La storia che raccontano i cable dell'ambasciata americana ad Haiti pubblicati di Wikileaks è quella di una spietata ingerenza della comunità dei sedicenti esportatori di democrazia ai danni di una piccola repubblica caraibica, un'ingerenza che ha condannato il paese ad anni d'instabilità, di miseria e di violenza in nome della lotta alle "forze che si oppongono alla libertà di mercato", così come le definiscono gli ambasciatori americani. Una storia che ben pochi racconteranno, ignorata dai benefattori accorsi dopo il terremoto, dai tanti attori e personaggi pubblici in cerca di visibilità, come dai grandi network dell'informazione globalizzata, per i quali le crisi di Haiti dipendono dagli haitiani, che sono un po' sfigati e molto litigiosi e violenti.
Jean Bertrand Aristide, il vecchio presidente vittima di un golpe organizzato dagli Stati Uniti non era certo un socialista o un castrista, ma non era neppure organico ai poteri forti dell'isola o prono ai desideri di Washington e questo gli è bastato per essere spedito in esilio, condannando il paese al disastro. Protagonisti della storia, nella parte dei cattivi, sono gli Stati Uniti, fedeli alla dottrina del controllo del "cortile di casa" sudamericano, la Francia (ex padrone coloniale di Haiti) e il Vaticano, che vedeva come fumo negli occhi l'ex sacerdote salesiano diventato presidente e protettore delle classi inferiori. Per il Vaticano Aristide è un "attivo proponente del Vodoo" e questa è sola una delle tante calunnie messe in giro dai nemici stranieri del presidente, accusato dagli Stati Uniti di traffico di droga, corruzione e riciclaggio, senza che però le stesse indagini americane, costate milioni di dollari, siano riuscite a dimostrare alcuna delle accuse o ad iniziare alcun processo a suo carico. Quando nel febbraio del 2004 Aristide viene rapito dalle forze americane e portato in Giamaica (un destino simile è capitato anche al presidente venezuelano Chavez, che però è stato restituito in seguito al suo paese, e a quello dell'Honduras Zelaya) al mondo si racconta che il presidente si è dimesso perché ha riconosciuto di non essere capace di disciplinare una rivolta nei ranghi dei militari e il malcontento per il suo operato.
L'emergere della verità però non porta proteste internazionali, Aristide resta in esilio e viene spedito in Sudafrica, dove resterà grazie alle esplicite pressioni sul governo sudafricano da parte di Stati Uniti, Francia e, ancora, del Vaticano, quest'ultimo pronto a giurare che il ritorno di Aristide sarebbe un disastro per Haiti. Più prosaicamente le potenze occidentali hanno messo sul piatto il posto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU al quale ambiva il governo sudafricano.
La transizione si rivela un bagno di sangue, oltre tremila haitiani sostenitori del presidente deposto sono uccisi e altre migliaia imprigionati dal regime sostenuto dall'estrema destra, dai militari e dai proprietari terrieri. Ma questo non basta a consolidare il potere ed ecco allora che di fronte al caos, le potenze straniere giocano la carta dell'ONU e nell'isola sbarca una missione di peacekeeping che è ancora lì, che è costata qualche miliardo di dollari e che non è servita a nulla. Il tutto in assenza di una qualsiasi condanna da parte di un tribunale haitiano e contro la stessa costituzione dell'isola che definisce un diritto inalienabile quello a non essere deportati o espulsi dal paese.
la rete, unica speranza dei poveri, degli oppressi. dovranno bloccarla tutti prima o poi. (...)
14/08 11:58 -