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WikiLeaks. Calabria, i politici non vogliono parlare di Ndrangheta. Bocche tappate col console USA

Il sindaco di Vibo Valentia e il presidente della provincia non vogliono parlare di mafia. Loiero glissa sui finanziamenti europei. A Reggio Calabria il presidente della provincia non sa cosa sia un tour operator. Le domande del console americano mettono in imbarazzo i politici calabresi e anche Confindustria, che non vuole espellere chi paga il pizzo. Nei cablo del consolato USA a Napoli rilasciati da WikiLeaks, il racconto impietoso dei mali di una terra che può, anzi deve salvarsi. “Anche grazie al lavoro di magistrati coraggiosi”.

La ‘ndrangheta fa paura agli Stati Uniti. Il 31 maggio 2008 il Governo Bush l’ha inserita nella blacklist dei narcotrafficanti stranieri più pericolosi al mondo. Più pericolosa di Cosa Nostra. Al pari dei narcos messicani e di quelli colombiani che con le ‘ndrine scambiano oltre un sesto della coca che producono (“il giro d'affari era di 7 miliardi di dollari l’anno”, ha raccontato un pusher colombiano arrestato negli Usa per traffico internazionale di stupefacenti). Fino ad allora, in otto anni, era successo soltanto una volta che il governo americano mettesse in quella lista un’intera organizzazione criminale: è stato necessario affinché il ministero del Tesoro d’oltreoceano potesse congelare i beni di tutti i soggetti ritenuti vicini ai clan calabresi.

Nella serie di tre cablogrammi sulla criminalità organizzata che l’ex console generale americano a Napoli, J. Patrick Truhn, ha firmato tra il 4 aprile e il 6 giugno 2008 – che AgoraVox ha riportato ieri – la ‘ndrangheta è classificata come “la più pericolosa di tutte” le mafie. Così a dicembre dello stesso anno il console Truhn ha iniziato la prima parte di un viaggio (che è proseguito nell’aprile del 2009) tra le province della Calabria, alla scoperta dei mali di “una regione in cui abbiamo tradizionalmente avuto poca influenza”. Il racconto che segue, in parte inedito, è tratto da due cablo del consolato statunitense di Napoli che WikiLeaks ha diffuso in questi mesi nell’indifferenza di tutta la stampa nazionale.

LOIERO “CAMBIA ARGOMENTO” – Il viaggio di Truhn inizia a Catanzaro. Il primo ad incontrare il console è l’allora presidente della regione, Agazio Loiero. Non è stato facile organizzare il colloquio: Loiero ha “declinato” le richieste di un incontro del consolato “per tutto un anno”. Poi ha ceduto, e quando alla fine il console riesce essere ricevuto, lui invece di spiegare come intende debellare la ‘ndrangheta, si mette a piagnucolare: “Loiero si è lamentato dell’immagine negativa della regione e ha fatto osservare che la criminalità organizzata, i mercati relativamente inaccessibili e le infrastrutture carenti contribuiscono a scoraggiare gli investimenti nella regione. Il rischio percepito elevato di investire in Calabria ha significato anche tassi di interesse più elevati per gli imprenditori”. Truhn, allora, gli chiede come pensa di risolvere questi problemi. Domanda impertinente. Il console riferisce impietoso: “Tuttavia, Loiero non è stato in grado di offrire qualsiasi soluzione di difficoltà a parte concedere prestiti a tasso agevolato alle piccole e medie imprese con i fondi strutturali dell'Unione europea della regione”.

Truhn inizia a capire che aria tira. Prova con una domanda più precisa, e la reazione di Loiero è ancora più imbarazzante: “Quando il Console Generale ha chiesto come Loiero prevedeva di utilizzare i quasi 14 milioni di euro che l'Unione Europea ha stanziato per la Calabria, il presidente ha dato una risposta vaga e ha cambiato argomento”.

Dopo Loiero, Truhn incontra il procuratore capo di Catanzaro, Antonio Lombardo, che gli spiega le difficoltà del contrasto giudiziario alla ‘ndrangheta, sia a causa del pentitismo quasi inesistente per via dei vincoli parentali che legano gli affiliati sia per la carenza di fondi e di uomini in procura. “Ha aggiunto che il suo ufficio non ha nemmeno le risorse per un efficace programma di intercettazioni” anti-‘ndrangheta.

VIBO VALENTIA, BOCCHE CUCITE – La tappa successiva è Vibo Valentia. Il console americano viene ricevuto dalle autorità. E ne rimane sbigottito: né il sindaco della città né il presidente della provincia vogliono parlare di ‘ndrangheta. Alle domande di Truhn rispondono infastiditi e glissano. Come se fosse un male da minimizzare. Come se avessero qualcosa da nascondere. Il sindaco era Francesco Sammarco, centrosinistra. “Lui e il suo staff sono stati visibilmente a disagio quando il Console Generale ha chiesto come la città sta affrontando il problema della criminalità organizzata”. Sammarco evita di rispondere alla domanda “e ha continuamente cercato di guidare la conversazione su argomenti più superficiali”.

Non da meno il presidente della Provincia, Francesco De Nisi, anche lui di centrosinistra, ancora oggi in carica: “non è stato molto più comunicativo – annota Truhn – non ha mai detto più di un sussurro”. E conclude amareggiato: “Sembrava che il sindaco di Vibo Valentia sperasse che il nostro incontro non avrebbe prodotto nulla di più concreto di qualche foto”.

