L’incendio che 142 anni fa devastò Castel Condino, nella celebrazione del ricordo portata avanti dai volontari della Pro Loco con le altre associazioni locali, diventa elemento di coesione della comunità.
Centoquarantadue anni fa, un terribile incendio devastò gran parte delle abitazioni di Castel Condino, in Valle del Chiese.
Era il 31 gennaio 1884 ed, in pieno inverno, tutte le case avevano scorte di paglia, legna e fieno per la stagione fredda. Quando due bambini del paese, per errore, diedero origine a un piccolo incendio nella paglia e nel fieno accatastati sull’aia di casa, presto questo si propagò per tutto il paese, dove numerose abitazioni furono costruite una di fianco all’altra.
Il paese allora contava più di 1000 abitanti, a differenza dei poco più di duecento di oggi. Inutili i tentativi di spegnere l’incendio con la poca acqua a disposizione, gli abitanti furono costretti a salvare ciò che potevano tra persone, animali e oggetti personali. Solo il piccolo gruppo di case in località “Nose”, la chiesa, il campanile e la canonica ne uscirono indenni, mentre il resto del paese fu completamente distrutto dal rogo.
A seguito della tragedia, il Comune ricevette alcune donazioni e acquistò una pompa per incendi, da usare in caso di bisogno. Poco dopo, venne deciso di celebrare ogni anno al 31 gennaio, l’anniversario del tragico ’incendio.
Un momento della festa dei Brusin
Questa iniziativa prese poi nei decenni a venire il suo carattere festivo: “la festa dei Brusin”, che viene celebrata ancora oggi. La più recente edizione, quella del 31 gennaio 2026, ha visto la partecipazione di più di cento persone, ancora impegnate a ricordare, dopo più di centoquaranta anni, quel disastroso evento che mise in ginocchio la comunità di Castel Condino.
“Unendo il ricordo di un evento tragico ad un’occasione di convivialità, i cittadini di anno in anno rafforzano la memoria e lo spirito comunitario.”
Con Luca Simoni, presidente della Pro Loco di Castel Condino, abbiamo parlato di questa celebrazione, e del significato che questa ha per gli abitanti odierni del paese.
Sabato 31 gennaio avete commemorato l’incendio storico che colpì il vostro paese. Ci può raccontare più nel preciso che cosa accade dal punto di vista storico?
La celebrazione si è originata dopo l’incendio del 31 gennaio 1884. L’incendio, partito da una casa, aveva distrutto tutto il paese tranne un piccolo gruppo di abitazioni, la chiesa e la canonica. Ai tempi. tutte le case del paese erano vicine e perciò sono state quasi tutte distrutte. Dopo questo evento, secondo gli storici, da subito si è iniziato a celebrare il ricordo dell’incendio.
Celebrazione per il ricordo dei “Brusign”, le vittime dell’incendio che distrusse Castel Condino
Per quale motivo volete ricordare questo evento? Negli anni, la commemorazione è cambiata?
Si tratta di un qualcosa che, nella nostra Pro Loco, è sempre stato portato avanti dai vecchi membri. L’obiettivo è quello di portare avanti il ricordo e la tradizione. Negli anni, infatti, la “festa de Brusign” ha sempre mantenuto la stessa struttura.
Com’è strutturata la “festa de Brusign”?
Quest’anno, la festa si è aperta con la presentazione di un libro della scrittrice Daniela Palumbo. Successivamente, si è tenuta la messa con la partecipazione dell’amministrazione comunale ed il corpo dei vigili del fuoco. Infine, la serata si è conclusa con una cena comunitaria a base di canederli. In tutto, hanno partecipato tra le 100 e le 150 persone.
Che ruolo ha la vostra Pro Loco durante questa commemorazione?
La Pro Loco di Castel Condino si è occupata di organizzare l’evento e di preparare la cena a base di canederli.Come tutti gli anni, è andata bene ed ha visto una grande partecipazione da parte della comunità.
La “festa de Brusign”, arrivata nel 2026 alla sua centoquarantaduesima edizione, è dunque diventata una celebrazione tradizionale di Castel Condino e della sua Pro Loco.
Unendo il ricordo di un evento tragico ad un’occasione di convivialità, i cittadini di anno in anno rafforzano la memoria e lo spirito comunitario di questo piccolo paese della Valle del Chiese, trasmettendo questa importante tradizione di generazione in generazione.
Tornano le maschere tradizionali del Carnevale di Valfloriana, adottato dalla locale Pro Loco, che ha fatto diventare questo rito antico un elemento in cui la comunità si riconosce.
