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AMAZZONE ANTICA
Poesia di Luca Bagatin
Musa: Scarlet Woman

Oro nei tuoi capelli
Che emanano
Un profumo ancestrale
Al solo guardarli.
Acume
Non comune
Rende
Ancor di più
Quel tuo fascino
Da rivista patinata
Qualcosa di unico.
Non conoscerti
Eppure leggerti
Fra dettagli
E perdersi
In essi.
Un viaggio
Fra passato
E presente.
Un viaggio
Interiore.
Che nulla
Vuol chiedere
In cambio.
Solo un viaggio
Fra mille parole
Fra mille immagini
Fra mille pensieri
E poesie.
Luca Bagatin
Il 15 giugno il Presidente della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e Segretario Generale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, ha compiuto 73 anni.
Iscritto al PCC dal 1974, assunse presto l'incarico di Segretario della cellula del Partito della brigata di produzione del piccolo villaggio di Liangjiahe, nella provincia dello Shaanxi.
Si distinse, già all'epoca, per aver contribuito a migliorare le condizioni agricole di quelle zone.
Anche negli Anni '80, da Vicesegretario e successivamente da Segretario del Comitato del PCC nella contea di Zhengding, nella provincia dello Hebei, condivise con la popolazione di quelle aree il lavoro e le difficoltà quotidiane.
Riformatore e pragmatico, come i suoi predecessori, da Deng Xiaoping a Hu Jintao, Xi Jinping fu eletto a Segretario Generale del PCC nel 2012 e assunse la carica di Presidente della RPC nel 2013.
Egli rimarrà fedele al suo motto, proferito nel luglio 2016 ai quadri del Partito: “conservare per sempre un cuore sincero nei confronti del popolo”.
Impegnato fin da subito nella lotta contro la corruzione all'interno del PCC, rafforzerà le riforme e conquiste ottenute grazie ai suoi predecessori e introdurrà il concetto di “Sogno cinese di ringiovanimento nazionale”.
Un sogno da ottenere grazie alle riforme e all'apertura, in continuità con il marxismo-leninismo e il socialismo con caratteristiche cinesi, ma rompendo con il dogmatismo. Lavorando per la riduzione della povertà, al fine di costruire “una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”
Grazie a Xi Jinping vengono così eliminati i monopoli e rivitalizzata la creatività nel settore privato, imprimendo un forte dinamismo allo sviluppo economico del Paese.
E' cosi che la Cina diviene leader mondiale nell'ambito del commercio estero, nel settore degli investimenti e delle riserve valutarie, oltre che nel settore tecnologico.
Viene inoltre ulteriormente implementato lo Stato di diritto e la democrazia, migliorando il sistema delle assemblee popolari e si investe nella salvaguardia dell'ambiente.
Durante il mandato di Xi Jinping, l'ideologia marxista nell'ambito del socialismo con caratteristiche cinesi viene rafforzata e vengono introdotti nuovi valori, che i membri del PCC devono seguire, ovvero la promozione di prosperità, democrazia, civiltà, armonia, patriottismo, libertà, uguaglianza, giustizia, Stato di diritto, integrità e amicizia.
Valori che vengono introdotti anche nell'ambito dell'educazione nazionale.
Egli promuove, a livello mondiale, la proposta di “costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso”, al fine di realizzare benefici reciproci da condividere con tutti i Paesi del mondo e i relativi popoli. E tale è la linea guida seguita attualmente dalla Repubblica Popolare Cinese in politica estera ed economica, che si sostanzia in partenariati globali e collaborazioni economiche di mutuo vantaggio, con tutti i Paesi del mondo.
Molto apprezzato dal suo popolo, il Presidente Xi ha sempre posto al centro della sua azione politica la comunità, sia cinese sia globale, dimostrando profonda lungimiranza, specie in un mondo percorso da turbolenze e da politiche spesso sconsiderate e ideologiche.
Egli, anche in occasione dell'avvio del XV Piano Quinquennale, nel 2026, ha sottolineato ai quadri di Partito di operare al fine di “conseguire risultati per il popolo e attraverso il lavoro concreto”, spiegando altresì come il Partito Comunista Cinese – che ha superato i 100 milioni di iscritti - rappresenti sempre “gli interessi fondamentali della stragrande maggioranza del popolo, condividendo con esso le gioie e i dolori, la vita e il destino”.
Difficile dire se questo sarà il secolo cinese, ma sicuramente il socialismo con caratteristiche cinesi ha dimostrato, anche grazie alla sapiente leadership del Presidente Xi Jinping, di essere una valida alternativa a quel liberal capitalismo che tutto mette in vendita e che non è in grado di coltivare quei valori umani e spirituali di cui abbiamo assoluta necessità.
Luca Bagatin
La remigrazione, storicamente, fu un progetto promosso dal sindacalista e scrittore giamaicano Marcus Garvey (1887 - 1940).
