La usiamo tutti i giorni, è con noi da sempre, è naturale. La lingua è parte vitale del nostro essere nel mondo e la diamo per scontata. In realtà così non è. L’utilizzo di una lingua porta con sè significati profondi. Nel caso dei dialetti e delle lingue minoritarie, in particolare, la lingua è la cartina al tornasole di ciò che è importante per la vita in quel luogo. E allora, cosa succederebbe se un dialetto sparisse?
di Oriana Bosco
Lingue ufficiali, dialetti, lingue minoritarie: la lingua che usiamo non è solo un modo di comunicare, ma uno strumento culturale dove sono sedimentati significati riconosciuti da chi la utilizza.
Oggi, in occasione della Giornata Nazionale del Dialetto, ricorrenza istituita dall’UNPLI (Unione Nazionale delle Pro Loco) per rimarcare l’importanza delle lingue locali, cerchiamo allora di capire quali sono i caratteri di unicità delle lingue locali e dei dialetti
Come parliamo: lingue ufficiali, lingue minoritarie, dialetti
Le lingue parlate nel mondo sono più di 6000, ma quelle ufficiali sono solo 225, coincidenti più o meno con il numero degli stati mondiali. Tutte le altre, cioè il restante 96%, sono lingue minoritarie o dialetti, cioè idiomi usati da una piccola parte della popolazione. La maggior parte della popolazione mondiale usa dunque normalmente più di una lingua: la nostra condizione naturale è il plurilinguismo, non il monolinguismo.
Le lingue minoritarie sono lingue che sono state riconosciute dalla Costituzione e dalla legge 482/1999, nello specifico “la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.” In Trentino queste lingue sono le germaniche (il mocheno e il cimbro), ed il ladino. Tutte le lingue non comprese in questa legge sono definite dialetti. Quello che le distingue non sono le caratteristiche linguistiche in sè, ma motivi sociali, storici, economici e politici.
In molti territori si ha una compresenza dei tre sistemi linguistici: si parla in questo caso di luoghi con un ampio repertorio linguistico.
Il dialetto si può definire come una sfumatura diversa della lingua ufficiale, di uso prevalentemente orale, basata su caratteristiche quali cadenza, inflessione, accento, pronuncia. Un altro elemento di riconoscibilità del dialetto è dato dal lessico: un dialetto presenta una minima percentuale di termini specifici legati agli usi amministrativi, scientifici e tecnici, prediligendo termini ritenuti utili nell’uso comune dalla popolazione parlante.
In molti territori si ha una compresenza dei tre sistemi linguistici: si parla in questo caso di luoghi con un ampio repertorio linguistico. Questa biodiversità linguistica è una grande ricchezza in termini culturali e sociali, ma anche storici ed antropologici.
E’ curioso notare come in questi territori di compresenza di più lingue o dialetti la popolazione attribuisce in modo spontaneo ad ogni lingua presente una funzione specifica. In Trentino ad esempio in alcune zone coesistono l’italiano, il dialetto trentino e una lingua minoritaria, che coesistono nella quotidianità delle persone ma che vengono utilizzate selettivamente a seconda dei contesti e delle funzioni.
Una lingua non è solo un modo di comunicare: è rappresentare la realtà
Questo è dovuto al fatto che la lingua non è solo uno strumento passivo di comunicazione, ma un vero e proprio modo di esprimere chi siamo. La lingua che usiamo, in primo luogo (lingua ufficiale? dialetto? lingua minoritaria?) ma anche il lessico e la sintassi, sono fattori di base che delineano il nostro status, la nostra cultura, la nostra storia.
Non siamo solo noi che usiamo una lingua, ma la lingua stessa plasma il nostro modo di stare, di relazionarci, di pensare. Potremmo dire che il modo in cui parliamo costruisce piano piano quello che noi siamo. Le nostre scelte in ambito di utilizzo della lingua sono per questo importanti nella nostra costruzione di identità.
I linguisti definiscono la lingua come “un sistema di simboli vocali attraverso i quali gli individui rappresentano la realtà”. La lingua quindi è uno strumento non solo di rappresentazione del mondo, ma anche di conoscenza del mondo stesso. Infatti le cose esistono solo nel momento in cui le definiamo: la mancanza di una parola per definire un oggetto, un sentimento, una situazione determina l’impossibilità per il nostro cervello di registrarla come reale, e quindi di vederla. Pensiamo al concetto di paesaggio, parola attinta dal francese sconosciuta in Italia fino al 1500: solo dal momento in cui questa parola entra in Italia i pittori iniziarono a dipingere paesaggi, in quanto prima, anche se lo facevano, l’assenza della sua definizione non rendeva la pittura di paesaggio riconoscibile e quindi, di fatto, non esisteva.
