Diplomifici: arresti, condanne e rinvii a giudizio, La proposta di Raffaele Lombardo, Simulare per prevenire, Una storia d’altri tempi, Due
“Non per tutti l’arte è gioia, estasi dei sensi. La realtà è d’altronde più complessa, più variegata di ciò che sembra”.
Con quest’ultima opera “A Parigi con gli Impressionisti”, Giulio Perrone Editore, Passaggi di Dogana, 2026, Luigi La Rosa ci prende per mano e ci conduce per le vie di Parigi, in un viaggio emotivo, sensoriale e profondamente umano dentro una delle stagioni più rivoluzionarie della storia culturale europea.
Il testo non si limita a raccontare l’Impressionismo come movimento artistico, ma lo restituisce nella sua dimensione più viva e contraddittoria, fatta di entusiasmi, rifiuti, fragilità e desideri di riscatto.
La Rosa costruisce un’opera ibrida, sospesa tra romanzo, saggio e memoir, capace di restituire al lettore non solo l’Impressionismo, ma il battito stesso della Parigi che lo ha generato.
Fin dalle prime pagine, l’autore dichiara la sua natura: non un freddo studio accademico, ma “il romanzo della città e dei suoi artisti”. Ed è proprio questa scelta a renderlo affascinante. La Rosa abbandona la distanza dello storico per immergersi in una narrazione viva, fatta di ossessioni, ricordi, visioni e incontri – reali o immaginati – con i grandi protagonisti dell’epoca.
Monet, Degas, Renoir, Berthe Morisot, Caillebotte, Van Gogh, Cézanne, Pissarro, Sisley diventano presenze vibranti, uomini e donne attraversati da passioni, fragilità e slanci creativi. Le loro opere non vengono spiegate, vengono vissute. L’io narrante non osserva semplicemente i quadri, li abita.
Uno dei punti di forza del libro è proprio la capacità di intrecciare arte e vita. I quadri diventano episodi esistenziali, le biografie si caricano di tensione narrativa e Parigi emerge come un organismo vivo, mutevole, quasi mitologico, un luogo che seduce, ferisce, ispira e consuma.
La scrittura di La Rosa è intensa, evocativa, spesso lirica. Le descrizioni hanno una qualità pittorica che rispecchia perfettamente il tema trattato: pennellate di parole che costruiscono atmosfere, luci e stati d’animo. Il ritmo è meditativo, talvolta febbrile, sempre immersivo.
Luigi La Rosa fa uso di alcune parole chiave, dieci in tutto: Ossessione – Solitudine – Talento – Eros – Belle Epoque – Oggetti – Inverno – Senna – Attesa – Scandalo. Sono stazioni dell’anima, “chicchi della mia clessidra, grani di un deserto che non ho ancora visto”.
Di particolare rilievo il capitolo dedicato alle donne, alle artiste, alle impressioniste. Sono Berthe Morissot, Mary Cassat, Eva Gonzalès che sfidarono un sistema artistico dominato dagli uomini, imponendo il proprio sguardo e trasformando soggetti considerati “minori”, come la vita domestica, la maternità e l’intimità femminile, in temi degni di grande arte. All’interno dell’Impressionismo, rivendicarono spazio e autonomia, non solo partecipando alle esposizioni ma anche ridefinendo il modo in cui le donne venivano rappresentate: non più oggetti dello sguardo maschile, ma soggetti attivi, complessi e reali. La loro presenza e il loro lavoro aprirono la strada a generazioni di artiste, dimostrando che il talento femminile poteva esistere, resistere e innovare anche in un contesto profondamente diseguale.
L’opera apre domande e suggestioni proprio come un dipinto impressionista.
Si terrà il prossimo 18 aprile 2026 a Modica presso la libreria Mondadori la presentazione del nuovo libro di Luigi La Rosa dal titolo “A Parigi con gli Impressionisti”, Perrone Editore, 2026.
Modera Angela Allegria.
Letture a cura di Gabriella Rossitto.

Alle 7:30 del mattino, prima ancora di alzarsi dal letto, Luisa prende il telefono, scorre velocemente lo schermo: notifiche, messaggi, qualche video breve. Senza accorgersene, in meno di cinque minuti ha già attraversato decine di contenuti diversi: una ricetta, una pubblicità di scarpe, il reel di un personal trainer, il profilo di un ristorante appena aperto.
Non ha comprato nulla, eppure è già entrata nel mercato.
