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Vicino a Orvieto un paradiso in pericolo: cementificazione alle porte?

Tutto è cominciato quasi per caso. «Un bel giorno mi affaccio e vedo una ruspa che butta giù una casa di fronte al mio agriturismo. Era stata ristrutturata pochi anni prima e la cosa mi è sembrata strana». Ma quello che stupisce ancora di più Lodovico Dubini, proprietario della Locanda Palazzone, è una scoperta: «Controllando le tavole del piano regolatore scopro che quel casolare non c’era, era stato cancellato prima di venire abbattuto».

Indica una bella collina coltivata a uliveti e vigneti. «Quella è Rocca Ripesena, controllando le carte ci siamo accorti che rischia una colata di 10mila metri cubi di cemento». Siamo a due passi da Orvieto, gioiello umbro di cultura e bellezze naturalistiche. Il terreno che il signor Dubini indica è di proprietà di una società costruttrice romana, la Franco Ceprini Group. Un progetto presentato alla fine del 2010 ha messo nero su bianco quello che il costruttore vorrebbe fare di questa collina.

Lo spiega l’architetto Pierpaolo Mattioni, che ha seguito la vicenda dal suo inizio per un gruppo di associazioni cittadine: «Il problema sta nelle leggi nazionali, che permettono di aggirare il piano regolatore comunale». Il meccanismo è semplice: «Nel 1998 un decreto del Presidente della Repubblica ha stabilito che il piano regolatore può essere aggirato. Ora basta la presentazione di un progetto per una nuova attività produttiva e il Comune realizza una variante ad hoc». Ma il Comune non avrebbe avuto nessun modo per rifiutare la cementificazione di un’area protetta? «Gli strumenti legislativi ci sarebbero, ma spesso e volentieri il Comune cede alla promessa di alcuni impiegati in più».

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