Nel Paese delle anomalie, quella più pericolosa è la tolleranza verso la stupidità, soprattutto quella indotta. Mentre il Paese s’impoverisce non solo di ricchezza, ma di capitali umani, know-how, opportunità e giovinezza - che sfugge e non ritornerà più - la casta si arricchisce e continua a consolidare il suo immenso potere economico e finanziario. L’esempio di ciò è il suo più alto paradigma e rappresentante: S.B. E’ notizia di questi ultimi giorni il fatto che la famiglia del tycoon, nel 2010, ha ricevuto 118 milioni di dividendi, incrementando il suo ingente patrimonio, cresciuto molto proprio mentre era in politica. Non è così per la maggior parte dei "sudditi del princeps"... gl’italiani dopo 17 anni di politica berlusconiana sono più poveri. E pure, a sentire quelli che lo votavano, lui, di arricchirsi non ne aveva bisogno... era già ricco. Tuttavia, invece di creare ricchezza per la Nazione, l’ha creata per sé stesso, e le prime "vittime" della "sua politica economica" sono proprio quelli che in lui avevano sperato.
Era la metà di gennaio del ‘94 quando Andrea stava frequentando l’ultimo anno dell’I.T.I.S. in una piccola cittadina del nord della Lombardia. Lui, tifoso del Milan, cresciuto a pane e “Bim bum bam”, con il mito dell’imprenditore fatto da sé, che era tra l’altro riuscito a diventare l’uomo più ricco d’Italia. Non ci poteva credere, il mito stava per entrare in politica. Certamente, quanto stava per fare avrebbe cambiato la storia del Paese. Un uomo del fare, un imprenditore dinamico, uno che poteva gestire l’Italia come una sua azienda, facendole recuperare tutte le sue passività, rendendola efficiente, valorizzando tutte le sue risorse al meglio. Beh, sicuramente, sarebbe stato meglio di quei politici che per quarant’anni avevano retto la Repubblica. Gente che aveva rubato per decenni. Lui, certamente non ne avrebbe avuto bisogno, era già ricchissimo; invece, avrebbe sicuramente fatto quello che era bene per la Nazione.
Ottenuta la maturità, Andrea aveva provato ad iscriversi al Politecnico di Torino, ma la scomparsa prematura del padre non gli aveva permesso di proseguire gli studi, perciò, dal 1996 era stato costretto a trovarsi un lavoro in una piccola azienda metalmeccanica del comasco. Gli anni passavano, così i governi. Nell’azienda dove lavorava, vedeva cambiare le politiche di assunzione anno dopo anno; e se lui era stato assunto a tempo indeterminato dopo due contratti semestrali consecutivi, quelli che venivano assunti alla fine degli anni ’90, non erano così fortunati. Nelle fabbriche della sua zona, migliaia erano gli assunti tramite aziende interinali, con contratti a tre mesi e poi via, senza tutele sindacali e senza cassa integrazione. A quel tempo Andrea si ritenne a lungo fortunato nel guardare quei poveretti che guadagnavano quasi un quarto in meno di quanto percepiva lui. Si ricordava ancora quando, lui, l’uomo della Provvidenza, andava dicendo in giro che avrebbe creato un milione di posti di lavoro. Il caro Andrea aveva incominciato a capire come andavano le cose in Italia da quando aveva iniziato a misurarsi con la vita proprio dopo la morte del padre, ancora giovane tra l’altro. Affitto da pagare - a nero per di più - bollette della luce, dell’acqua, del gas, e poi, la spesa e la rata per qualche prestito. Aveva pensato più volte di rientrare a casa della madre, ma lì al paesello, ai piedi delle alpi, lavoro ce n’era davvero poco. Ed eccoci arrivati al 2011. Già dal 2008, all’inizio della crisi, la sua azienda ha pensato bene di trasferirsi in Bulgaria, perciò, Andrea, che nel frattempo si è anche separato dalla moglie e dal suo bambino, dopo la cassa integrazione e la messa in mobilità, è tornato a vivere al paese, con la madre. Il tempo sembra essersi fermato, ma in realtà chi si è fermato, è soltanto lui, Andrea. Quando su Facebook rivede nei profili dei suoi amici le foto delle superiori, il cuore gli si riempie di una tristezza profonda. Un uomo di 37 anni, senza lavoro, che si arrangia a fare qualche lavoretto saltuario, senza la possibilità di riprendersi quello che ha perso: un lavoro fisso a tempo indeterminato, sua moglie e suo figlio.
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