Solo che quel mercato non ha bancarelle, non ha voci sovrapposte, non ha neppure un luogo preciso: è fatto di immagini, dati e attenzione.
Per secoli il mercato è stato una scena concreta: persone che si incontrano, contrattano, offrono e comprano merci.
In Italia questa dimensione è rimasta viva più che altrove, tra mercati rionali e fiere locali. Ma oggi quella scena non è scomparsa, si è trasformata.
Negli ultimi anni il concetto di mercato si è progressivamente spostato dagli oggetti alle persone.
Non si vendono più soltanto prodotti o servizi: si vende un’immagine, una competenza, una storia personale. È quello che possiamo definire mercato di sé, uno spazio simbolico in cui l’identità diventa una forma di capitale.
In passato il mercato del lavoro valutava soprattutto le competenze tecniche, i titoli di studio, l’esperienza professionale.
Oggi questi elementi restano importanti, ma non più sufficienti.
Sempre più spesso contano altri requisiti quali la capacità di comunicarsi, la presenza online, la coerenza narrativa della propria immagine.
Il curriculum non è più solo un documento: diventa un racconto personale.
Piattaforme come LinkedIn mostrano chiaramente questa trasformazione: il profilo professionale si struttura come una vetrina all’interno della quale ogni dettaglio contribuisce a costruire un posizionamento.
Con i social network, il mercato del sé diventa esplicito: l’identità digitale può generare valore economico diretto.
Un esempio evidente è quello degli influencer, figure che trasformano stile di vita, opinioni, estetica personale in contenuti monetizzabili.
Il caso della Ferragni, ad esempio, mostra come la persona possa diventare un vero e proprio brand, grazie soprattutto alla visibilità costruita su Instagram.
Qui il mercato non riguarda più un prodotto separato dall’individuo: il prodotto è l’individuo stesso.
Nel mercato di sé emerge un nuovo tipo di valore: la reputazione.
Like, recensioni, followers e interazioni funzionano come indicatori di fiducia, diventano segnali di popolarità, si trasformano in misuratori di credibilità.
Gli effetti di tale fenomeno si possono misurare sull’aumento delle opportunità lavorative, la modifica delle dinamiche di selezione, arrivando addirittura ad influenzare i compensi.
In diversi settori, la reputazione digitale diventa quasi più importante dell’esperienza tradizionale.
L’aspetto più interessante è forse quello psicologico: nel mercato di sé non si vendono solo competenze, ma anche personalità, autenticità percepita, emozioni.
Questo sposta il mercato dentro l’individuo in quanto la costruzione del valore passa attraverso la costruzione della propria narrazione.
In tal senso il mercato non è più solo uno spazio economico, diviene uno spazio identitario.
Il concetto di mercato di sé si collega direttamente a un fenomeno ancora più ampio: il mercato dell’attenzione.
Se nel mercato di sé l’identità diventa valore, nel mercato dell’attenzione il valore nasce dalla capacità di catturare lo sguardo degli altri.
L’idea non è completamente nuova. Se già negli anni ’70 l’economista Herbert A. Simon osservava che, in una società ricca di informazioni, la risorsa davvero scarsa sarebbe diventata l’attenzione, internet ha trasformato questa intuizione in realtà.
Le piattaforme digitali non vendono direttamente contenuti, vendono tempo di permanenza e interazioni.
I social funzionano come veri e propri mercati all’interno dei quali gli utenti producono contenuti, gli algoritmi distribuiscono visibilità, le aziende acquistano attenzione pubblicitaria.
In questo sistema, la visibilità diventa capitale.
Per ottenere attenzione bisogna costruire un’identità riconoscibile.
Nascono così strategie personali come storytelling della propria vita, estetica coerente, posizionamento tematico (fitness, viaggi, tecnologia, etc.).
L’identità diventa mezzo di comunicazione ma che strumento economico in quanto prodotto narrativo.
Non si tratta più solo di “essere”, ma di “essere visibili”.
Se nei mercati tradizionali il mediatore era il venditore, oggi è l’algoritmo. Infatti, sono le piattaforme che decidono cosa emerge, cosa resta invisibile, quali contenuti generano valore.
Questo crea un cambiamento radicale: il mercato non è più uno spazio neutro, ma diviene un ambiente progettato.
Sotto la superficie dei contenuti e delle interazioni esiste un livello ancora meno visibile: quello dei dati.
Ogni ricerca, ogni clic, ogni tempo di visualizzazione produce informazioni che vengono utilizzate per personalizzare contenuti e pubblicità.
