(www.collettiva.it - 14 febbraio 2026)
La controriforma Meloni-Nordio è inaccettabile. Ispirata dalla destra che sogna una vendetta contro i giudici in nome di Silvio Berlusconi, quasi fosse un perseguitato dai giudici anziché un condannato che ha dovuto scontare una pena. Non a caso Forza Italia ha nel simbolo il nome del defunto che ne è tuttora il presidente e Tajani è “solo” segretario del partito.
La Meloni-Nordio è inaccettabile perché la destra oggi egemone persegue lo stravolgimento della Costituzione antifascista del 1948, mai del tutto accettata, e vuole dare un colpo al ruolo della magistratura (giudici e pubblici ministeri) per governare senza vincoli e controlli. Infatti ha gridato all’invasione di campo dei magistrati quando la Corte dei Conti ha bloccato le forzature sulle norme in vigore per il ponte sullo stretto, o quando i giudici hanno difeso i diritti dei migranti negati dalla detenzione nei costosi “lager” costruiti in Albania da questo governo.
Il governo della destra vuole una magistratura subalterna, come ha fiaccato il ruolo del Parlamento facendo approvare, senza cambiare una virgola, la legge Meloni-Nordio. Il governo ha svuotato il ruolo del Parlamento di cui esercita di fatto i poteri e ora vuole una magistratura accomodante, subalterna.
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Per questo il governo vuole che il Csm, garante dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, venga suddiviso in tre parti, due mini Csm per giudici e Pm e un’Alta Corte per gestire la parte disciplinare sia dei giudici che dei Pm, di nuovo tutti magistrati. Il Csm suddiviso in tre sarebbe una rappresentanza più debole e per di più i componenti della magistratura verrebbero sorteggiati, non eletti come ora, indebolendolo ulteriormente.
Tajani ha proposto di togliere ai Pm il controllo sulle indagini della polizia giudiziaria: una “voce dal sen fuggita”? Chi pensa che i Pm verrebbero rafforzati da questa controriforma farebbe bene a ripensarci, il loro ruolo è a rischio come quello dei giudici, che il governo vorrebbe sotto l’ala del governo.
Le autocrazie iniziano dal controllo sulla magistratura, per rimettere in discussione l’obbligatorietà dell’azione penale e il sistema di indagine, cancellando norme come l’abuso d’ufficio, riducendo le intercettazioni, per ottenere una giustizia comprensiva con gli amici del potere e dura con quelli che non sono in grado di difendersi.
La Lega spera che questa maggioranza consenta a Calderoli di forzare la mano dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha duramente sanzionato la sua legge. Se il governo delle destre riuscirà a svuotare il Parlamento, ad assestare un colpo alla magistratura, a mantenere il potere con una nuova legge elettorale e a ridimensionare il presidente della Repubblica finirà l’epoca della Costituzione repubblicana e antifascista del 1948.
Sarebbe un arretramento della nostra democrazia, ma la giustizia italiana continuerebbe a funzionare male perché mancano giudici e altro personale, per ritardi del governo sia organizzativi che nel processo telematico e le carceri continuerebbero a non essere degne di un paese civile. Sono tutte ragioni per votare No nel prossimo referendum.
Alfiero Grandi, direttivo Comitato della società civile per il NO
(www.strisciarossa.it - 9 febbraio 2026)
La Corte di Cassazione ha svolto bene il suo compito. Infatti l’Ufficio centrale per i referendum ha ammesso le oltre 500.000 firme a sostegno della richiesta di referendum promossa da 15 cittadini riconoscendo pienamente che ciascuno dei soggetti aventi diritto ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione può chiedere il referendum su leggi che come la Meloni-Nordio vogliono cambiare la Costituzione e quindi ha un ruolo riconosciuto e tutelato.
Tanto è vero che la Corte di Cassazione ha strapazzato la sentenza del Tar del Lazio che aveva ritenuto ininfluente il ruolo di queste 546.000 firme perché il referendum ormai era certo in quanto l’avevano promosso i parlamentari di maggioranza e di opposizione. Di più la Cassazione ha spiegato al Tar con chiarezza che la sua sentenza si è occupata di una materia che non gli compete perché solo la Corte di Cassazione è titolata a pronunciarsi sulla validità delle richieste dei referendum che possono provenire da almeno il 20% dei parlamentari, da 5 regioni o da almeno 500.000 cittadini.
