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Ex-Jugoslavia: un precedente potrebbe frenare la giustizia contro i crimini di guerra

Una nuova strategia elaborata dal Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia potrebbe costituire precendente per l'intera giustizia relativa ai crimini di guerra. Sono tre i membri delle forze armate serbe ad essere stati assolti per non aver "strettamente diretto" le atrocità compiute dai propri uomini.

Tempo fa Theodor Meron, presidente del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia dichiarava qualcosa di enorme significato: "Il più grande contributo da parte del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY) è il fatto di stabilire lo stato di diritto sul territorio della ex-Jugoslavia, e la grandezza di questo tribunale sta nel prendere in considerazione le responsabilità penali individuali, invece di condannare intere nazioni". 

È proprio questa la funzione dei tribunali speciali, nati allo scopo di porre fine all'impunità dei macellai che, sparsi un po' per tutto il pianeta, davano vita a carneficine inimmaginabili.

Questo principio potrebbe però essere minato alle radici, proprio nel caso dei crimini nella ex-Jugoslavia. Lo fa notare Owen Bowcott, corrispondente per gli affari legali del Guardian: tre alti membri delle forze armate e di polizia serbe sarebbero infatti stati prosciolti da tutte le accuse.

La ragione? Non aver "specificamente diretto" le stragi perpretrate dai propri sottoposti. Il che ha enormi conseguenze. Innanzitutto perché va a minare il principio affermatosi a Norimberga e affermato nell'art. 21 del suo statuto: nessuna prova sarà richiesta di fatti comunemente noti. Ma soprattutto si va a fare precedente, perché il sistema del diritto internazionale funziona in maniera analoga a quello anglosassone (di common law): le decisioni giudiziali possono essere riprese in altri procedimenti.

La decisione ha scatenato un putiferio, come ovvio. Già circolano indiscrezioni che vorrebbero Israele e Stati Uniti dietro questa decisione, tramite pressioni al fine di scagionare i generali. Una notizia che potrebbe sembrare strana, ma che corrisponde a quanto riporta The Hindu in un lungo articolo dove si spiega tra l'altro che furono proprio Israele, Stati Uniti e Sudan a rifiutare di ratificare il trattato istitutivo della CPI, ma anche più propriamente a contrastarlo nel 2002, anno in cui è entrato in vigore.

La ragione principale per la quale la decisione è stata avversata è però legata alla questione già citata del "precedente". Basteranno infatti pochi mesi, perché di fronte alla corte dell'Aja venga portato un imputato di quelli pesanti, che già spera di approfittare dell'aria che tira.

Si tratta di Charles Taylor, ex-presidente della Liberia. Accusato tra l'altro dell'uso di bambini soldati, di sevizie e schiavitù, potrebbe usufruire di questa "clausula del non sapere" che tocca ai mandanti, lasciando tutto sulle spalle degli executioners, per prendere un termine di Goldhagen.

Nel frattempo però il principio ha già permesso che Momičlo Perišić sfuggisse ad una condanna a 27 anni di prigione per aver dato supporto con l'esercito serbo alla Bosnia-Erzegovina (con la sola opposizione della Cina). Lo stesso dicasi per Jovica Stanišić and Frank Simatović (membri dell'intelligence serba). L'unica protesta è sopravvenuta dalla Francia, rappresentata da Michel Picard: "Se non siamo capaci di dimostrare che gli accusati permisero e favoreggiarono questi crimini, vorrebbe dire che siamo arrivati in un luogo nero del Diritto Internazionale".

Frederik Harhoff giudice per la Danimarca alla ICTY ha già dato vita ad un documento, inviato a 56 giuristi e amici, dove esprime la propria protesta per l'assoluzione dei tre imputati. E lancia un messaggio non equivocabile: "Si potrebbe pensare che l'establishment militare nei principali stati abbia sentito che le corti stavano andando troppo vicino alle responsabilità dei comandi militari… in altre parole: la corte stava andando troppo lontano nella direzione di considerare responsabili gli ufficiali di comando per ogni crimine commesso dai loro subordinati. Dunque la loro intenzione di commettere reati deve essere specificamente provata".

 

Foto: Wikimedia

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