La studiosa Shoshana Zuboff ha definito questo sistema “capitalismo della sorveglianza”, sottolineando come l’esperienza personale sia diventata una risorsa economica.
Ecco ciò che accade: l’identità produce contenuti che a loro volta generano attenzione e questa attenzione genera dati che producono valore economico.
È un ciclo invisibile ma continuo.
Il cambiamento più profondo non riguarda solo la tecnologia, ma il modo in cui le persone percepiscono se stesse. Sempre più spesso, comunicare significa anche posizionarsi, raccontarsi significa anche promuoversi.
Un tempo il mercato era un momento della giornata. Oggi è una condizione permanente che si manifesta quando si pubblica una foto, quando si aggiorna un profilo, quando si guarda un video suggerito da un algoritmo.
È diventato un ambiente culturale in cui identità, lavoro e comunicazione coincidono.
La conseguenza più interessante di questa trasformazione non è tecnologica, ma culturale.
Se in passato il marketing vendeva prevalentemente oggetti, oggi vende soprattutto esperienze e persone.
Luisa, intanto, si è alzata dal letto. Mette il telefono in tasca e si prepara per uscire. Non ha comprato nulla, ma ha già lasciato tracce, preferenze, segnali.
Ha già partecipato al mercato.
Solo che, questa volta, la merce – in almeno in parte – è lei stessa.
Angela Allegria
14 marzo 2026
Nuova grande opera multidisciplinare sulle prove nel processo edita da Key Editore a cura di Angela Allegria e Federica Federici, ISBN 882791768.
Il volume propone un’analisi completa e sistematica della prova nei diversi ambiti del diritto, affrontando le peculiarità che essa assume nei processi civile, penale, del lavoro, di famiglia, tributario, amministrativo e sportivo.
L’opera esamina principi, fonti e dinamiche applicative della prova, dalla formazione alla valutazione, evidenziando le differenze strutturali tra i vari procedimenti e le implicazioni pratiche per giudici, avvocati, studiosi e operatori del diritto.
Un’attenzione specifica è dedicata alla prova nell’arbitrato, considerata nel quadro dell’autonomia privata e della libertà delle forme, e nella mediazione, dove assume valore di elemento ricostruttivo dei fatti e di supporto al dialogo conciliativo.
Il testo offre un approccio comparato e interdisciplinare, volto a far emergere la centralità dell’attività probatoria come strumento di accertamento della verità e di garanzia dei diritti. Rappresenta, così, un punto di riferimento per giuristi, magistrati e studiosi interessati a comprendere le logiche e le evoluzioni del sistema probatorio nel diritto contemporaneo.
“La prova digitale nel processo civile. Fonti, tecniche di acquisizione e giurisprudenza” a cura di Angela Allegria e Federica Federici, Maggioli Editore, gennaio 2026, ISBN 8891677280.
Nelle aule di tribunale e nei laboratori di analisi forense vengono quotidianamente raccolte, analizzate, prodotte e valutate prove generate da messaggi istantanei, screenshot di conversazioni, e-mail, file digitali, registrazioni audio e video. In questo quadro già complesso si inserisce l’intelligenza artificiale, che introduce nuovi interrogativi: come valutare l’affidabilità di analisi prodotte da sistemi di AI? Come garantire trasparenza, verificabilità e contraddittorio?
Il presente volume offre un quadro completo e aggiornato della materia, analizzando le fonti, la natura e l’efficacia probatoria della prova digitale nel processo civile, le tecniche di acquisizione, conservazione e produzione in giudizio, i limiti di ammissibilità e utilizzabilità e le procedure di contestazione e disconoscimento. Ampio spazio è dedicato ai giudizi speciali (processo di famiglia, procedimento ex art. 700 c.p.c., procedimento monitorio e dinanzi al giudice di pace), con un’attenzione particolare alla prassi dei tribunali e al ruolo del consulente tecnico.
L’opera comprende la casistica più significativa e un’ampia selezione di giurisprudenza recente, fornendo gli orientamenti applicativi e le soluzioni argomentative più utili ad avvocati, magistrati, consulenti tecnici, professionisti della digital forensics e a tutti gli operatori del diritto coinvolti.
Gli autori:
Angela Allegria, Federica Federici, Filippo Marco Maria Bisanti, Paolo Dal Checco, Giuliana Degl’Innocenti, Sara Frattura, Riccardo Nardovino, Antonio Ruta, Giuseppe Vitrani.
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