Inoltre la Corte di Cassazione ha spiegato dettagliatamente perché anche se aveva già ammesso un quesito ambiguo e incolore, come è il titolo della legge Meloni-Nordio che nasconde i contenuti e gli effetti della legge, ora non poteva che correggerlo di fronte alla potente richiesta di 546.000 cittadini che hanno proposto di aggiungere nel quesito referendario l’elenco delle 7 modifiche al testo della Costituzione che questa legge stravolgente comporta, che è molto di più della separazione delle carriere tra giudici e P.M. che è il pretesto invocato dal governo.
Quindi il quesito che elettrici ed elettori troveranno sulla scheda sarà esattamente quello proposto dai promotori della raccolta e sostenuto dalle 546.000 firme con la conseguenza che elettrici ed elettori avranno più chiara la portata del voto referendario, che con il quesito precedente era incomprensibile.
I promotori della raccolta delle firme hanno dato un contributo rilevante a modificare i rapporti di forza – come del resto hanno riconosciuto quanti hanno firmato – attraverso la mobilitazione della raccolta delle firme, contribuendo all’avvio della campagna per il No. Con questa sentenza della Cassazione la democrazia italiana ha dimostrato di avere tuttora una forza importante grazie anzi tutto alla Costituzione e all’equilibrio che ha disegnato tra i poteri istituzionali, che proprio questa legge Meloni-Nordio vuole sconvolgere con quello che non esito a definire un vero e proprio atto di bullismo politico contro la magistratura con l’obiettivo di minarne autonomia ed indipendenza.
L’allergia alla Costituzione antifascista
La sentenza della Cassazione poteva essere accolta come un atto riconoscibile di autonomia istituzionale, invece si è scatenata una reazione sguaiata contro la sentenza e i magistrati (21) che hanno partecipato alla sua redazione. Questo attacco inqualificabile alla Cassazione è la conferma che in questo referendum è in gioco qualcosa di molto più importante di quello che racconta il governo o chi rappresenta il Si. Infatti dall’esito del referendum dipenderà la possibilità della magistratura di mantenere la sua autonomia ed indipendenza di giudizio e quindi l’esercizio del controllo sugli atti del governo e delle altre istituzioni.
Le destre oggi al governo, seguendo l’esempio di Trump, ritengono che avere avuto la maggioranza parlamentare (non dei voti di elettrici ed elettori) darebbe loro il diritto di fare quello che vogliono, cambiando le leggi e quando è di ostacolo la stessa Costituzione del 1948.
Fratelli d’Italia in particolare esce da un filone politico e culturale che non ha mai accettato fino in fondo la Costituzione antifascista e non a caso ne sta patrocinando la modifica in punti di fondo come il ruolo della magistratura, la subalternità acquiescente del parlamento ormai ridotto a megafono del governo, il premierato che dovrebbe consentire di accentrare definitivamente nelle mani del Presidente del Consiglio – eletto direttamente – il potere fondamentale.
L’attacco all’autonomia e all’indipendenza della magistratura rappresentato dalla legge Meloni-Nordio serve a ottenere meno controlli sulle scelte politiche, mani libere nelle decisioni e l’acquiescenza dei magistrati, ma è anche la premessa per altre modifiche alla Costituzione sia di fatto, rendendo definitivamente subalterno il ruolo del parlamento, sia di diritto con l’elezione diretta del capo del governo con una deriva personalistica ancora più forte di oggi. Questo metterebbe in crisi la nostra repubblica parlamentare che appunto ha nella rappresentanza – il parlamento – di elettrici ed elettori il suo perno fondamentale.
Inoltre il governo delle destre sta evidentemente facendo scelte repressive, aumentando le pene, moltiplicando i reati, colpendo chi protesta legittimamente per migliorare le sua condizioni, come ad esempio le manifestazioni dei lavoratori, per non parlare del delirio di Salvini che vorrebbe imporre una cauzione per manifestare liberamente come garantisce la nostra Costituzione.
Brutto clima, che evoca ad arte il terrorismo dal passato e pensa di poter reprimere senza controlli, ad esempio della magistratura, come è stato fatto con le navi delle ong che hanno cercato di salvare la vita dei migranti in pericolo in mare, spostando i poteri di intervento fuori dall’ambito della magistratura.
Non tutti hanno notato la gravità delle affermazioni di Giorgia Meloni che dopo gli scontri di Torino è arrivata ad indicare ai magistrati il reato con cui imputare i responsabili degli scontri: tentato omicidio. Per fortuna la magistratura verificherà le responsabilità e stabilirà autonomamente quali reati perseguire e come, ma il governo in un misto di delirio di onnipotenza e di timore di perdere il referendum sta attaccando direttamente il ruolo della magistratura e perfino le singole sentenze. Tutte le occasioni servono a questo, senza riguardo per l’equilibrio democratico ed istituzionale.