A Valfloriana è iniziato il conto alla rovescia per uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: il Carnevale Tradizionale di Valfloriana, che torna sabato grasso, che cade il 14 febbraio.
Si tratta di un’usanza antica, che un gruppo di volontari diventati Pro Loco 2 anni fa, porta avanti con passione ed entusiasmo, con l’obiettivo non solo di non far cadere in disuso questa tradizione molto amata ma di creare momenti di aggregazione tra gli abitanti, sparpagliati tra le 11 frazioni di Valfloriana.
Il corteo del Carnevale di Valfloriana
Si tratta di un corteo spontaneo in cui i figuranti nelle loro maschere tradizionali si danno appuntamento la mattina del sabato al punto di ritrovo e che si spostano a piedi da una frazione all’altra, di casa in casa, di famiglia in famiglia.
Protagonisti della sfilata, che richiama lo storico rito dei cortei nuziali, sono le maschere storiche con i loro costumi sgargianti, le caratteristiche “facere” in legno scolpite a mano da artigiani del posto, Matòci, Arlechini, Sonadori, Bèle, Sposi e Paiàci.
Il Matòcio
Apre e guida il corteo la figura del Matòcio, con la “facera” e in vita il “bronzin”. Il suo vestito è composto da un completo scuro adornato da pizzi, nastri e coccarde. Con la voce in falsetto avanza nella frazione dove viene fermato dai paesani, sottoponendolo al famoso battibecco detto “contrest”. Seguono gli Arlechini, eleganti, con copricapo appuntito e colorato, detto “capucia” danzano al suono delle fisarmoniche al ritmo della marcetta del Carnevale. Con il loro vestito bianco adorno di nastri e fiori, volteggiando il loro fazzoletto tra le mani.
“Una tradizione che viene rinnovata con l’apporto creativo della sua comunità non si perde, anzi grazie all’incontro tra passato e presente diventa un filo rosso che unisce le generazioni.”
I Sonadori rappresentano il gruppo musicale che con le fisarmoniche accompagna la sfilata, grandi e piccini che fanno risuonare in tutte le frazioni la marcetta tipica del carnevale. Si continua con i Sposi, la coppia, dove uomo e donna sono vestiti con ruoli invertiti (l’uomo da sposa, la donna da sposo). Rappresentano il centro del corto nuziale, con le Bèle, ovvero gli invitati a nozze. Queste figure sono seguite dai Paiàci, anch’essi con la “facera” in legno, che animano il corteo inscenando sketch satirici muti sulla vita del paese, coinvolgendo l’intera popolazione.
Gli Arlechini e i Sonadori
Il momento clou del carnevale è la sfilata del sabato grasso, che quest’anno ricorre il 14 febbraio. Si parte alle ore 10 da Sicina, nella parte più alta del paese, per spostarsi poi nel corso della giornata in altre 6-7 frazioni, fino all’arrivo in località Villaggio verso le 17. Ogni tappa è accompagnata da un momento conviviale in cui si possono assaggiare le specialità del territorio, dalla colazione alla merenda, fino al pranzo a Montalbiano con i piatti di polenta, spezzatino e formaggio.
Un momento del Carnevale di Valfloriana
Tra balli, scherzi e maschere colorate, questo carnevale che la Pro Loco ha adottato, è diventato uno dei più importanti elementi in cui la comunità si riconosce.
Una tradizione che viene rinnovata con l’apporto creativo della sua comunità non si perde, anzi grazie all’incontro tra passato e presente diventa un filo rosso che unisce le generazioni.
Il Carnevale di Arco nel 2026 festeggia i 150 anni di vita. Un a manifestazione storica, che quest’anno si presenta con tante novità, tra cui una torta davvero speciale
Giunge alla sua centocinquantesima edizione il Carnevale di Arco, storica manifestazione nata nel 1876 nei salotti della classe nobile asburgica e che nel corso del tempo ha attraversato cambi di nazionalità e di governi, guerre, crisi, cambiamenti epocali fino a giungere ai giorni nostri.
A raccontarci questa storia è Mario Matteotti presidente della giovane Pro Loco di Arco.“Tagliare questo traguardo è una grandissima soddisfazione” ci spiega con la voce piena di gioia, senza trascurare però la fatica legata ad una continua innovazione nelle proposte di questa manifestazione.
