Nasce oggi YouTrend.it, un magazine web incentrato sui trend politici, sociali ed economici e sull’analisi dei mutamenti nell’opinione pubblica, nella società e nell’economia del nostro Paese. YouTrend nasce con una sua identità, quella di proporre analisi sulle tendenze sociali, economiche e politiche che coinvolgono l’Italia e il resto del mondo. «Abbiamo scelto di puntare su una gamma di temi molto ampia, dalla comunicazione alle elezioni, dalle prospettive di consumo alle dinamiche demografiche» dichiara Salvatore Borghese, caporedattore del magazine, «caratterizzandola però con un focus puntuale sui trend, più che sulle sensazioni; sulle analisi, più che sui commenti; sulle ricerche, più che sui copia-e-incolla». «La nostra stella polare saranno i numeri, i dati, le inchieste». A curare il progetto una redazione giovane, età media 26 anni, che include i fondatori del sito di analisi elettorali «Termometro Politico».
Le mappe dettagliatissime di Roma, Milano, Torino e tante altre città italiane, con i dati per sezione del referendum 2026
Come hanno votato i Parioli al referendum? E Scampia? E il centro di Milano rispetto alla periferia sud? Fino a oggi, per rispondere a domande come queste serviva consultare i dati grezzi del Ministero dell’Interno e incrociarli con le mappe delle sezioni elettorali: un lavoro accessibile solo agli addetti ai lavori. Da oggi non più.
YouTrend lancia cities.youtrend.it: una piattaforma interattiva e gratuita che permette a chiunque di esplorare la geografia del voto nelle 10 più grandi città italiane con il massimo livello di dettaglio disponibile, quello della singola sezione elettorale.
Lo strumento è semplice e intuitivo. Si sceglie una città, si naviga sulla mappa e si esplora il risultato del voto quartiere per quartiere, sezione per sezione. Una scala cromatica rende immediatamente leggibili le zone a prevalenza del Sì e quelle a prevalenza del No. Si può zoomare, spostarsi, cliccare sulle singole sezioni per vederne il dato numerico e confrontare a colpo d’occhio aree diverse della stessa città.
Le città attualmente disponibili sono le dieci più popolose d’Italia: Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Catania. I dati di partenza sono quelli del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura, svoltosi il 22-23 marzo 2026.
La sezione elettorale è la più piccola unità in cui viene scrutinato il voto: corrisponde tipicamente a un seggio, con qualche centinaio di elettori. È un livello di analisi che solitamente resta confinato negli studi accademici o nei database degli specialisti. Eppure è proprio a questa scala che emergono le fratture più interessanti: la distanza tra centro e periferia, tra quartieri benestanti e quartieri popolari, tra zone a forte identità politica e aree più fluide. Grazie al lavoro di Gabriele Pinto nella costruzione degli shapefile è possibile visualizzare nel dettaglio la geografia urbana delle principali città italiane.
Anche solo navigando le mappe per qualche minuto, emergono pattern che i risultati aggregati non possono mostrare. A Roma, per esempio, il No va molto meglio dentro il GRA che fuori, ma in alcuni rioni molto centrali e ai Parioli il Sì riesce a prevalere. A Milano il Sì vince solo nel Municipio 1, quello del Centro storico fino alla Circonvallazione interna. A Torino prevale in singole sezioni del Centro, della Crocetta e della Collina, senza mai conquistare un intero quartiere. A Napoli, dove la forza del Movimento 5 Stelle si somma all’elettorato progressista urbano, il No domina ovunque senza eccezioni: perfino a Posillipo, il quartiere più favorevole al Sì, il No lo supera di 11 punti.
Sono solo alcuni spunti: ogni città ha la sua storia, e lo strumento è pensato proprio per permettere a ciascuno di esplorarla in autonomia.
cities.youtrend.it nasce con i dati del referendum 2026 ma è pensato per crescere. L’obiettivo è aggiungere progressivamente nuove consultazioni – elezioni politiche, europee, comunali – e nuove città, costruendo nel tempo un atlante interattivo della geografia elettorale urbana italiana.
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l No ha vinto il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Gli italiani hanno dunque bocciato la riforma che prevedeva la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del CSM in due consigli distinti e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma. Si tratta di una sconfitta per il governo Meloni, che aveva fortemente voluto la revisione costituzionale approvata dal Parlamento.