È il turno della società civile. Il console parla prima con i vertici locali di Legambiente, che gli raccontano delle intimidazioni che ricevono, della macchina bruciata del presidente provinciale dell’associazione. Poi con i ragazzi di Ammazzateci Tutti. A Crotone incontra il presidente provinciale di Confindustria, e tocca con mano il dissesto ambientale del territorio.



“CHE COS’È UN TOUR OPERATOR?” – Anche un anno prima Truhn aveva incontrato la Confindustria calabrese. Non a Crotone, ma a Reggio Calabria. “Chiese loro se fossero disposti a seguire l’esempio della Sicilia”, dove gli imprenditori che pagano il pizzo vengono espulsi dall’associazione. “Ha ricevuto una reazione decisamente nervosa”. In quell’occasione suggerì anche al presidente della provincia di Reggio Calabria di “parlare con i tour operator statunitensi” che in quel momento vivevano un “boom nel settore delle navi da crociera, le cui migliaia di clienti facevano regolarmente scalo nei porti dello stretto di Messina” per convincerli a “includere” nel percorso delle crociere “una giornata a Reggio per vedere i pregiati bronzi e magari anche per visitare il sito archeologico di Locri”. “La risposta del Presidente fu: ‘Che cos’è un tour operator?’”.

GIOIA TAURO, CAPITALE DI ‘NDRANGHETA - Ad aprile Truhn torna a Reggio Calabria. Incontra Nicola Gratteri, il magistrato antimafia più famoso della regione, che gli parla, ancora una volta, delle difficoltà delle investigazioni anti-‘ndrangheta, delle risorse che mancano, della cattiva amministrazione del sistema giudiziario. Ma soprattutto gli parla di Gioia Tauro, il porto di mafia più famoso d’Italia dove transita l’80 per cento della cocaina prodotta in Colombia. Anche se Gratteri non ci sta a far passare Gioia Tauro come la “porta d’accesso principale” per la droga in Italia: “La ‘ndrangheta gestisce traffici di droga in tutti i porti d’Italia e in diversi porti europei”, dice il pm al Console.

Eppure Gioia Tauro dovrebbe preoccupare Truhn in modo particolare, perché è lì che ha il suo centro operativo il più grande clan criminale d’Europa: la ‘ndrina Piromalli. Una famiglia mafiosa talmente potente da essere decisiva nelle elezioni politiche nazionali e locali, capace di ottenere il pizzo di un dollaro e mezzo su ogni container movimentato e di paralizzare le attività doganali o di farle gestire da funzionari compiacenti, arrogandosi la gestione esclusiva dei controlli su tutte le merci in arrivo o in uscita del porto. Capace di vincere guerre di mafia con le famiglie avversarie con le pallottole e con l’appoggio politico di organizzazioni massoniche e politiche trasversali, oltre che di investigatori collusi. Capace di falsificare migliaia di schede elettorali di italiani all’estero e di fare affari con il petrolio russo servendosi dell’amicizia di Marcello Dell’Utri. Capace di avviare trattative politiche con la segreteria del ministro della Giustizia di centrosinistra e di concluderle con il braccio destro del Primo Ministro di centrodestra.

Dopo il colloquio con Gratteri, Truhn va a parlare con le autorità investigative che vigilano sul porto. Il racconto che ne esce è agghiacciante. Il prefetto di Reggio gli dice che “i clan della ‘ndrangheta stanno cercando di mettere le mani su circa sei miliardi di euro in Fondi strutturali dell’Unione Europea, su quattro miliardi e mezzo stanziati dal Governo per il completamento della Salerno-Reggio Calabria (venti anni!), su un miliardo e mezzo per le prime fasi della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina e su un miliardo per la costruzione di un rigassificatore a Gioia Tauro”. A Gioia Tauro gli raccontano che una delle preoccupazioni legate alla presenza mafiosa è l’assistenza sanitaria scadente perché, come sostiene Gratteri davanti al console americano, “la laura in medicina o infermieristica può essere comprata” senza problemi e “ci sono pochi medici in Calabria qualificati a esercitare la professione”.

LA CALABRIA SI DEVE SALVARE – Le conclusioni di Truhn sono implacabili: “È difficile visitare la Calabria e non tornare pessimisti. Se non fosse parte dell’Italia, la Calabria sarebbe uno stato fallito. Con la ‘ndrangheta così fortemente radicata e con lo Stato così sensibilmente assente, è difficile immaginare una regione dell’Europa occidentale con problemi più irrisolvibili”. Eppure, forse, qualche possibilità di salvarla c’è ancora: “Sono persone coraggiose e oneste come Gratteri e Pecora, in prima linea nella lotta contro questo flagello – scrive Truhn – che offrono un barlume di speranza per il futuro. (…) Cambiare rotta è una strada molto in salita, ma ignorare la Calabria significherebbe farla continuare a essere un peso economico e sociale, trascinando verso il basso un alleato chiave degli Stati Uniti”.



ESCLUSIVO: Così il console USA bocciò il Piano per il Sud di Berlusconi

LEGGI: WikiLeaks. Il console USA a Napoli: “I politici non sono in grado di combattere la mafia”


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Commenti all'articolo

  • Di Francesco Finucci (---.---.---.35) 4 settembre 2011 00:38
    Francesco Finucci

    I cables delle ambasciate riportano alla luce sempre i dati più rilevanti, perché si basano sull’analisi di personaggi esperti e, contrariamente a quanto si penserebbe, spesso decisamente "umani" nella loro analisi. E’ un ottimo punto di vista, perché unisce l’indagine giornalistica con la realtà delle persone che la vivono, da un punto di vista che solitamente non ha motivo di essere schierato. Merito di Agoravox l’aver puntato i riflettori su questa fonte. Per me è stato illuminante

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