Edizione dell’anno 1952 del carnevale di Arco
Una manifestazione che, attraversando periodi ed epoche storiche, è cambiata, è cresciuta, si è evoluta ed adattata ai cambiamenti della comunità e della città. La tradizionale sfilata dei maestosi carri allegorici, nata a metà Novecento e perdurata fino al 2022, infatti, a causa delle normative esistenti e ai vincoli stradali, è stata sostituita con delle forme di intrattenimento statiche: tre teatri posizionati nelle piazze del centro storico della città, sui quali, a partire da sabato 7 gennaio e nel corso delle 5 giornate di festa di questa edizione si susseguiranno 18 spettacoli, tutti gratuiti.
Carri del Carnevale di Arco
L’attenzione ai bambini, però, non è mutata, come non è mutato un ingrediente immancabile nella realizzazione di questo grande evento: la satira.
Una fitta rete di eventi e professionisti dello spettacolo animeranno il cuore della città per soddisfare i gusti di qualsiasi spettatore. La grande novità di quest’anno? Una torta di compleanno da record per accontentare anche i palati più esigenti! Lunga 150 m, guarnita di crema chantilly e gocce di cioccolato, vi aspetterà domenica 15 febbraio alle 14.30, presentata dallo chef Marcello Franceschi.
Un momento del Carnevale di Arco
“Festeggiare i centocinquant’anni del Carnevale è un traguardo che ha una forte valenza storica ma anche sociale, perché quasi ogni persona della città ha lavorato, direttamente o indirettamente, alla sua realizzazione” ci racconta Mario. Una festa radicata nella storia, nel cuore, nell’anima della città di Arco, un evento che parla a generazioni diverse includendo sensibilità differenti. Quest’anno la Pro Loco è infatti riuscita a coinvolgere altre associazioni locali nella realizzazione dell’evento (Gruppo Alpini, associazione dell’oratorio, Gruppo giovani, scout, Associazione ReMove), preziose collaborazioni che dimostrano la disponibilità degli abitanti alla vita della città e la forza del fare rete.
Carnevale di Arco nel 1970
Il segreto della longevità di questa manifestazione? “Per poter continuare a proporre il Carnevale, non solo è necessario cambiare sempre, rinnovare le proposte e gli eventi” conclude Mario “ma alla base di tutto c’è un profondo affetto e attaccamento alla propria città” conclude.
“Il segreto della longevità di questa manifestazione? Alla base di tutto c’è un profondo affetto e attaccamento alla propria città”
Ad altri centocinquant’anni (e più) di questa meravigliosa avventura: complimenti!
I volontari della Pro Loco di Madrano Canzolino sanno tessere legami, tra vicini, tra generazioni diverse, tra chi abita questi luoghi e chi vi è di passaggio. Perché la stessa Pro Loco è comunità.
Madrano e Canzolino sono due frazioni del Comune di Pergine Valsugana, in cui 9 anni fa è nata la Pro Loco di Madrano Canzolino, un gruppo che ha messo al centro del suo fare Pro Loco l’arte, le tradizioni e una grande attenzione alle nuove generazioni.
Abbiamo fatto una chiacchierata con Carla Sartori, presidente della Pro Loco dal 2024. Ecco cosa ci ha raccontato.
Sfoiò e filò della Pro Loco di Madrano Canzolino
Cosa ci puoi raccontare della Pro Loco?
Gli abitanti delle due frazioni hanno sempre collaborato fra di loro, soprattutto nell’ambito sportivo. Però volevamo qualcosa che andasse oltre lo sport, volevamo organizzare eventi per fare comunità e accogliere i nuovi residenti, che negli ultimi anni sono aumentati molto. A giugno 2017 ci siamo associati e abbiamo fondato la Pro Loco. Abbiamo scelto un logo che ben rappresenti le due frazioni e cioè il loro soprannome, – una famiglia di rane – per Canzolino e croti (rospi) per Madrano. L’attuale direttivo è stato eletto nel marzo 2024 ed è formato da 7 consiglieri, tra cui anche tre giovani, che hanno portato idee nuove e tanta energia.
Organizzare una Pro Loco non è semplice: serve tempo, dedizione, impegno e l’aiuto di tutti i volontari, che sono il cuore della PL. Ognuno di noi ha un ruolo preciso, ma nessuno è un professionista: impariamo facendo esperienza e cerchiamo di migliorare ogni volta. Io come presidente dedico parecchie ore alla gestione della Pro Loco, tra amministrazione, coordinazione delle attività programmate, collaborazione con il Comune e altre realtà locali, come l’Azienda per il Turismo, le associazioni, la Federazione trentina delle Pro Loco, la cittadinanza. E’ davvero un ruolo centrale per la promozione del territorio e fare comunità.
Un momento di Sfoiò e filò 2025
I vostri eventi principali parlano di arte e tradizioni di sti ani, perché questa scelta?