Va sottolineato che Tajani – voce dal sen fuggita ? – ha prospettato che dopo il referendum si potrebbe togliere al PM la polizia giudiziaria, che da loro oggi dipende, così diventerebbe un magistrato senza la possibilità di dirigere le indagine, anzi dovrebbe attendere le indagini della polizia, a conferma che il governo vuole mettere sotto controllo tutti i magistrati.
A questo punto, dopo la tignosa decisione del governo, di sabato 7 febbraio, che ha subito la modifica del quesito referendario ma ha preteso di mantenere la data del 22/23 marzo per il voto del referendum, spetterà al comitato dei 15 promotori decidere cosa fare di fronte ad un governo che con la sua decisione ha rosicchiato una settimana o forse più dalla prima data utile per il voto come prevede la legge dopo la sentenza della Cassazione.
Tuttavia, qualunque sia la decisione del comitato dei 15 promotori che hanno già dimostrato di avere tutte le competenze e la saggezza necessaria per prendere le decisioni, ora tutto lo schieramento per il No deve concentrare tutte le sue energie sulla campagna elettorale per convincere elettrici ed elettori che il referendum è un appuntamento elettorale importante, che ogni voto decide perché non c’è quorum e quindi prevale chi ha almeno un voto in più e che da questo voto dipende molto del futuro della democrazia in Italia.
E’ possibile vincere ma occorre parlare con le persone, fornire informazioni e argomenti per convincere che il No è la scelta migliore, per tenerci cara la nostra Costituzione e l’equilibrio istituzionale democratico che la lungimiranza dei costituenti ha sancito.
C’è molto lavoro da fare, ci sono ancora delle scorie da rimuovere, posizioni che in passato hanno con troppa facilità immaginato che la Costituzione potesse essere modificata e a volte non sempre in modo felice, basta pensare all’autonomia regionale differenziata che è ancora un pericolo visto che malgrado le sentenze della Corte costituzionale Calderoli insiste per procedere con intese con alcune regioni del nord che farebbero saltare il quadro di diritti comuni per tutti i cittadini italiani di qualunque regione, partendo proprio dalla sanità.
La vittoria del No sarebbe anche un segnale utile per bloccare il lavorio che vuole insistere per trasferire poteri alle regioni più forti, e soprattutto risorse, spaccando l’Italia e l’unitarietà dei diritti dei suoi cittadini. Estendere i comitati per il No ovunque, diffondere materiale, promuovere iniziative sono gli impegni fondamentali per i prossimi giorni.
Alfiero Grandi è nel direttivo del Comitato della società civile per il NO
Il governo ha imposto la riforma della giustizia al Parlamento e ora vorrebbe imporla ad elettrici ed elettori tagliando i tempi previsti dalla legge per la raccolta delle firme e per la campagna elettorale. L’esecutivo ha infatti compiuto una evidente forzatura fissando la data della consultazione per il 22 e 23 marzo. Ha lanciato una sfida a quei cittadini che sostengono il No alla riforma Nordio e stanno raccogliendo le firme avendo come scadenza (prevista dalla legge) il 30 gennaio. Per questo, di fronte a questa scelta del governo Meloni, la raccolta deve continuare con ancora maggiore impegno e questo rafforzerà ulteriormente le ragioni di tutto lo schieramento dei sostenitori del No.
In 21 giorni raccolte 350 mila firme
In soli 21 giorni sono arrivate, infatti, più del 70% delle 500.00 firme necessarie per ottenere il referendum e per ottenere per il comitato promotore un ruolo di rango costituzionale, con tutti i diritti connessi. La raccolta delle firme è parte integrante della campagna elettorale per il No che sta iniziando con la formazione dei comitati in tutti i comuni, grazie anche al contributo di tanti sindaci. Il Comitato promotore delle firme ha comunque diritto di opporsi in tutte le sedi alla decisione del governo, che ha anticipato la data del referendum compiendo un atto di imperio.
Il 10 gennaio scorso si è anche presentato a Roma il Comitato per il No contro questa legge che interviene pesantemente su aspetti fondamentali dell’organizzazione della magistratura che presidiano l’autonomia e l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri. Nel corso dell’iniziativa è stato confermato il pieno sostegno alla raccolta delle firme che si sta rivelando una importante forma di partecipazione e mobilitazione per fermare la legge Nordio.