Garvey fu fra i primi promotori del movimento panafricano, fondato sull'unità dei popoli di origine africana e sulla ricerca della loro autodeterminazione e emancipazione, sotto il profilo culturale, politico e economico, affrancandosi dal colonialismo e dal razzismo europeo e statunitense.
Il suo slogan, “L'Africa agli Africani”, andava inquadrato in questo senso ed egli fu fra i primi a teorizzare la nascita di una nazione africana, forte, sovrana e indipendente.
E' in tale ambito che nasce il suo concetto di remigrazione o di “ritorno in Africa” (Back to Africa), ovvero incoraggiare il ritorno volontario in Africa dei popoli che l'avevano dovuta lasciare, in modo da affrancarsi dalle società occidentali e lavorare per costruire una nazione africana nella terra d'origine.
Un progetto spesso boicottato dai governi occidentali, che dal colonialismo e dallo sfruttamento degli africani traevano linfa.
Il panafricanismo di matrice nazionalista di Garvey, ma anche quello di matrice socialista di W. E. B. Du Bois, ad ogni modo, influenzarono molto i movimenti per i diritti civili e personalità politiche quali Thomas Sankara, Kwame Nkrumah, Mu'Ammar Gheddafi e, più recentemente, Kemi Seba.
Fa un certo effetto sentire certa estrema destra italiana parlare di “remigrazione”, utilizzando il termine in chiave propagandistica e ignorandone il significato originario.
Nei suoi programmi e progetti non si fa infatti il minimo accenno alle responsabilità occidentali, né alle guerre di invasione e di rapina condotte ai danni dei popoli del Terzo e Quarto Mondo, che sono tra le principali cause dell'immigrazione di massa.
Aspetto che, peraltro, non viene minimamente trattato nemmeno dalla destra di governo e dalla sedicente sinistra di opposizione, in Italia.
Forse perché l'immigrazione fa comodo alle imprese, che così pagano meno i loro dipendenti immigrati. Forse perché continuiamo ad essere amici di governi che, quelle guerre di esportazione di morte e di rapina, continuano a farle o, come la Francia e/o gli Stati Uniti d'America, continuano ad andare orgogliose del loro passato coloniale e del loro presente neo-coloniale.
Dovrebbe, diversamente, scandalizzare che ci siano ancora forze politiche che agitano spauracchi propagandistici, senza andare al nocciolo della questione.
E sono, purtroppo, la maggioranza assoluta.
Stupisce che si gridi allo scandalo quando a compiere un reato sia un immigrato, ma ci si guardi bene dal farlo quando a commetterlo sia un connazionale.
E così si sottovaluta il pericolosissimo fenomeno delle baby gang, degli stupri, delle violenze domestiche o nelle case di riposo, dei femminicidi. Si pensa di risolvere tutto con misure ridicole come il braccialetto elettronico o gli arresti domiciliari, anziché introdurre e applicare pene severe ed esemplari, che possano prevedere anche la perdita della cittadinanza e l'ergastolo senza appello, per gli stessi cittadini italiani che commettono reati contro la persona, specie se contro minori o anziani o persone non in grado di difendersi.
Si parla a sproposito di “remigrazione”, ma ci si guarda bene dal parlare di difesa dei diritti umani di ogni vittima di violenza. Una violenza sempre più dilagante nelle strade e che non viene minimamente arginata da una classe politica che, propaganda a parte durante il periodo elettorale, si guarda bene dall'intervenire e dal sollevare, seriamente, la questione, ponendola come primo punto dell'agenda politica.
E' mai possibile che esistano Paesi nei quali, se un minore delinque e commette atti di violenza contro una persona, questo va in galera anche a partire dai 12 anni (e, a mio avviso, sarebbe giusto venisse anche inquadrato nell'esercito, al 18esimo anno di età, in modo da potersi rendere utile alla società a vita e imparare la disciplina) e anche i genitori sono puniti con un'ammenda e un percorso di rieducazione, mentre in Italia ciò non avviene?
Senza una società moralizzata e ordinata, non si andrà lontano e le violazioni dei diritti umani delle vittime non faranno che aumentare a dismisura, ma questo, la politica, non lo vuole comprendere né vuole minimamente farsi carico di questo.
Al centro dell'agenda politica vi dovrebbero essere pochi ma seri punti fondamentali, di cui al momento nessuno parla, in questo povero Paese: giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica, ordine e rispetto per il prossimo.
E tutto ciò non è né di destra, né di sinistra, ma, a mio avviso, dovrebbe essere al servizio della comunità.
Una comunità che dovrebbe essere posta, finalmente, al centro. Non in senso politico/ideologico (anche perché ormai, chi si dice di centro, guarda verso la destra estrema), ma pratico e pragmatico.
Luca Bagatin
Quello che segue è l'articolo che scrissi il 12 giugno 2023, in occasione della scomparsa di Silvio Berlusconi e vorrei qui ripubblicarlo.