Abbiamo scelto arte e tradizioni nei nostri due eventi principali, perché crediamo che siano un modo bellissimo per far conoscere il nostro territorio e per unire le persone.
Ci siamo interrogati sul significato di Pro Loco e su cosa avremmo potuto fare per promuovere cultura e tradizione. Un grande aiuto ci è arrivato dalle storie dei nostri genitori, con cui ci è venuta l’idea di dar vita all’eventoSfoiò e Filò. Lo Sfoiò era la tradizione contadina dello “sfogliare” cioè togliere le foglie che avvolgono le pannocchie. Questo non era solo un momento di lavoro, perché coinvolgeva diverse persone, che si riunivano e che facevano filò, cioè parlavano e chiacchieravano di tutto e di più, si faceva festa e poi si preparava la polenta.
Noi abbiamo voluto riportare questa tradizione nel nostro territorio, coinvolgendo gli anziani, che insegnano l’arte dello “sfoiar” ai bambini e creano giochi e bamboline con le pannocchie come facevano una volta. Alla festa partecipano anche artigiani locali, come il cestaio, allevatori, musicisti e animatori per i bambini.
È un evento semplice, che parla delle nostre radici e di tradizioni da tramandare, ma di cui siamo molto fieri, poiché è stato inserito nel portale del Patrimonio culturale immateriale nel 2025.
La Pro Loco è un punto di riferimento, è un legame, è la stessa comunità.
L’altro vostro evento Riflessi mini art fest è più collegato all’arte, con un nome estivo che richiama l’acqua dei due laghi di Madrano e Canzolino
Riflessi è un evento che unisce arte e natura. Gli artisti dipingono all’aperto, scolpiscono, fanno laboratori per grandi e bambini ed espongono le loro opere. C’è anche una gara di pittura plein air, proiezioni di video arte nella chiesa della Visitazione di Maria di Canzolino, con esposizione di opere pittoriche accompagnate da musica, street art e un laboratorio di poesia visiva.
L’evento Riflessi mini art fest
Avete un occhio di riguardo per le nuove generazioni. Cosa avete messo in campo per i più giovani?
Tutti gli anni il 12 dicembre organizziamo la “Strozega” di Santa Lucia, una camminata suggestiva ed emozionante per le vie e i vicoli di Madrano e Canzolino: i veri protagonisti sono i bambini, che trascinando barattoli di latta accompagnano Santa Lucia e l’asinello. La passeggiata si conclude nel piazzale della scuola elementare dove la santa distribuisce i doni ai bambini.
Coinvolgiamo gli alunni delle scuole in una vecchia usanza, ovvero “la Festa degli alberi”, anche e soprattutto per ripopolare la nostra zona che è stata duramente colpita dalla tempesta di Vaia.
Da alcuni anni abbiamo in gestione anche il campo da beach volley di Madrano, curato dai giovani soci della Pro Loco. Sono loro infatti che organizzano tornei di pallavolo e momenti di festa tra ragazzi.
Con l’associazione Plastic Free e altre realtà del territorio organizziamo giornate di pulizia, sensibilizzazione e riuso. Si tratta di educazione, di esempio, di comunità, per questo ci fa piacere quando a queste giornate vediamo partecipare giovani e bambini.
Anche questi sono momenti che fanno crescere la comunità. Se Riflessi e la Festa degli Alberi portano arte, creatività e bellezza, Sfoiò e Filò e la Strozega portano memoria, tradizione e identità mentre i tornei di pallavolo significano sport e aggregazione. Sono tanti modi diversi, ma complementari di raccontare chi siamo.
La Festa degli alberi con i bambini delle scuole
Cosa rappresenta la Pro Loco per la comunità?
Dietro ogni evento c’è un grande lavoro di squadra. Cerchiamo sempre di coinvolgere anche altre associazioni del territorio, come i ragazzi autistici di Casa Sebastiano, l’associazione di Orienteering Pergine, quella dei Pescatori, il Consorzio di miglioramento Fondiario e le scuole materna e primaria, perché sono loro il futuro della comunità e dei nostri paesi.
Ogni volontario è un valore aggiunto per la comunità: chi cucina, chi monta i gazebo, chi fa fotografie, chi dà una mano con i bambini.La Pro Loco è nata per far incontrare i vecchi e i nuovi residenti e farli sentire parte della comunità, in quanto negli ultimi anni c’è stato un notevole incremento demografico.
L’associazione inoltre è anche un ponte: tra generazioni, tra tradizione e modernità. È un modo per vivere le nostre frazioni e per creare legami tra generazioni diverse.
