori, implica dunque un taglio di circa dieci miliardi alla scuola pubblica e circa cinque miliardi in più per la scuola privata. Se le scuole, pubbliche o private che siano, non ce la faranno, saranno le famiglie a pagare il surplus rispetto al costo standard. Ma c’è anche la proposta hard. Sempre in assenza di spostamento tra i due settori, implica un maggior finanziamento di “soli” quattro miliardi alla scuola privata, ma tagli a quella pubblica di circa ventuno. Netto ricavo per lo Stato: diciassette miliardi. Prevede che le scuole vengano finanziate per il 100% per le famiglie bisognose (stimate al 20% del totale) e per il 70% per tutte le altre, definite “abbienti”, che dovranno quindi pagare una retta a prescindere, privata o pubblica sia la scuola scelta per i propri figli».

«Libri del genere — sottolinea il segretario dell’Uaar — servono proprio a sostenere richieste sempre più esose in nome della richiesta di una vera “libertà educativa”. Per carità: domandare è lecito. Rispondere con cortesia che le basi per farlo non esistono proprio sarebbe però il minimo sindacale. La ministra Giannini ha invece deciso di avallare tali tesi. Nella prefazione scrive che definire il costo standard di sostenibilità è “un ulteriore passo per impostare correttamente il tema della libertà di scelta educativa”. La spending review si sta per abbattere in modo draconiano sulla scuola pubblica? Le famiglie italiane saranno presto chiamate a pagare le rette per frequentarla?».

L’approfondimento sul sito di MicroMega

Questo articolo è stato pubblicato qui

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