Crediti: Global connection clipart, people illustration. Free public domain CC0 image.
Dialetti e lingue minoritarie: dove si dà voce all’essenza del luogo
Nel caso dei dialetti e delle lingue minoritarie, in particolare, i significati sono strettamente legati alla specificità di un luogo: si pensi a come siano in dialetto certi toponimi dei nostri territori, o come certi termini legati a professioni, mestieri, fenomeni atmosferici, ma anche a come sfumature di significato di stati d’animo o appellativi non trovino una traduzione perfetta in italiano. Come tradurremmo “rebùf“? E “slaìzero“? E “gaver rispét“?
Più della lingua ufficiale, il dialetto, per sua natura non codificato, è più elastico e più permeabile al senso strettamente locale, risponde ai bisogni di utilizzo di chi abita in quel luogo.
Capiamo quindi perchè la perdita di certi termini dialettali determina quindi l’oblio anche dei corrispondenti elementi di realtà che magari in italiano non trovano traduzione (chi usa più il termine bazilon, che sta ad indicare il bastone a cui si attaccavano i secchi per portare l’acqua dalle fontane?). In questo senso si definisce oggi estremamente grave la perdita dei dialetti: nel dimenticare parole cancelliamo anche pezzetti di realtà che senza opportuna definizione non vedremo più.
Più della lingua ufficiale, il dialetto, per sua natura non codificato, è più elastico e più permeabile al senso strettamente locale, risponde ai bisogni di utilizzo di chi abita in quel luogo.
La biodiversità linguistica come risorsa
Si tratta però di un patrimonio a rischio scomparsa: l’UNESCO ha stimato nel 2024 che delle 6000 lingue presenti nel mondo, il 40% siano a rischio estinzione.
Crediti: Michele Purin, fototeca Federazione Trentina Pro Loco
Tale rischio dipende in larga parte da un fattore su cui non abbiamo margine di azione, e cioè il processo di globalizzazione che interessa anche i centri più periferici. Tuttavia, c’è un fattore su cui è possibile intervenire: l’età media di coloro che parlano la lingua o il dialetto. Varie sono le proposte attivate sia a livello internazionale che locale per aumentare la percentuale di giovani che acquisiscono la padronanza e utilizzano quotidianamente una lingua, incentivando la trasmissione per via orale o scritta. Tra queste, la Risoluzione del 2013 del Parlamento Europeo che invita gli Stati membri e la Commissione a promuovere e tutelare le espressioni culturali e linguistiche, e a sviluppare programmi che incoraggino il rispetto e la tolleranza verso le comunità linguistiche ed etniche a rischio di estinzione.
E’ un impegno che anche l’UNPLI si è assunta, con due progetti principali attivi dal 2013: la Giornata nazionale del dialetto, che festeggiamo oggi, ed il premio Salva la tua lingua locale, il più importante riconoscimento letterario in Italia dedicato al dialetto in tutte le sue forme.
La sfida per i prossimi anni sarà agire sul piano culturale per riuscire a instaurare canali di contatto per dare un senso anche per i giovani per parlare dialetto. Intanto essere consapevoli del valore di quello che si ha in mano (o meglio, sulla lingua!), può essere un punto di partenza.
A Dro, il tessuto associativo locale si è mobilitato a seguito di una grave perdita per la comunità. Tra le realtà coinvolte anche la Pro Loco, che ha scelto di manifestare la propria vicinanza attraverso un sostegno tangibile. Un percorso collettivo che ha portato a traguardi significativi e, per certi versi, inaspettati.
di Petra Gaboardi
Nel mondo del volontariato, le associazioni non camminano mai da sole: si incontrano, collaborano e costruiscono reti di supporto reciproco. Proprio partendo da questo spirito, la Pro Loco Sant’Antonio Dro, da sempre attenta alle vulnerabilità della propria comunità, ha organizzato il Natale 2025.
Lo scorso anno, la scomparsa di Melany, una bimba di 10 anni colpita da una rara malattia genetica, ha segnato profondamente il paese. Da questo dolore condiviso è nata un’iniziativa significativa e solidale: la Pro Loco ha scelto di dedicare la sua edizione natalizia alla ricerca oncologica pediatrica. È stato perciò organizzato lo spettacolo teatrale “Bon Nadal e Allegria!”, una serata animata dall’ironia e dalla spontaneità coinvolgente della comica trentina Loredana Cont. L’evento si è trasformato in uno strumento di sensibilizzazione, capace di dare voce a contenuti pregni di valore sociale e umano. A questo gesto simbolico si è affiancato un impegno concreto: infatti, il ricavato della serata è stato interamente devoluto all’associazione “Il Giardino della Ricerca ODV”.