Non bisogna mai dimenticare che la divisione dei compiti e l’equilibrio tra i poteri dello Stato (governo, Parlamento magistratura) sono elementi costitutivi della democrazia disegnata dalla nostra Costituzione nata dalla Resistenza. Sarebbe curioso che venisse sottovalutato un cambiamento di questa portata. Tanto più che è parte di un triangolo che comprende, oltre alla legge Nordio, il tentativo di scasso dell’unità nazionale di diritti fondamentali (sanità, scuola, lavoro, previdenza, ecc.) rappresentato dall’autonomia regionale differenziata e il cosiddetto premierato, cioè l’elezione diretta del capo del governo, modalità che non esiste in altri paesi e che il costituzionalista Michele Ainis ha giustamente definito “capocrazia”.
La legge Nordio è un tentativo della destra di imporre una modifica di una Costituzione che non è mai stata interamente accettata dalla destra per la sua radice antifascista e per le caratteristiche di democrazia avanzata. Lo stravolgimento della Costituzione è obiettivo di un governo che ha un carniere di risultati di governo insignificanti, al punto che perfino il mantenimento dei conti pubblici sotto controllo diventa sterile perché non è per niente occasione per ridare slancio e futuro all’Italia. Quindi cambiare la Costituzione diventa un obiettivo utile per cercare di arrivare alle prossime elezioni con qualche risultato forte da esibire di fronte agli elettori.
Senza il quorum ogni voto conta e può far vincere il NO
Ricordiamo che la destra ha avuto nel 2022 un premio di maggioranza del 15%, al punto che con il 44% dei voti ha ottenuto il 59% dei seggi in Parlamento. Ma la destra ha interpretato questo risultato come se avesse ottenuto la maggioranza dei voti. Invece non è così, anzi il risultato che ha ottenuto è dovuto ad una legge elettorale erratica che strapremia le coalizioni e è stato favorito dalle divisioni del centrosinistra. Per di più le soglie di garanzia previste dalla Costituzione sono rimaste quelle precedenti e quindi la maggioranza di destra ha ottenuto un numero di parlamentari che le è bastato per cambiare da sola la Costituzione, anche se non ha raggiunto i 2/3 dei parlamentari e ha dovuto sottostare al referendum, che a questo punto il governo cerca di trasformare in un plebiscito a suo favore.
Il referendum rappresenta quindi un appuntamento politico fondamentale prima delle prossime elezioni politiche. La fretta del governo nasce dalla constatazione che i tempi stanno cambiando e più tempo passa più i dubbi aumentano su una riforma che snatura l’organizzazione della magistratura dividendo il Consiglio superiore della magistratura in 3 parti (due Csm di giudici e pm con i componenti magistrati estratti a sorte, come alla tombola, e un Comitato disciplinare esterno, senza possibilità di ricorso, ma unico per tutti i magistrati, chissà perché). In sostanza si ridimensionerebbe il ruolo e l’autonomia della magistratura, aprendo ad un futuro che non nasconde la volontà di sottoporre i giudici e i pm al controllo del governo.
Questo governo e questa maggioranza non sopportano le critiche, i controlli previsti dalla Costituzione, vogliono le mani libere e hanno la tentazione (molto trumpiana) di decidere anche quello che non è loro consentito. I richiami a Berlusconi sono la ciliegina sulla torta, macabra quanto inaudita. Per questo il referendum deve diventare una netta e chiara sconfessione dei provvedimenti del governo Meloni e anzitutto della legge Nordio. In questo referendum – non essendo previsto il quorum – chi va a votare conta e fa vincere, può essere un utile antidoto all’astensionismo. Non fermiamoci.
Massimo Donini (l’Unità 24/12) affronta il rapporto tra la legge Nordio, che modifica la Costituzione sulla magistratura, e il giudizio sul governo.
Il cambiamento della Costituzione ha un rilievo politico e istituzionale evidente, su questo dovrebbe esserci convergenza tra chi sostiene il Si e chi sostiene il No. Altrimenti perché mai il governo avrebbe fatto approvare ad ogni costo queste modifiche della Costituzione ? Fino a far raccogliere le firme dei parlamentari di maggioranza per chiedere il referendum sul suo stesso provvedimento.
Il governo ha blindato il testo per 4 letture parlamentari impedendo qualsiasi modifica, dell’opposizione e della maggioranza parlamentare e ora punta al plebiscito nel referendum.