Silvio Berlusconi ci mancherà.
E dovrebbe mancare anche a quegli sciocchi che lo hanno denigrato per tutti questi anni.
Perché si renderanno conto anche loro – presto o tardi - che, tutto sommato, è stato il politico meno peggiore degli ultimi trent'anni.
Difronte ai Prodi, D'Alema, Letta, Renzi, Gentiloni, Monti, Conte, Draghi e Meloni, è stato un gigante.
Un gigante che ha saputo prospettare e lavorare per un mondo multipolare, fatto di stabilità e pace.
Ottenendo accordi economici vantaggiosi per l'Italia e stringendo amicizie con tutti, con il sorriso, senza le sciocche contrapposizioni della classe dirigente occidentale odierna.
Una classe dirigente – da Biden a Scholz, dalla Von Der Leyen alla Meloni, passando per Macron - inetta e incapace, che fomenta divisioni e guerre e conseguenti crisi economiche.
Berlusconi seppe dialogare con leader socialisti e democratici quali Chavez e Gheddafi e riuscì a mettere pace fra Putin e Bush.
Fu amico leale del leader socialista Bettino Craxi, che finirà poi perseguitato dai Poteri forti e dalla grancassa mediatico-giudiziaria.
Come ho ricordato in un mio articolo dell'aprile scorso (https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/04/silvio-berlusconi-leader-alternativo.html), nel 1994 mise i bastoni fra le ruote a quella pseudo-sinistra catto e post-comunista radical-chic, che, dalle ceneri del vero e unico centro-sinistra che l’Italia abbia mai avuto (guidato da socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici), aveva pensato di vincere a man bassa.
Berlusconi, strutturando sì il suo partito in modo verticistico, ma allo stesso tempo cercando di unire e recuperare i consensi di socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici – abbattuti dal golpe mediatico-giudiziario che Bettino Craxi battezzò “Falsa rivoluzione” e i media “Tangentopoli”, si accingeva ad evitare che il Paese cadesse nelle mani di quei poteri forti che Bettino Craxi aveva sempre tentato di arginare.
E sì, Berlusconi lo fece sdoganando partiti impresentabili come il MSI e la Lega Nord, che pur avevano cavalcato l’onda anti-democratica contro il Pentapartito.
Sdoganò la destra più per calcolo e vantaggio politico che per altro. Ma cercò sempre di tenerla a bada.
Il suo scopo fu quello di lanciare una battaglia anti-burocratica e anti-statalista, ma allo stesso tempo aumentò le pensioni minime, abolì l’ICI sulla prima casa e la tassa di successione, introdusse bonus per i ceti meno abbienti, attuando così misure in favore della terza età e dei ceti medio-bassi.
Proposte, peraltro, quella sulle pensioni e sull’abolizione dell’ICI, promosse già da Rifondazione Comunista guidata da Bertinotti e Cossutta, verso la quale e verso i quali Berlusconi nutrì sempre rispetto e talvolta sintonia.
Si dirò che Berlusconi era anticomunista, ma il suo “anticomunismo” suonava più come slogan ed era rivolto direttamente al PDS-DS (poi PD), che aveva contribuito alla fine politica di Bettino Craxi. Un PDS-DS che in politica estera finì per appiattirsi all’atlantismo più estremo e che in politica interna promuoveva un’Unione Europea oligarchica, fatta di privatizzazioni e liberalizzazioni e rigorismo economico.
In un'intervista ricordo che egli arrivò a definirsi “liberale di sinistra” e, oltre a candidare nelle fila di Forza Italia il filosofo marxista - già partigiano antifascista del Partito d'Azone – Lucio Colletti, dialogò con i nuovi socialisti di Gianni De Michelis, una delle menti più brillanti del Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi.
Benché, vista la sua età e condizioni di salute, negli ultimi anni fosse più lontano dalla politica più attiva, non lesinò critiche alla Meloni e al suo partito, spesso incoerenti e inesperti, in particolare in politica estera, dichiarando – nel febbraio 2023: “Io a parlare con Zelensky se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai andato perché come sapete stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili: bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe avvenuto, quindi giudico, molto, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore”.
A Berlusconi in molti devono tutto della loro carriera, in particolare nella coalizione di centrodestra, che senza di lui da tempo è fatta di incoerenza, inesperienza e inconsistenza, capace di ottenere voti solo perché il PD, i Cinque Stelle e il duo Renzi&Calenda, sono persino peggiori.
Berlusconi, ad ogni modo, come scrissi già in quel mio articolo di aprile, non ha gettato le basi per una successione politica, ma, vista la qualità del personale politico degli ultimi decenni…la scelta di una successione era e rimane pressoché impossibile.
E' stato l'ultimo politico di razza della sua generazione e, anche se non la pensavamo totalmente come lui, gli abbiamo voluto bene e ci mancherà.
Luca Bagatin
AgoraVox Italia