Il risultato era stato anticipato da tutti gli istituti demoscopici alla chiusura dei seggi: l’instant poll YouTrend per Sky TG24 aveva dato il No tra il 49,5 e il 53,5%, e forchette simili erano arrivate da Opinio (Rai), Tecnè (Mediaset) e SWG (La7). Le proiezioni Opinio per la Rai danno ora il Sì al 46,4% e il No al 53,6%.
L’affluenza definitiva è del 58,9%, un dato che supera nettamente le due precedenti tornate elettorali nazionali: i referendum abrogativi del 2025 (29,8%) e le elezioni europee del 2024 (49,7%). Come emerso dall’analisi dei dati nel corso delle due giornate di voto, la mobilitazione del fronte del No ha superato il bacino elettorale tradizionale delle liste che lo sostenevano — un risultato che alle politiche 2022 e alle europee 2024 non era mai stato raggiunto dai partiti schierati contro la riforma. Secondo le stime Opinio, il 57,7% di chi non aveva votato alle europee 2024 ma è andato alle urne per il referendum ha scelto il No.
La partecipazione è stata maggiore nel Centro-Nord. Le province con l’affluenza più alta sono Firenze (70,0%), Bologna (69,2%), Siena (67,9%), Ravenna e Reggio Emilia (66,9%).
Secondo la stima YouTrend, il Sì vince in 3 regioni — Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto — mentre il No prevale in 13 regioni. In 4 regioni (Abruzzo, Trentino-Alto Adige, Umbria e Valle d’Aosta) l’esito è ancora incerto.
Il profilo anagrafico degli elettori conferma una frattura generazionale: secondo le stime Opinio, il No raggiunge il 61,1% tra gli under 34, mentre il Sì è avanti (50,7%) tra gli over 55.
L’instant poll YouTrend per Sky TG24 ha indagato anche le motivazioni di voto. Tra chi ha votato Sì, le ragioni di merito dominano in modo netto: il primo fattore citato è il sostegno alla separazione delle carriere (59%), seguito dalla divisione del CSM (35%) e dall’Alta Corte disciplinare (34%). I segnali di carattere più politico — il desiderio generico di modificare la Costituzione (24%) e il voto di sostegno al governo Meloni (18%) — si collocano in coda.
Il quadro è diverso per il fronte del No. La motivazione principale è il desiderio di non modificare la Costituzione (61%), segnale di un orientamento conservativo-istituzionale più che di opposizione politica contingente. Al secondo posto il contrasto al sorteggio dei componenti del CSM (39%), al terzo il voto di opposizione al governo Meloni (31%). Quasi irrilevante la quota di chi ha seguito le indicazioni di partito (7%) o si è opposto alla separazione delle carriere per sé (4%).
Complessivamente, il 69% degli elettori dichiara che sulla propria decisione di voto ha pesato di più il giudizio nel merito della riforma, contro il 28% che ha agito con la volontà di dare un segnale politico. La componente di voto politico è però più marcata tra chi ha votato No (34%) rispetto agli elettori del Sì (21%).
Nonostante la bocciatura della riforma, la maggioranza degli italiani (54%) ritiene che Giorgia Meloni dovrebbe continuare a guidare il governo. Solo il 26% chiede le dimissioni, mentre il 20% non si esprime. La frattura politica è marcata: l’87% degli elettori del Sì ritiene che Meloni debba restare, mentre tra gli elettori del No il 47% è favorevole alle dimissioni e il 37% pensa che debba restare.
È il quinto referendum costituzionale nella storia della Repubblica italiana, e il secondo — dopo quello del 2006 sulla devolution — a bocciare una riforma approvata dal Parlamento.
Articolo in aggiornamento con i dati definitivi dello spoglio.
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L’instant poll YouTrend per Sky TG24 dà il No tra il 49,5 e il 53,5%, il Sì tra il 46,5 e il 50,5%. Forchette simili per Opinio (Rai), Tecnè (Mediaset) e SWG (La7)
Alle 15:00 di lunedì 23 marzo, alla chiusura dei seggi, tutti gli istituti demoscopici danno il No in vantaggio al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.
L’instant poll YouTrend per Sky TG24 stima il Sì tra il 46,5 e il 50,5% e il No tra il 49,5 e il 53,5%, con un’affluenza stimata tra il 56 e il 60%. Forchette molto simili arrivano dagli altri tre rilevatori: l’exit poll Opinio per la Rai, l’intention poll Tecnè per Mediaset e l’exit poll SWG per La7 collocano tutti il Sì tra il 47 e il 51% e il No tra il 49 e il 53%.