Il momento conclusivo dello spettacolo “Bon Nadal e Allegria”
“Si tratta di un’associazione formata da un gruppo di genitori che hanno avuto in comune la brutta esperienza di vivere la malattia di un figlio e che, spinti dal desiderio di fare di più, raccolgono fondi per finanziare progetti di ricerca legati al mondo dei tumori e dei sarcomi rari” ci raccontano Stefano ed Emanuela, la mamma e il papà di Melany che si sono rivolti all’ospedale di Padova per le cure della loro bambina e che hanno voluto portare la realtà del “Giardino della Ricerca ODV” a casa loro, in Trentino. L’associazione è oggi un Ente del Terzo Settore riconosciuto e si pone l’obiettivo di sostenere bambini e adolescenti affetti da sarcoma e le loro famiglie, offrendo supporto economico, strumentazioni mediche e attività educative e ricreative. Questa coraggiosa famiglia comunitaria dimostra che la sinergia con altre associazioni e l’azione sono necessarie per fronteggiare il paralizzante senso di impotenza e per cercare delle soluzioni e delle nuove terapie efficaci.
La sinergia con altre associazioni e l’azione sono necessarie per fronteggiare il paralizzante senso di impotenza.
Lo stand informativo dell’associazione durante l’evento “Facciamo goal per la ricerca”
Negli ultimi anni, anche i genitori di Melany hanno scelto di trasformare parte della loro sofferenza in un impegno attivo e altruistico, dando vita a una manifestazione di due giorni, intitolata “Facciamo goal per la ricerca”. L’iniziativa si traduce in un torneo di calcio dedicato ai bambini, affiancato da serate musicali e da un’area dove è possibile mangiare e bere in compagnia. Anche in questa occasione, l’intero ricavato dell’evento viene donato al “Giardino della Ricerca ODV” e, in soli tre anni, ha permesso di raccogliere complessivamente 50 mila euro. Un risultato davvero sorprendente.
“All’interno di questa manifestazione abbiamo chiesto la partecipazione fondamentale di altre realtà, tra cui Pro Loco Sant’Antonio Dro, che è si è sempre dimostrata molto disponibile in tutto, contribuendo sia con l’attrezzatura sia con il supporto all’organizzazione dell’evento”. Fin da subito, questa famiglia ha trovato da parte del Presidente della Pro Loco e da tutti i volontari una sincera sensibilità e un effettivo sostegno. L’aiuto è arrivato sia da membri della comunità che conoscono direttamente la famiglia Matteotti ma anche da chi, mosso non da un legame affettivo, ha agito spinto da un profondo senso di empatia.
Le squadre in campo
Alla luce di ciò, i genitori di Melany hanno deciso di mettersi in gioco e avviare un’associazione analoga al “Giardino della Ricerca ODV”, con l’intento di informare su questa tematica, delicata e spesso silenziosa, la comunità locale nel proprio territorio e di fornire aiuto operativo all’associazione veneta. In programma c’è la creazione di un fondo destinato a sostenere le famiglie sotto molteplici punti di vista: dal supporto psicologico, all’accelerazione dei percorsi diagnostici, fino all’orientamento dei bambini e dei ragazzi verso i centri più adatti in base alla tipologia specifica di malattia. “L’arcobaleno di Melany” è il nome che è stato scelto per l’associazione nascente, che sarà operativa a partire da marzo 2026.
Questa storia ci insegna che non occorre condividere le stesse esperienze per riuscire a comprendersi e starsi accanto, e ci fa capire cosa significa davvero sentirsi parte di una comunità. Il senso di appartenenza non si misura solo nei momenti di gioia e festa, ma soprattutto nella capacità di esserci nei momenti in cui le sfide, anche per i singoli membri della collettività, si fanno più difficili.
Una raccolta firme contro la violenza di genere promossa da Rete EducAzione per la Parità di Genere, a cui la Pro Loco di Ala e la Federazione trentina Pro Loco hanno aderito con entusiasmo. Un piccolo gesto concreto per sensibilizzare i ragazzi delle scuole, che saranno gli adulti di domani.
Una buona prassi che tutte le Pro Loco possono fare loro!
Da anni, la Pro Loco di Ala si distingue per un’attenzione particolare verso la sensibilizzazione contro la violenza di genere, in particolare diretta verso i più giovani.
