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 Home page > Attualità > Religione > Antiabortismo in classe: è la negazione del pensiero libero

Antiabortismo in classe: è la negazione del pensiero libero

Gli integralisti leghisti hanno raggiunto il potere. Ed è un potere che consente ormai loro di poter dominare pressoché incontrastati le clericalate assegnate settimanalmente dall’Uaar. Un contesto politico del genere, per una parte significativa del mondo cattolico, rappresenta inevitabilmente una ghiotta occasione di rilancio delle sue attività antilaiche.

Un “fattaccio” emblematico è accaduto a Monopoli, in provincia di Bari. Dove don Orazio Negletto, un sacerdote-docente (sì, esistono ancora), durante l’ora di religione ha ospitato un rappresentante del Movimento per la vita, intervenuto per parlare contro l’interruzione volontaria di gravidanza. Nel corso della lezione successiva è stato persino proiettato un vecchio film, Il grido silenzioso: girato da un medico convertitosi al cattolicesimo, defunto ormai sette anni fa, mostra un aborto ripreso con un’ecografia. È congegnato in modo da farci credere che il feto soffre — anzi, urla. Ma dal punto di vista scientifico è considerato un falso: un feto di dodici settimane non può emettere alcun grido. Comprenderete il tenore del resto del “documentario”: le critiche più gentili lo considerano inaccurato e tendenzioso.

Come se non bastasse, le autorità scolastiche non erano state preventivamente messe al corrente del programmino estremista. Sono fatti di una certa gravità che hanno spinto due deputati del Movimento cinque stelle, Veronica Giannone e Luigi Gallo, a presentare un’interrogazione al ministro della (non più pubblica) istruzione, il leghista Marco Bussetti. Che, peraltro, è anche un loro alleato di governo.

Il quotidiano dei vescovi Avvenire ha rivendicato apertamente la bontà dell’accaduto. Ha infatti pubblicato un articolo di Monica Casini, presidente del Movimento per la vita (nonché figlia del fondatore Carlo, che è stato a lungo anche parlamentare ed europarlamentare, Dc e Udc). Casini, che ha espresso apprezzamento per la delibera antiabortista del consiglio comunale di Verona, ha invece criticato duramente le critiche. A suo dire, chi manifesta contro i rigurgiti fanatici “ricorre alla censura, persino con metodi violenti”, perché si rifiuta di “ascoltare la voce di chi si appella a scienza e ragione”. In soldoni, “il vero problema dunque è la libertà di manifestazione del pensiero”. Non avevamo proprio mai pensato che gli autentici illuministi e razionalisti fossero gli antiabortisti. Come cambia il mondo.

Gli accordi con­cor­da­tari esigono che l’inse­gna­mento sia “impar­tito in confor­mità della dot­trina della Chiesa”

Su un punto Casini ha tuttavia ragione. Il vero problema, oggi, è proprio la libertà di manifestare il pensiero. Il nostro, però. Quello laico: non certo quello di chi si batte contro la libertà di scelta. L’ora di religione è esclusivamente cattolica. Vi insegnano docenti scelti dai vescovi cattolici ma pagati da tutti i contribuenti, anche quelli laici, per un costo annuo che si può stimare in 1,25 miliardi di euro (anche perché sono pagati più degli altri insegnanti). Le lezioni non devono necessariamente avere carattere di scientificità: gli accordi con­cor­da­tari esigono che l’inse­gna­mento sia “impar­tito in confor­mità della dot­trina della Chiesa”. Il docente di religione cattolica non deve necessariamente essere un esperto di religioni: come prevede il Codice di diritto canonico, basta che sia un cattolico “eccellente per retta dottrina, per testimonianza di vita cristiana e per abilità pedagogica”. Se, dopo la nomina e l’entrata in ruolo a tempo indeterminato, ritengono che sia diventato “immorale” o non abbastanza allineato, i vescovi possono revocarlo in ogni momento, ma lo stato è obbligato a trovargli un nuovo incarico: anzi, stando a una recente sentenza del tribunale dell’Aquila, ha il diritto di ottenere al più presto un posto fisso. Anche quando non si sa bene dove piazzarlo, visto il livello medio della “preparazione”: soltanto da un anno è richiesta la laurea, ma è sufficiente che sia conseguita in teologia.

I cattolici possono usare le scuole pubbliche come megafono per propagandare informazioni false e tendenziose, per combattere una legge dello stato, per negare i diritti delle donne. I laici non trovano spazi, e non li trova nemmeno l’educazione sessuale. Ciononostante, sono proprio i cattolici a lamentarsi. Nulla di nuovo sotto il sole: va di moda. A sentirsi discriminati per le proprie opinioni religiose sono in tanti: il mormone condannato per poligamia, l’evasore fiscale dell’Indiana, l’insegnante omofobo musulmano. Rivendicano la loro libertà di religione, ma vogliono che quella degli altri sia limitata, se non annullata. Fare le vittime sembra la premessa indispensabile per assicurarsi ancora maggiori privilegi e creare sempre nuove discriminazioni.

I cattolici invitano spesso i non cattolici a iscrivere comunque i loro figli all’ora di religione, che secondo Benedetto XVI costituirebbe “un segno di laicità”. I fatti di Monopoli confermano che si tratta soltanto di pessimo marketing. Gli studenti della scuola pubblica italiana si meritano insegnamenti di ben altro livello del catechismo di stato. Qualunque cosa ne pensi Matteo Salvini.

Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato qui

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