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Il gioco d’azzardo ed i giovani: ora non si può più dire "è solo un’impressione"

Ufficialmente il gioco d’azzardo è vietato in Italia ai minori di 18 anni, ma la diffusione delle possibilità di acquisto e/o scommessa in tabaccherie, giornalai, bar, distributori automatici e circoli vari ha amplificato enormemente il problema dal momento che i controlli, come ha più volte denunciato il Codacons, sono molto sporadici per non dire assenti.

Voci, supposizioni o realtà di questo problema?
La prova definitiva viene dai risultati di una ricerca scientifica condotta da un pool di ricercatori di un prestigioso istituto scientifico italiano: l’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr).
 
Lo studio è stato effettuando monitorando un campione costituito da 40.000 studenti all’interno del progetto “Il gioco è una cosa seria” dell’Asl To3 coordinato da Paolo Jarre.
 
I risultati in estrema sintesi dicono che il gioco d’azzardo è in forte aumento: cresce al ritmo del 13 per cento in un anno, 53 miliardi di euro puntati solo nel 2009 con sempre più adolescenti coinvolti.
 
“Dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in denaro almeno una volta negli ultimi dodici mesi è aumentata dal 40% al 47%”, spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice Ifc-Cnr e responsabile Espad (European school project on alcohol and other drugs) per l’Italia, “l’aumento maggiore è fra le ragazze, passate dal 29 al 36%, i maschi passano invece dal 53 al 57%. Tra questi studenti, nonostante il divieto di legge, circa 550.000 sono i minorenni, corrispondenti al 43% dei minori scolarizzati (dati 2009, in crescita rispetto al 38% del 2008)”. 
 
Gratta e vinci e lotterie istantanee (34%, dal 28% del 2008), scommesse sportive (17%), lotto e superenalotto (cresciuti dal 9 al 14%) sono, nell’ordine, i giochi in denaro maggiormente praticati dagli studenti. Nello specifico, gratta e vinci/lotterie istantanee sono stati giocati dal 36% dei maschi e dal 32% delle ragazze.
 
I dati pubblicati nello studio dell’Ifc-Cnr ci forniscono anche una graduatoria per regione del fenomeno: in testa alla classifica al primo posto troviamo la Campania con il 57,8% degli studenti ‘giocatori’ (71,5% dei maschi contro il 45,6% delle femmine), seguono Basilicata con il 57,6% (69,4% maschi, 43,7% femmine) e Puglia con il 57% (68,7% maschi, 45,1% femmine). Sicilia, Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna, Calabria e Umbria si attestano oltre il 50%. Inferiori alla metà le percentuali di Emilia-Romagna (40,8%); Valle d’Aosta (41,1%); Liguria (41,6%); Piemonte (42,3%); Lombardia (43,5%); Toscana (43,4%). Agli ultimi posti Trentino (35,8%), Friuli Venezia Giulia e Veneto (36,3%). 
 
“Dai dati emerge che nelle regioni del Nord il fenomeno è meno diffuso rispetto al Sud”, conclude Sabrina Molinaro. 
 
Dove si gioca di più? Bar, tabaccherie, pub (32%), case private (20%) e sale scommesse (12%). Il gioco virtuale (Internet, telefono cellulare) è utilizzato nel 7%. 
Il 6,5% degli studenti ‘giocatori’ dichiara di aver speso oltre 50 euro nell’ultimo mese.
 
Fonte dati: C.S. Cnr 30/2010

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Mauro Guidi

Mauro Guidi

Biologo , web-writer di scienza e teatro. Freelance e vignettista

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