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Vaccini e screening: qualche dato sulla prevenzione in Italia

Coperture vaccinali per il morbillo 10 punti al di sotto delle soglie previste e un'aderenza agli screening troppo bassa. La prevenzione sembra ancora oggi il punto debole dei LEA.

di Cristina Da Rold

La notizia di un aumento del 230% dei nuovi casi di morbillo in Italia nel gennaio 2017 rispetto ai mesi appena precedenti sta rimbalzando su tutti i giornali. Un dato su cui si tende a calcare la mano per ribadire la necessità di migliorare ulteriormente la copertura vaccinale, soprattutto in alcune aree d’Italia. Sono ben note le ragioni per cui è di primaria importanza per la salute di tutti vaccinare i propri figli contro il morbillo e altre malattie infettive, così come l’assenza di effetti collaterali gravi dovuti al vaccino, autismo compreso, e OggiScienza ne ha già ampiamente parlato per esempio quiqui e qui. Tuttavia la realtà non è per niente confortante.

È necessario tuttavia contestualizzare questo dato, per evitare di far pensare agli albori di un’epidemia di morbillo mai vista prima. Se andiamo a esaminare i dati forniti da Epicentro, il portale dell’Istituto Superiore di Sanità dedicato all’epidemiologia, vediamo per esempio che i 238 casi di morbillo segnalati nel gennaio 2017 sono sì molti di più rispetto alla media mensile di tutto il 2016 e anche di tutto il 2015 – dato che quindi deve farci riflettere – ma a ben vedere si tratta di un trend sostanzialmente uguale a quello della prima metà del 2014 e del 2013. Bisogna inoltre precisare che 238 è il numero di casi totali, non di quelli confermati, che sono poco meno di 200. Fatto che ci dice che sì, da un lato abbiamo assistito a un picco improvviso di nuovi casi, dall’altro che – contrariamente a quanto si può intuire leggendo di un aumento del 230% – non si tratta di cifre mai viste.

Il ministro Lorenzin ha ribadito che si tratta di una possibile conseguenza della diminuzione della copertura vaccinale in alcune Regioni italiane, che per quanto riguarda il vaccino trivalente MPR nella maggior parte dei casi non tocca la soglia raccomandata del 95%. Lo mostrano sempre i dati raccolti da Epicentro, che raccontano la situazione nel 2015: in media in Italia il vaccino trivalente per morbillo, parotite e rosolia è stato somministrato nelle due dosi previste solo all’83% dei bambini, contro l’82% registrato nel 2014. Per quanto riguarda la prima dose da somministrare entro i 24 mesi, le percentuali sono leggermente più alte, ma sempre di 10 punti percentuali sotto soglia: l’85% di copertura come media nazionale sia nel 2014 che nel 2015.

 

Clicca sull’immagine per visualizzare l’infografica interattiva. Elaborazione grafica di Cristina Da Rold

Le differenze regionali sono in questo senso molto evidenti: tranne il caso positivo della Basilicata, nel resto del meridione i bambini vengono vaccinati di meno rispetto al Nord. Se consideriamo la prima dose entro i 24 mesi, si passa infatti dal 90% di copertura di Lombardia e Basilicata al 77% del Molise e al 79% della Sicilia.

Anche per le altre vaccinazioni infantili, in nessun caso nel 2015 si è raggiunta la copertura media nazionale del 95%, ma sicuramente la situazione è migliore rispetto al noto vaccino trivalente, messo alla gogna senza ragioni da diversi anni. Attualmente il 93,4% dei bambini ha ricevuto un vaccino per la polio e la stessa percentuale per la difterite, il 93,6% per il tetano, il 93,3% per la pertosse, il 93,2% per l’epatite B e il 93% per l’Haemophilus influenzae tipo B. Anche qui con forti differenze: per la polio si passa da coperture del 97% ad altre dell’87%. Interessante il caso del vaccino per l’epatite B, molto più utilizzato al Sud rispetto al Nord.

 

Quella della prevenzione in Italia è dunque una battaglia ancora da vincere, come illustra anche il rapporto pubblicato il 13 marzo scorso dal Ministero della Salute che presenta i risultati del monitoraggio degli adempimenti da parte delle regioni circa l’erogazione dei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, che ogni Regione è tenuta a garantire. Il rapporto, che analizza la situazione al 31-12-2014 esaminando i risultati delle varie Regioni per tutti gli indicatori previsti dai LEA, mette in luce in modo chiaro che nelle Regioni non ancora considerate pienamente adempienti, cioè Campania, Molise e Calabria, le criticità si ritrovano prevalentemente sul fronte della prevenzione, sia in termini di copertura vaccinale, specie per morbillo, parotite e rosolia, che di adesione ai programmi di screening per il cancro al seno, alla cervice uterina e al colon-retto.

Quanto agli screening a quanto pare però, lentamente, qualcosa nel 2015 è migliorato nel complesso, come mostrano gli esiti che ci riporta l’Osservatorio Nazionale Screening, che arrivano al 2015. Il rapporto del Ministero infatti, dovendo fare il punto sull’erogazione dei LEA nel 2014 riporta in tal senso i dati relativi a quello specifico anno, mentre l’Osservatorio Nazionale Screening, così come il già citato portale Epicentro, ha già pubblicato i dati del 2015.

Clicca sull’immagine per visualizzare una versione interattiva. Elaborazione grafica di Cristina Da Rold

Il rapporto elabora un indice per valutare la qualità della copertura complessiva per i tre screening Regione per Regione: un indice superiore a 9 significa una buona copertura, da 7 a 8 uno scostamento poco rilevante, e un indice uguale o inferiore a 6 una situazione critica. Ebbene, quasi tutte le Regioni del Sud evidenziano forti criticità, e in alcuni casi – come Calabria, Puglia, Campania e Sicilia – ottengono indici uguali o inferiori a 3.

Sono infatti ancora troppe le persone a cui non viene inviato l’invito a recarsi allo screening e ancora di più quelle che non seguono l’invito. Nel caso dello screening mammografico per esempio, dal 2010 al 2015 il numero di donne invitate ogni anno e la percentuale di chi ha aderito ha oscillato fra il 55 e il 57%. Stessa cosa per lo screening cervicale, a cui hanno aderito 4 donne su 10 dal 2010 a oggi, mentre nel caso dello screening colorettale si è andati addirittura peggiorando, con meno persone invitate nel 2015 rispetto agli anni precedenti e minor tassi di aderenza all’invito.

@CristinaDaRold

Questo articolo è stato pubblicato qui

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