Vi avevamo già raccontato nel 2024 del loro progetto “Mi “difendo” dal tuo amore”, che ha portato nelle scuole il tema della violenza di genere per sensibilizzare giovani ragazzi e ragazze.
Nel 2025, la Pro Loco di Ala ha fatto un ulteriore passo, aderendo alla raccolta firme promossa dalla Rete EducAzione per la Parità di Genere, la cui finalità è quella di supportare una proposta di legge di iniziativa popolare per integrare la Legge provinciale sulla scuola (7 agosto 2006, n. 5) per rafforzare l’impegno educativo delle scuole sui temi della parità, del rispetto e delle relazioni non violente.
Per promuovere questa iniziativa, la Pro Loco ha allestito un punto di raccolta durante l’evento “Natale nei Palazzi Barocchi” lo scorso 6 dicembre.
Il vicepresidente della Pro Loco di Ala Domenico Bazzanella ci ha illustrato di più su questa iniziativa e sugli obiettivi che intende raggiungere.
La vostra Pro Loco ha aderito alla raccolta firme per l’educazione alla parità di genere. Che cosa vi ha spinto verso questa direzione?
La nostra è una Pro Loco attiva da anni su questo tema. Dal 2021, infatti, organizziamo serate, progetti ed eventi sul tema della prevenzione alla violenza di genere e parità dei sessi. Tramite la dottoressa Cavalloro, referente del progetto, si è accennato a questa rete di associazioni e alla raccolta firme. Come Pro Loco, promuovere l’eguaglianza è alla base del nostro fare, e da questo interesse comune è nata questa collaborazione.
Ci racconta com’è andata la raccolta firme? Come ha reagito la cittadinanza?
La raccolta firme è stata allestita sabato 6 dicembre dalle 10 alle 19. Alle 19 avevamo terminato tutti i moduli! Possiamo dire che è andata benissimo. L’iniziativa era stata girata a vari gruppi e associazioni, in modo da raggiungere più persone possibili. La risposta è stata molto positiva ed è stata una grande soddisfazione. Hanno firmato tra le 300 e le 350 persone.
Durante la giornata, la dottoressa Francesca Parolari è stata l’autenticatrice, occupandosi del banchetto. I volontari della nostra Pro Loco hanno fornito supporto amministrativo.
In che modo le Pro Loco possono essere parte attiva della promozione della parità di genere?
Le Pro Loco svolgono un ruolo fondamentale in quanto hanno ampio consenso nel territorio. Tramite le serate che organizziamo, si possono trasmettere messaggi importanti alla popolazione più ampia. Come ribadiamo da anni, non serve parlare di violenza di genere solo a novembre, ma durante tutto l’anno. Difatti, stiamo già lavorando ad una serata che faremo a marzo. Continuiamo su questa strada e la cittadinanza risponde bene. Pensiamo che sia fondamentale lavorare e parlare con i giovani, sin dalle scuole dall’infanzia.
La vostra Pro Loco ha un lungo percorso di sensibilizzazione contro la violenza di genere. Quali sono state, negli anni, le vostre iniziative principali?
Dal 2021, siamo attivi con l’iniziativa “Codice Rosso”, che ogni anno propone una serie di incontri e dibattiti in prossimità del 25 novembre. Nel 2024, invece, abbiamo iniziato con il progetto per i ragazzi delle scuole medie di Villalagarina e Mori. Successivamente, il progetto è stato riformulato ed allargato anche alle scuole d’infanzia e scuole medie. In tutto, abbiamo raggiunto 7 scuole dell’infanzia. L’idea di base è quella di educare al rispetto dell’altro e alla condivisione attraverso il gioco, i racconti e le fiabe. Naturalmente, siamo sempre assistiti da professionisti del settore, come avvocati e magistrati, che ci aiutano con la preparazione degli eventi.
Che consiglio darebbe a una Pro Loco o associazione che volesse intraprendere questo percorso di sensibilizzazione sociale?
Quello che posso ricordare a tutti è che la soddisfazione più grande del volontario è quella di sapere di star impiegando il proprio tempo aiutando qualcuno. Talvolta si deve togliere tempo alla famiglia, ma il volontariato secondo me è poter dire di aver fatto qualcosa per gli altri. Ogni Pro Loco condivide questo pensiero, e suggerisco di seguirlo. Essere una Pro Loco non ha a che fare solo con feste o sagre: anche aiutare gli altri fa parte del volontariato. Una cosa non esclude l’altra: sarebbe bello che le Pro Loco fossero capaci di fare entrambe.
