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Voto di scambio: il Governo ci metterà una pezza. Il PdL non lo può rappezzare nessuno

Il panorama del centro-destra si sta facendo sempre più desolante; pur scrutando non si vedono emergere, dal deserto post-berlusconiano, idee o figure per cui valga la pena di spendere una parola di commento.

La stessa situazione che c’era quando Berlusconi era presidente del Consiglio, in fondo, solo peggiorata dal fatto che i colonnelli del PdL, privati del titolo di ministro o sottosegretario, riescono nel miracolo di apparire ancora più nullità di quanto già sembrassero. Persa la possibilità di sostituirle con slogan riguardanti la propria azione di governo, anche le loro idee si rivelano per le poche ed elementari che sono: la voglia da parte di qualcuno di costruirsi una zattera lontano dal partito che affonda e, per molti, l’eterna attenzione alle necessità processuali del Capo, peraltro unica loro riconoscibile linea d’azione per tutta questa legislatura. Attenzione, per chiamarla così, che è arrivata a fare della forza che ha vinto le elezioni, anche insistendo sulla necessità di un maggior ordine pubblico, una specie di partito dell’Italia ai margini della legalità.

Un titolo che si è guadagnato frapponendo ogni tipo d’ostacoli all’azione della magistratura, oltre che difendendo a spada tratta anche i propri più indifendibili esponenti coinvolti nelle inchieste, e che ha rivendicato facendo di tutto per depotenziare la legge sulla corruzione e, riuscendoci, per lasciarne fuori quell’infermità terminale per la democrazia e per lo Stato che il voto di scambio, primo responsabile dell’elezione di una classe politica impresentabile, specie a livello locale, e causa tra le prime del nostro debito, con i miliardi che costano ai contribuenti le pensioni ed i posti di lavoro con cui la mala-politica acquista i propri consensi.

Di fronte allo spettacolo, offerto anche dagli ultimi scandali, dell’incontro tra la miseria, non solo materiale, di cittadini tanto disperati da vendere il proprio voto e quella assai peggiore, tutta morale, del peggio del potere, la posizione del PdL sul voto di scambio non può avere altre logiche giustificazione che quella della coscienza sporca di chi pensa d’aver guadagnato, da questa pratica mai abbastanza esecrabile, o di aver ancora da guadagnare.

Il governo (e chi critica Monti per non aver fatto questo o quello è pregato di costatare quale razza di Parlamento debba approvare il suo operato) pare stia già studiando il modo di mettere una pezza ai buchi lasciati dalle resistenze del PdL nella legge anticorruzione e lo farà immediatamente dopo l’approvazione di questa con un disegno di legge o, più probabilmente, con un decreto legge, giustificato proprio dai recenti scandali, che estenderebbe il reato di voto di scambio ai casi in cui, oltre al denaro, ad essere scambiata sarebbe - come avviene quasi sempre - una “altra utilità”.

Quello che nessuna legge o decreto può dare alla nostra politica, dopo l’ennesima dimostrazione d’inadeguatezza del partito che resta di proprietà di Silvio Berlusconi, è un movimento in grado di rappresentare quella parte del paese che non può riconoscersi a fondo né nella sinistra, di cui non condivide la storia, né nei relitti della prima repubblica che gravitano attorno al terzo polo. Italiani che non disposti a turarsi il naso di fonte al fetore che esala il PdL, per voltarlo in nome del suo anacronistico anticomunismo (alcuni dei quali potrebbero anzi arrivare a votare il PD come minore dei mali) e che costituiscono in buona sostanza quella legione di indecisi che è, in questo momento, la prima vera forza politica del paese.

E’ quello che dovrebbero ricordare anche i capi della sinistra, mentre si rompono le corna per le loro primarie (è conquistando quei voti che si vinceranno poi le elezioni), ed è una situazione che dovrebbe preoccupare chiunque tenga al futuro dell’Italia; un paese che non si potrà governare a lungo, specie in acque agitate, se non comparirà qualcuno in grado di dare, con senso di responsabilità, una voce a quella parte del suo elettorato e della sua società: un partito liberal-democratico, insomma, in grado di essere per la destra quel che il PD è per la sinistra.

Qualcosa che il PdL non è mai arrivato ad essere e, con i suoi vizi d’origine, di cui le vicende della legge anti-corruzione sono solo un’ennesima dimostrazione, non sarà mai.

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