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Le forchette si sovrappongono parzialmente, il che significa che il risultato finale potrebbe essere molto stretto. Ma il dato comune a tutte le rilevazioni è chiaro: il punto centrale delle stime è spostato verso il No, che parte in vantaggio di circa 2 punti percentuali.
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Se confermato dallo spoglio, sarebbe una bocciatura della riforma della giustizia voluta dal governo Meloni — la separazione delle carriere dei magistrati, lo sdoppiamento del CSM e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. I primi risultati reali sono attesi nelle prossime ore.
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Il dato diventa particolarmente significativo se confrontato con i voti ottenuti dai partiti alle ultime elezioni. Le liste che oggi sostengono il Sì — centrodestra più Azione e +Europa — avevano raccolto 15,7 milioni di voti alle politiche del 2022 e 12,7 milioni alle europee del 2024. Le liste schierate per il No — PD, M5S, AVS, Sinistra Italiana — si erano fermate a 11,2 milioni nel 2022 e a 9,6 milioni nel 2024.
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Questo significa che se dovesse vincere il No, il fronte contrario alla riforma otterrebbe più voti di quanti ne abbiano mai presi le liste che lo sostengono nelle ultime due tornate elettorali. Dovrebbe cioè conquistare una quota significativa di elettori che alle politiche e alle europee avevano scelto partiti diversi — o non avevano votato affatto.
Per il Sì, invece, la soglia del 50%+1 potrebbe essere raggiungibile anche restando al di sotto del proprio bacino storico, almeno rispetto alle politiche 2022.
Una dinamica che conferma come l’affluenza e la capacità di mobilitazione oltre i confini del proprio elettorato saranno i fattori decisivi di questa consultazione.
Nota: Italia Viva è per la libertà di voto al referendum, ma in questa analisi è considerata con il Sì perché alle politiche 2022 era in lista unica con Azione e alle europee 2024 con +Europa, entrambe schierate per il Sì.
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Alla chiusura dei seggi della prima giornata ha votato il 46,1% degli aventi diritto. Secondo la proiezione YouTrend, l’affluenza definitiva domani alle 15 sarà tra il 56 e il 60%.
Le province con l’affluenza maggiore restano quelle emiliane e toscane, con numeri in ulteriore crescita: Bologna al 57,0%, Firenze al 56,4%, Modena al 54,4%, Reggio Emilia al 54,0% e Prato al 53,9%.
Si conferma anche il trend delle province in maggiore crescita rispetto al referendum 2025, tutte concentrate nel Nord Est e in Lombardia: Verona 51,5% (+33,0), Brescia 52,2% (+32,0), Treviso 50,2% (+31,5), Vicenza 50,6% (+31,2), Sondrio 46,5% (+31,1).
Alle 23 il dato più alto si registra nelle grandi città: 48,7% nei comuni con oltre 100 mila abitanti (+21,9 vs Ref. 2025 | +7,0 vs Eur. 2024). I comuni tra 10 e 30 mila abitanti sono al 45,8% (+23,9 | +2,5), quelli tra 30 e 100 mila al 45,0% (+21,9 | +4,3), i piccoli comuni sotto i 10 mila al 44,9% (+24,8 | -3,1).
Per livello di istruzione, nei comuni con oltre il 20% di laureati l’affluenza è al 52,2% (+24,1 vs Ref. 2025 | +7,0 vs Eur. 2024), contro il 40,9% di quelli sotto il 10% (+22,8 | -2,1) — oltre 11 punti di differenza. Da notare che solo i comuni con la quota più alta di laureati superano il dato delle europee 2024.
Anche alle 23 i dati dell’affluenza mostrano punti positivi sia per il centrosinistra, che mantiene il primato di affluenza in province “rosse”, sia per il centrodestra, che vede province favorevoli in grande recupero rispetto all’anno scorso. La partita si deciderà domani, con i seggi aperti dalle 7 alle 15.
Articolo in aggiornamento. I dati saranno aggiornati con il dato definitivo di domani alle 15.
L'articolo Referendum Giustizia 2026, affluenza ore 23: il 46,1% ha votato. Tutti i dati proviene da Youtrend.
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