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Dopo decenni di attesa, i fan dei Take That stanno per ricevere il regalo definitivo. Netflix ha ufficialmente rilasciato il primo teaser trailer di una docuserie in tre parti che promette di raccontare la storia della boy band britannica come mai fatto prima. Con oltre 35 anni di immagini d’archivio e interviste esclusive, il progetto si preannuncia come il racconto definitivo di un fenomeno globale.
Il debutto sulla piattaforma di streaming è fissato per il 27 gennaio 2026, quando tutti e tre gli episodi saranno resi disponibili contemporaneamente.
La docuserie non sarà solo una celebrazione dei successi, ma un viaggio profondo nel dietro le quinte della band. Gli episodi ripercorreranno l’intero arco narrativo del gruppo:
Il teaser, pur durando solo 45 secondi, ha già scatenato l’entusiasmo sui social mostrando clip inedite girate nei backstage dei loro tour storici. Il documentario punterà molto sulla resilienza del gruppo, capace di reinventarsi e restare unito nonostante gli addii (come quello iconico di Robbie Williams) e le difficoltà personali dei vari membri.
Si tratta di un’opera che punta a mostrare l’umanità dietro le superstar, offrendo ai fan un accesso privilegiato a momenti privati mai visti prima, dai camerini degli anni ’90 fino alle prove dei tour più recenti.
A distanza di anni dal successo di “In Italia”, Fabri Fibra ha svelato un aneddoto incredibile riguardante la registrazione del brano. Durante una puntata del podcast Tintoria (episodio #272, settembre 2025), il rapper ha raccontato come la collaborazione con Gianna Nannini sia stata suggellata da un momento di estrema… “creatività”.
Fabri Fibra ha raccontato di essersi presentato nello studio della Nannini con il pezzo già pronto. Prima di iniziare a registrare il ritornello, la cantante senese gli chiese se avesse qualcosa da fumare. Il rapper, che all’epoca aveva con sé una marijuana definita da lui stesso “micidiale”, accettò di condividerla.
L’effetto, però, fu del tutto inaspettato:
Nonostante il momento di stordimento, la Nannini si è ripresa rapidamente. Una volta tornata al microfono, ha inciso quel ritornello iconico che ha reso “In Italia” uno dei brani più importanti del rap italiano, dimostrando una professionalità e un’energia che hanno lasciato Fibra senza parole.
L’episodio a Tintoria è servito anche per ripercorrere l’importanza di questa canzone, che nel 2024 è tornata con una nuova versione (In Italia 2024) insieme a Emma e Baby Gang. Fibra ha sottolineato come, nonostante siano passati 17 anni, il testo sia ancora dolorosamente attuale nel descrivere le contraddizioni del Bel Paese.
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Il 2025 è stato l’anno della cosiddetta “job-pocalypse” dell’intelligenza artificiale. Secondo i dati della società di consulenza Challenger, Gray & Christmas, negli Stati Uniti sono stati annunciati oltre 1,17 milioni di licenziamenti complessivi nel corso dell’anno (il dato più alto dai tempi della pandemia), di cui almeno 55.000 sono stati attribuiti direttamente all’adozione dell’IA.
Tuttavia, uno studio condotto da Microsoft analizzando 200.000 interazioni reali con il sistema Copilot ha gettato una luce diversa sul futuro, individuando quali professioni sono “immuni” (o quasi) all’automazione digitale.
I risultati della ricerca ribaltano molti luoghi comuni. Se fino a pochi anni fa si pensava che i primi lavori a sparire sarebbero stati quelli manuali e “low-skill”, lo studio dimostra che sono proprio i professionisti che usano le mani, l’empatia e la destrezza fisica a essere più protetti.
Al contrario, i “knowledge workers” — come traduttori, programmatori, giornalisti e storici — si trovano in cima alla lista dei lavori più colpiti, con una sovrapposizione tra le loro attività e le capacità dell’IA che tocca il 98% nel caso di interpreti e traduttori.
Ecco i 5 lavori meno a rischio secondo Microsoft:
1. Flebotomisti Estrarre sangue richiede una sensibilità millimetrica e la capacità di reagire in tempo reale a pazienti agitati o vene difficili. Anche se esistono prototipi di robot che usano gli ultrasuoni, la fiducia del paziente in un essere umano rimane insostituibile.
2. Assistenti infermieristici (OSS) La cura della persona richiede un mix di forza fisica ed empatia che un’app non può scaricare. Lavare, nutrire o assistere un malato sono compiti costruiti su mille piccoli aggiustamenti istintivi e relazionali.+1
3. Addetti allo smaltimento di materiali pericolosi L’IA può modellare il rischio teorico, ma non può infilarsi una tuta protettiva e rimuovere fisicamente amianto o scorie tossiche in ambienti che cambiano ogni ora. Inoltre, il fattore “responsabilità legale” in caso di errore è un limite insuperabile per le macchine.
4. Imbianchini e Stuccatori Tenere un pennello o bilanciarsi su un’impalcatura preparando pareti irregolari richiede un adattamento costante all’ambiente fisico che l’IA non ha ancora minimamente masterizzato.
