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 Home page > Attualità > Società > Generazione Ciao Ciao

Generazione Ciao Ciao

Un nuovo tipo sociale si profila all’orizzonte nel mondo italiano contemporaneo.
Da una osservazione sul quotidiano nasce un nuovo caso per i lettori del web. Generazione ciao ciao, uno spunto per una chiave di lettura dell’ "eterno presente" e della generazione X in Italia. Una testimonianza provocatoria dal mondo dei precari mai riusciti ad entrare pienamente nel mondo del lavoro, gli emarginati della busta paga.
 

Generazione Ciao-Ciao. Avete già capito di cosa parlo. No?
Andate a ritroso alle ultime dieci conversazioni avute in sequenza temporale con individui connazionali non troppo prossimi, ma in certi casi anche parenti stretti, tra i venti e i quaranta. Desidero semplicemente focalizzare la vostra attenzione su come vi salutano congedandosi da voi al telefono, in chat o anche di di presenza: "ciao-ciao".
Antepongo “generazione” nel titolo per fare il verso all’ultima definizione giornalistica che ha fatto cronaca: la celebre generazione X, cioè pressappoco la mia: nato nel ’71, giovane italiano della classe media degli anni ’80 e ’90, poi proletario nella prima decade del Millennio. Con la turba di miti in carta pesta e il nulla ideologico che hanno “allietato” la nostra adolescenza: c’era Boncompagni di giorno, in televisione, con le sue galline e Ambra Angiolini, la faraona; c’era Videomusic coi suoi video a rotazione, tutto il giorno, c’erano le Timberland e i Camperos, c’erano i pub e c’era la Lira.
Oggi ci siamo noi, i consumatori medi di allora, ridotti al rango di accattoni o poco più; quasi tutti laureati e specializzati, a sgomitare per un posto da lavoratore con contratto a termine o in cooperativa che è il massimo dell’infamia contrattuale (socio e fottuto) e anche il massimo a cui può ambire un “ciao-ciao” in cerca di un salario.
Siamo così giunti a un primo abozzo di quelle frange un po’ degenerate di vittime della legge Biagi e della prima riforma Berlinguer (nipote) nel mondo della scuola, oltre che di tutti gli altri giri di vite che praticamente hanno chiuso le strade di accesso al reddito fisso per il giovane italiano medio.


Il nostro personaggio che chiude con un raggelante ciao-ciao la conversazione con un suo interlocutore - potrei essere io, suo fratello o un perfetto sconosciuto incrociato su un Social Network italiano, dove domanda e offerta di lavoro (gratuito) si incontrano sempre più spesso.
Forse “ciao-ciao” potrebbe parzialmente andare a colmare quel vuoto che presenta wikipedia al link “generazione X o Z”, ma questa le etichette sociali sono sempre poco affidabili al di fuori del proprio ambito.Tra i ventenni e quarantenni di oggi corre, in realtà, la stessa insicurezza sociale e la stessa condizione di oppressione “bianca” ,bianca come la morte: quella dei padri di famiglia – i proletari veri e propri - a noi gustamente preferiti nei ruoli di muratore o di operaio per maggior valenza e disposizione alla dsciplina.
Noi i cadetti spodestati del ceto medio abortito dalla Prima Repubblica, inspiegabilmente vivi in questo decennio: delle “X” con i fratelli minori e i minorati di questosistema a dire tutti insieme: "Ci sono. Non mi vedi ? Ciao-Ciao”.
Chi, dotato di una sensibilità ancora viva, non ha notato l’insorgere di questa doppia ripetizione nel linguaggio italiano più recente? Ciao, saluto tipico italiano, viene dal veneziano - antica lingua franca del mediterraneo - ed era la risposta che si dava ad una professione di amicizia, in ambito commerciale soprattutto: cia(v)o “sono il tuo (s)c(h) ia(v)o, ti sono debitore, assabenedica.
Se la vita è un dono, come dice il Papa, e tutti gli italiani sono debitori nei confronti dello Stato di circa 4.000 euro pro capite, i ciao-ciao odierni si sentiranno due volte debitori? Che sia sorta in loro una sorta di coscienza profonda della realtà dei fatti? E che dire di "Iamme Iamme" o "Ciuri Ciuri" dell’ultimo irritante spot integrazionista diffuso dai network televisivi dominanti?
Qualcuno ha ancora voglia di dire che gli italiani non vogliono farli certi lavori? 
Di altri preoccupanti raddoppiamenti si agghinda il nostro quotidiano cicaleccio, che suona sempre della stessa stonata nota: servilismo, come valore aggiunto nel bilancio delle “competenze di un aspirante salariato italiano o neo italiano.

Commenti all'articolo

  • Di Francesco Rossolini (---.---.---.202) 17 novembre 2008 21:06
    Francesco Rossolini

     La cosa più "bella" è che il lavoro precario selvaggio è stato introdotto, con unanime soddisfazione di tutte le fazioni politiche salvo poi tardivi ripensamenti, da individui che non sono mai stati precari in tutta la loro vita e che rimangono avvinghiati alle proprie poltrone con la stessa tenacia con cui un ramarro si avvinghia alla preda............ 

  • Di vincenzo Ferrara (---.---.---.147) 20 novembre 2008 02:13
    vincenzo Ferrara

    Loro volevano fare la loro perestroika facendo le riforme per la Confindustria e vendendo i lavoratori,..o meglio, i figli dei lavoratori, quella classe di sinistra che avevano conquistato alle riforme che loro avevano sostenuto all’interno di una logica tutta italiana di spartizione delle competenze politiche, , la cosa inquietante è che poi sono ricomparse le brigate rosse a fare l’ennensimo favore a un governo con poco credito per via dell’attacco alla Serbia e tutte le altre riforme penalizzanti il ricambio generazionale del lavoro in italia; biagi accoppato e un martiere da appuntarsi alle coccarde, la riforme attuata, tutti contenti. 
    In 15anni 3 volte all’opposizione, 2 volte al governo: la perfetta alternanza del potere per il potere; la notizia di questi giorni è che molti ex socialisti - ( berlusconi incluso) . fanno parte dell’attuale governo, un dato su cui meditare. In generale comunque Il mio articolo vuole essere di stampo sociologico con punte di ironia partecipate per via della mia contemporaneità ai fatti raccontati

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