Concludiamo quindi riprendendo la riflessione di Domenico Bazzanella: alla base del volontariato vi è anche l’idea di aiutare gli altri.
Questo aiuto non si esprime soltanto nel sostegno diretto alle persone in difficoltà, ma anche nell’impegno quotidiano per la promozione dei valori dell’uguaglianza e del rispetto reciproco. In questo senso, le Pro Loco possono avere una marcia in più: trovandosi a stretto contatto con la cittadinanza, esse sono in una posizione privilegiata per intercettare i bisogni del territorio e favorire la costruzione di legami sociali inclusivi e partecipativi.
Un passo dopo l’altro l’associazione DREAM APSsta realizzando il suo suo sogno, quello di promuovere l’inclusione lavorativa e sociale delle persone con disabilità, per costruire più opportunità per tutti. Anche grazie a collaborazioni vincenti, come quelle con le Pro Loco.
Dream Aps, associazione senza scopo di lucro di Arco, nasce con un obiettivo molto chiaro: promuovere l’inclusione lavorativa e sociale delle persone con disabilità, per la costruzione di una realtà che offra più opportunità.
“Mio figlio Giuseppe ha una disabilità grave” ci spiega Daniela Vassallo, presidente dell’associazione“però, è sempre riuscito ad esprimersi attraverso la cucina: pentole, padelle, mestoli sono diventati fedeli alleati nel suo percorso di vita. Ma, terminata la scuola alberghiera, si è aperto un vuoto lavorativo”.
Che fare? Da lì per Daniela, Giuseppe, la sua famiglia e altre famiglie accomunate dalla medesima esigenza, è cominciato un percorso fatto di confronti con altre realtà simili. Poi la decisione di fondare Dream: “Dream rappresenta un sogno, quello di un laboratorio dove l’arte culinaria e l’ambiente lavorativo possano permettere l’espressione dei talenti di tutti, con particolare attenzione alle loro esigenze. C’è bisogno di una visione che vada al di là della terapia: l’autonomia e l’empowerment delle persone con difficoltà e disabilità, incoraggiandone l’indipendenza, l’autoefficacia e la consapevolezza di avere un ruolo attivo nella società sono per noi valori fondamentali”.
I ragazzi di Dream al lavoro
Così è partita un’avventura che li ha portati a ristrutturare una cucina rendendola al 100% accessibile, organizzata secondo i desideri e le esigenze dei ragazzi, ad elaborare menù alla portata di tutti i palati, a confrontarsi con le ricette della tradizione e a servirle nel corso di eventi, mercatini e catering.
L’ultima, ambiziosa sfida dei ragazzi e della squadra dei volontari che li supportano, è quella di aprire una mensa dedicata ad anziani soli e persone in difficoltà economica: “una mensa di comunità per abbattere le solitudini” commenta Daniela. L’appuntamento è fissato per febbraio 2026.
Come nasce la sinergia con le Pro Loco?
L’associazione ha cominciato a collaborare con le Pro Loco a partire dall’anno scorso, quando la Pro Loco di Dro l’ha coinvolta per realizzare dei biscotti con la tipica prugna del territorio.
Prodotti a chilometro 0, ricette della tradizione, scelta delle materie prime sono stati gli ingredienti vincenti per un evento che si è rivelato un successo. La voce si è sparsa fino a giungere alle orecchie della Federazione delle proloco.
Ed ecco che durante i due giorni dell’evento “Patrimonio che vive” il 15 e il 16 novembre scorso i ragazzi di Dream sono stati coinvolti nella gestione di due momenti buffet: uno durante la pausa caffè del sabato dove sono state servite torte e strudel e una durante il pranzo della domenica che ha visto protagonisti orzotto, pizze, focacce, frittate e un dolce.
I ragazzi di Dream ai mercatini
“Per la federazione è stata una scelta simbolica affidare il catering di un evento così grosso ad un progetto di inclusione di questo tipo” commenta Oriana Bosco, responsabile comunicazione e ufficio stampa della Federazione “questa collaborazione è stata una soddisfazione per entrambe le parti e ci auguriamo che possa sensibilizzare anche altre Pro Loco a far lavorare questi ragazzi. Si è trattato di un servizio catering con un valore aggiunto, un’adesione valoriale reciproca e una scelta politica da parte della federazione”.
Foto di gruppo
Per chi volesse farlo, è possibile sostenere questa realtà, non solo prendendone parte attivamente come volontari o affidando loro il servizio catering di eventi e la realizzazione di pacchi-regalo, ma anche donando
Trovi tutte le informazioni su https://dreamaps.it/