5. Imbalsamatori Un mestiere che unisce conoscenze anatomiche, manualità e un’estrema sensibilità emotiva nel trattare con le famiglie in lutto. È un lavoro dove l’intelligenza artificiale non ha letteralmente nulla da dire.
Lo studio di Microsoft suggerisce che avere una laurea non è più una garanzia contro l’automazione. Spesso sono proprio le posizioni entry-level dei lavori d’ufficio (marketing, copy, data analysis) a essere le più vulnerabili. Per chi spacca piastrelle, ripara motori o gestisce emergenze mediche, la “minaccia” dell’IA appare invece ancora molto lontana.
“L’AI non sostituisce la persona, ma demolisce la sua routine digitale,” commentano i ricercatori. “Il futuro appartiene a chi saprà integrare queste tecnologie o a chi svolge lavori che richiedono una presenza fisica reale.”
A pochi giorni dal suo 70° compleanno, Mel Gibson torna al centro della cronaca rosa. L’attore e la compagna Rosalind Ross (35 anni) hanno confermato ufficialmente la fine della loro relazione, durata quasi un decennio. La notizia, diffusa il 30 dicembre 2025 attraverso un comunicato congiunto a People, rivela però un retroscena inaspettato: la coppia si sarebbe separata in silenzio già da circa un anno.
Nonostante l’addio, i due hanno sottolineato come la priorità assoluta rimanga la serenità del figlio Lars, di 8 anni.
“Anche se è triste chiudere questo capitolo delle nostre vite, siamo benedetti da un figlio meraviglioso e continueremo a essere i migliori genitori possibili”, hanno dichiarato nel comunicato.
La coppia si era conosciuta nel 2014 e, nonostante la differenza di età di 34 anni, aveva costruito un legame solido che li ha portati a collaborare anche sul set: Ross ha infatti scritto e diretto Gibson nel film del 2022 Father Stu.
La separazione arriva al termine di un anno particolarmente difficile per Gibson. Nel gennaio 2025, mentre l’attore si trovava fuori città per lavoro, la storica villa di famiglia a Malibu è stata completamente rasa al suolo dai devastanti incendi che hanno colpito l’area di Los Angeles.
L’attore ha raccontato con amara ironia l’accaduto durante una recente intervista: “Almeno non avrò più quegli snervanti problemi idraulici”. Sebbene la casa e molti oggetti personali siano andati perduti, Gibson si è detto sollevato dal fatto che Rosalind, i bambini e i loro animali siano riusciti a mettersi in salvo in tempo.
Nonostante le turbolenze personali, Gibson resta concentrato sul lavoro: è attualmente impegnato nella produzione del tanto atteso sequel de La Passione di Cristo, intitolato Resurrection, la cui uscita è prevista per il prossimo anno.
Mentre il mondo intero conta i giorni che mancano al 19 novembre 2026 — nuova data ufficiale di uscita di GTA 6 dopo il recente rinvio — c’è qualcuno che non sembra affatto intenzionato a visitare Vice City. Elon Musk, il miliardario proprietario di X e Tesla, ha rivelato i motivi per cui non giocherà al titolo di Rockstar Games, sollevando un polverone tra i videogiocatori.
Durante la sua partecipazione al podcast People by WTF con Nikhil Kamath, Musk ha spiegato che il suo distacco dalla serie Grand Theft Auto nasce da una questione di principi legata al gameplay. L’imprenditore ha ricordato la sua breve esperienza con il capitolo precedente:
“Ho provato a giocare a GTA 5, ma mi sono fermato quando ho capito che non puoi progredire nella storia se non spari alla polizia. Non fa per me, non mi piace uccidere i PNG nei videogiochi, specialmente gli agenti.”
Questa posizione ha sorpreso molti, considerando che Musk è un noto appassionato di videogiochi (spesso cita Elden Ring o Polytopia), ma sembra che la violenza gratuita contro le forze dell’ordine sia per lui un limite invalicabile.
Mentre si discute del futuro di GTA 6, i protagonisti del quinto capitolo continuano a vivere situazioni surreali. Ned Luke, l’attore che ha prestato volto e voce a Michael De Santa, è stato nuovamente vittima di swatting.
Durante una diretta streaming di GTA Online insieme a Rob Wiethoff (la voce di John Marston in Red Dead Redemption), la polizia ha fatto irruzione nella stanza di Luke dopo una falsa segnalazione. L’attore, ormai tristemente abituato a queste interruzioni mirate a disturbare i creatori di contenuti, è apparso incredibilmente calmo, salutando gli agenti — che ormai lo conoscono per nome — con un disarmato: “Oh mio Dio, come va ragazzi?”.
Le notizie in casa Rockstar non finiscono qui. Un noto insider, NateTheHate, ha ribadito con forza che una versione di Red Dead Redemption 2 per Nintendo Switch 2 e per le console di nuova generazione (PS5 e Xbox Series X/S) sarebbe in fase di sviluppo avanzato. Il porting dovrebbe garantire finalmente i 60 fps e la risoluzione 4K, rispondendo a una delle richieste più sentite dalla community negli ultimi anni.
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