In un paese la Pro Loco è un punto di riferimento, è un legame, è la stessa comunità.
Siamo abituati a pensare alle Pro Loco come a spazi dove ci si diverte tra sagre e buon cibo, dove i ragazzi possono divertirsi e gli adulti ritrovare il contatto con le proprie radici. Ma i dati raccontano, in realtà, che le Pro Loco sono molto di più.
di Irene Coppa
Mi chiamo Irene, ho 21 anni, studio sociologia a Trento e ho fatto il mio tirocinio curriculare presso Federazione Trentina Pro Loco. Non conoscevo a fondo il mondo Pro Loco prima di questa esperienza, ma entrarci in punta di piedi ha reso la mia esperienza affascinante e istruttiva. Tra le cose che ho fatto durante il mio percorso in Federazione, ho avuto anche l’occasione di condurre un questionario per conoscere meglio queste realtà. Grazie alle 145 risposte ottenute, è stato possibile fare un’analisi approfondita delle caratteristiche più importanti di questa forma di associazionismo molto presente sul territorio trentino.
La composizione generazionale
I dati emersi sono preziosi perché restituiscono un’immagine delle Pro Loco che smentisce i luoghi comuni con cui sono spesso associate e ne fanno emergere la vera essenza.
Per cominciare, è affascinante il dato sulla composizione generazionale di queste associazioni. Sono composte, infatti, per il 27% da giovani under 30 e per il 45% da persone tra i 30 e i 59 anni, con un’età media di soli 43 anni. Questo dimostra che le Pro Loco sono ambienti giovani, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe. La maggior parte delle persone che le frequentano sono nel pieno della loro vita lavorativa e familiare, quindi sono ambienti vivi e dinamici. Il tema della convivenza intergenerazionale è sicuramente presente nelle Pro Loco, ma la partecipazione attiva dei giovani indica che sono realtà in continua evoluzione. Questa caratteristica le predispone a coesistere con i cambiamenti imponenti della nostra epoca, che spesso invece prevalgono e annientano realtà locali come queste. Allo stesso tempo, la grande operatività e organizzazione è mantenuta dalle fasce più adulte (over 60), che costituiscono il restante 28% del campione. È evidente, dunque, che ogni generazione in Pro Loco ricopra un ruolo fondamentale, scardinando gli stereotipi con cui queste realtà vengono spesso ritratte.
Il ruolo dei giovani e le competenze dei volontari
Questo impegno collettivo emerge chiaramente anche da un altro dato: il coinvolgimento dei ragazzi va ben oltre il semplice divertimento. Dal questionario è emerso che la dimensione della valorizzazione del territorio è tanto importante per i giovani, quanto lo è per adulti e veterani. Anche in questo caso, ogni fascia d’età rappresenta una grande risorsa per la Pro Loco: i giovani sperimentano, gli adulti costruiscono, i veterani mantengono. In questo modo, la valorizzazione del territorio, uno dei pilastri fondamentali di queste realtà, diventa anche terreno di scambio e punto di incontro tra diverse generazioni.
La dimensione della valorizzazione del territorio è tanto importante per i giovani, quanto lo è per adulti e veterani
A garantire questa solidità è anche l’elevato livello di istruzione dei volontari: oltre il 70% possiede un diploma o una laurea. Siamo di fronte a un volontariato qualificato che presenta ottime capacità organizzative, progettuali e comunicative. È proprio questa competenza a spiegare il successo dei grandi eventi che le Pro Loco riescono a sostenere con grande professionalità.
La dimensione collettiva
Ho lasciato per la fine l’aspetto più affascinante. In ogni risposta al questionario, da quelle a scelta multipla alla domanda aperta, i volontari esprimono un valore condiviso trasversalmente da tutte le generazioni: un senso di comunità molto profondo e radicato. Nelle Pro Loco la dimensione collettiva prevale completamente su quella individuale. In un mondo dove l’individualismo è sempre più forte, accentua le differenze e costruisce confini, le Pro Loco restano spazi di altruismo allo stato puro.
Al termine di questo percorso, è chiaro che le Pro Loco non sono solo custodi del passato, ma anche laboratori di futuro. Sono spazi rari di coesione sociale che abbiamo il dovere di sostenere e incoraggiare. Finché le tradizioni, i legami umani e le radici del nostro domani sono in mano a tanta passione e professionalità, possiamo contare sulla massima cura del territorio trentino.
In un mondo dove l’individualismo è sempre più forte, accentua le differenze e costruisce confini, le Pro Loco restano spazi di altruismo allo stato puro.