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Perché è impossibile il federalismo fiscale

Perché è impossibile il federalismo fiscale

 
Si sente spesso parlare, quando si parla di federalismo fiscale, di amministrazioni più virtuose e di responsabilizzazione dei cittadini.

Balle. Sono tutte balle.

Ed ora che la favola sta finendo anche in Italia, e sono finiti gli ipocriti discorsi che fanno leva sull’ottimismo e non sul debito pubblico, sembra che stia emergendo ancora di più quanto il federalismo fiscale possa essere inattuabile ed impossibile in Italia.

E se n’è accorto Formigoni, che ha espresso le sue scetticità, ma anche Calderoli, che ora chiede subito i dl sull’autonomia impositiva degli enti locali.
 
Non è tanto un problema politico: il primo passo, che è stato il federalismo demaniale, obiettivamente un buon decreto legislativo perché affida ad ogni Regione i suoi beni pubblici, è stato approvato anche con il consenso dell’IDV.
 
E’ un problema economico, ma soprattutto sociale e culturale: Lazio, Campania, Calabria e Molise hanno accumulato da sole un debito di 3,7 miliardi di euro.
 
Per la prima volta mia madre, dipendente Asl 1 da 30 anni, il mese scorso ha ricevuto lo stipendio una settimana dopo: il Presidente Caldoro è riuscito a sbloccare in extremis i 68 milioni di euro utili ai pagamenti, sforando ulteriormente il Patto di Stabilità.
 
Il Presidente dell’ANM, l’Azienda che si occupa dei trasporti a Napoli, ha già detto che per la teoria della coperta troppo corta, questo mese mancheranno anche gli stipendi per gli addetti al trasporto pubblico, e cioè altri 50 milioni per 7.000 lavoratori.
 
Sempre oggi sono anche in sciopero i dipendenti del Consorzio unico di bacino di Napoli e Caserta, 1300 dipendenti che si occupano della raccolta dei rifiuti: il Consorzio ha chiuso il 2009 con 34 milioni di euro di debiti, ma vanta crediti per 120 milioni di euro.
 
E sto parlando solo di Napoli perché è l’unica città che conosco bene essendo la mia, ma potrei citare per lo stesso problema anche la Sicilia e Palermo, dove ora incombe l’ennesima emergenza rifiuti.
 
Detta con la vuotezza degli slogan della Lega Nord su Roma Ladrona, sembra che al di qua del Garigliano ci sia una difformità, una discordanza tra quelli che sono i conti pubblici e le tasche dei meridionali, "chiagni e fotti" per antonomasia.
 
Ma è come se la Lega non chiedesse al Sud di diminuire i privilegi, di usare il vino al posto dello champagne, di usare il pane al posto delle brioche.

Almeno qui a Napoli c’è seriamente il rischio reale che un giorno non ci possa essere nemmeno un autobus per strada e nemmeno un ospedale aperto, tra tonnellate di rifiuti che giacciono per strada: e cioè una serie di servizi sociali fondamentali, almeno per una società che si vuol definire un minimo civile.
 
Per quanto riguarda la sanità, che rappresenta la parte più importante sia in termini di costi che di dipendenti, ho trovato molto interessante quest’articolo de "La Repubblica": nonostante sembri che il Ministro Fazio se ne stia occupando attentamente proprio in questo periodo, sembra che uno degli antidoti, o almeno una delle probabili soluzioni per risolvere almeno una parte del deficit sanitario, è centralizzare i costi dei materiali sanitari, per stabilire delle cifre standard per tutte le regioni, e non lasciare che le regioni gestiscano autonomamente le loro forniture.

Sembra infatti, sempre da quest’indagine de La Repubblica, che un pacemaker vari da 1.250 euro in Toscana ai 2.324 in Emilia Romagna; oppure il caso più clamoroso dello stesso defribillatore bicamerale che costa 13.500 euro a Trento, ed a 50 km di distanza a Bolzano, 16.100 euro.
 
Sembra che così si sprechino ben due miliardi di euro all’anno: sia a causa della lentezza delle Asl nei pagamenti, che costringe i fornitori ad aumentare i prezzi regione per regione, in modo tale da caricare gli interessi anche per i due anni di attesa per un bonifico, sia a causa dell’ombra della corruzione e delle tangenti, che servirebbero a convincere un medico o un chirurgo ad utilizzare un farmaco o un dispositivo piuttosto che un altro.
 
Insomma per concluderecome già scrissi il mese scorso, io credo veramente che per Napoli ma forse più proprio per il Sud in generale, sia già arrivata la Grecia.
 
E non ho nemmeno accennato al grave problema della disoccupazione, ed alla tensione sociale che potrebbe venirsi a creare un giorno tra il Comune i dipendenti pubblici senza stipendio e i disoccupati senza lavoro e senza un euro.
 
Altro che federalismo fiscale.
Qui è il Peloponneso.

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