La vittoria nel referendum sulla legge Nordio aiuterebbe il governo a fare approvare il “premierato”, altra modifica della Costituzione di cui ha chiesto l’inserimento nel calendario parlamentare. En passant: il premierato è esistito solo in Israele che lo ha poi abbandonato. E’ un surrogato del presidenzialismo, precluso di fatto dal ruolo che svolge il Presidente Mattarella. Questo pericoloso ircocervo sancirebbe una deriva accentratrice, tendenzialmente autoritaria (una capocrazia, Ainis) che snaturerebbe la Costituzione del 1948. Il premierato non è facile da far digerire e quindi gli strateghi delle destre puntano a vincere il referendum sulla legge Nordio e ad approvare una legge elettorale funzionale al premierato che dopo verrebbe approvato dal parlamento, rinviando il referendum costituzionale a dopo le politiche del 2027.
Le destre hanno vinto le elezioni del 2022 per le divisioni dell’attuale opposizione, incapace di approvare una nuova legge elettorale o almeno di usare al meglio la legge in vigore pur sapendo che il rosatellum favorisce chi costruisce un cartello elettorale. Nel 2022 le destre coalizzate con il 44 % dei voti hanno avuto il 59% dei parlamentari, un premio del 15 %. La maggioranza parlamentare attuale non ha avuto la maggioranza degli elettori, per questo avrebbe il dovere etico di evitare forzature per cambiare la Costituzione, come la non emendabilità della legge Nordio.
Donini ricorda le leggi che dal 2022 hanno aumentato a dismisura i reati, le pene e la repressione a senso unico. Questo non è altra cosa dal giudizio sulla legge Nordio.
Quante volte Giorgia Meloni ha urlato contro l’invasione di campo dei magistrati, affastellando nel giudizio tutto: dai lager - per fortuna semivuoti - in Albania fino alla stroncatura del ponte sullo stretto della Corte dei Conti, ora punita con la legge appena approvata. Interventi diversi, di magistrature diverse ma visti tutti come un insopportabile condizionamento delle decisioni del governo.
Mentre il ruolo della magistratura è proprio garantire i conti pubblici e i diritti delle persone alla luce delle norme italiane, europee e internazionali.
Gli orfani di Berlusconi hanno dato una versione revanchista della legge Nordio che non può essere dimenticata, inoltre per attuare la novità costituzionale, se il referendum l’approverà, serviranno leggi che possono ridimensionare l’indipendenza dei magistrati, il loro potere di controllo, che sono costitutivi della democrazia solo se autonomi dall’esecutivo e dal legislativo. Il legislativo è già ridotto a un ruolo subalterno a causa di leggi elettorali che consegnano ai capi partito l’elezione dei deputati e dei senatori, tenuti all’obbedienza o a rischiare il posto.
Il governo accentra i poteri del parlamento nell’esecutivo e ora tenta di intaccare l’indipendenza dei magistrati.
Donini non sottovaluta il ridimensionamento dei poteri dei magistrati e prevede che potrà seguire la fine dell’obbligatorietà dell’azione penale, con i PM sottoposti a scelte esterne su chi e cosa perseguire. Ha ragione. Queste modifiche della Costituzione ne prenotano altre perché creeranno un composto instabile e questa è una ragione per dire No alla Nordio.
Giudici e PM separati avranno meno forza, saranno meno considerati dalla società e dalla politica. Questo è il senso della completa frattura tra le carriere. Curiosamente la magistratura ordinaria tornerebbe unica con la Commissione disciplinare, estranea ai due Csm. Da queste modifiche della Costituzione i cittadini non avranno benefici, lo ha affermato il Ministro Nordio, ma solo magistrati meno indipendenti non in grado di garantire piena giustizia, un danno.
La separazione delle carriere indebolisce il ruolo della magistratura, certo ci sono stati errori, episodi discutibili, ma c’è stata anche capacità di riparare agli errori. Separare le carriere è la premessa per spaccare il Csm in 3, due mezzi Csm e una commissione disciplinare estranea ad essi, con l’aggravante del sorteggio dei rappresentanti dei magistrati. L’obiettivo di questa modifica della Costituzione è ridimensionare l’indipendenza dei magistrati, bloccare i loro interventi sulle scelte politiche anche quando queste siano palesemente contrarie alle norme e ai principi fondamentali (Alessandro Pace) della Costituzione.
Se vincerà il No la Costituzione non cambierà. Il NO nel referendum non può presentare alternative, ma dopo si potrà ragionare su proposte più sagge, cercando condivisione sull’organizzazione della magistratura, affrontando i problemi veri (irrisolti) della giustizia, senza indebolire l’indipendenza di un potere fondamentale per l’esistenza stessa della democrazia.
AgoraVox Italia