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di paxlex (sito) venerdì 8 luglio 2011 - 0 commento oknotizie
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Una riflessione su esperienza, contesto e cambiamento

Finalmente, dopo qualche tempo, arriva la quarta chiave, si sarà detto qualcuno. Come per ogni cosa umana, è necessario un certo lasso di tempo di maturazione dell'esperienza e la stessa chiave ha necessitato di questo tempo e percorso. L'esperienza che ogni individuo fa nella propria vita, giorno dopo giorno, è la base da cui apprende ed esprime la propria personalità. Ma questo aspetto non è così ovvio come superficialmente può sembrare, nasconde il motivo per il quale alcune civiltà si sono distrutte. Nell'esperienza esistono due tipi di apprendimento: quello formale e quello informale.

Per formale si intende la scuola e il luogo di lavoro: luoghi deputati in modo indiscutibile alla diffusione di ciò che serve a vivere nella società. L'apprendimento informale è quello personale, quello che deriva dalle situazioni e si rivolge verso il proprio stile di vita, il proprio carattere e, in ultima analisi, verso la propria salute fisica e psichica. Qui, la varietà è tale che è impossibile descrivere o ridurre a categorie questo tipo di apprendimento. Certo è che questo processo non è scontato, spesso viene limitato o negato da affermazioni tipo “Il carattere è immodificabile” o “Non ho tempo per queste cose” o “Sono solo pensieri”, scuse che evitano una riflessione sulla vita e il proprio comportamento, tanto più necessaria quanto più riguarda lo scopo, i valori portanti della nostra esistenza, la morte.

Sebbene tendiamo a sfuggire a queste riflessioni e a rifugiarci nella ricerca di fama, successo, denaro e potere come risorsa contro il vuoto che sperimentiamo dentro di noi proprio perché non riflettiamo su questi argomenti, la vita ci costringe a guardarci dentro quando ci sottopone a un'esperienza forte. Tuttavia, data la mancanza di familiarità con l'osservazione di noi stessi, spesso cadiamo nel qualunquismo di una struttura mentale, in archetipi dolorosi e ripetitivi, in speranze e fedi mal riposte oppure nel nichilismo. Questi aspetti non sono esperienze che fanno crescere, nel senso che intendo io, sono solo sterili sfoghi di pressioni emotive interne che si autoalimentano nella ripetizione, la stessa che usiamo quando deleghiamo a regole e principi imposti con forza o per legge la nostra responsabilità. L'esperienza, quella che ritengo più vera, fa crescere dentro di noi la coscienza, la cultura, il senso di responsabilità, l'essere noi stessi: in poche parole, la comprensione che ogni nostra azione deve essere libera da condizionamenti perché sia significativa.

È nella libertà di ognuno accettare o meno gli ammaestramenti che vengono dalla vita; in alternativa ci sono tutti i passatempi che la società offre per perdere tempo e occasioni di crescita. Anche la cultura fine a se stessa, quella che porta a teorie e immagini prive di applicabilità risulta essere un gioco, in cui le persone si cimentano allo scopo di mostrarsi migliori di altri. Quando un pensiero diventa ripetitivo, si struttura alla stessa maniera di quando è basato solo sulla logica. Dov'è allora la differenza? E come valutarla? Il criterio mi sembra abbastanza semplice: quando un concetto risulta sempre vero e applicabile alla vita, significa che la vita non è cambiata. Non mi riferisco ai precetti religiosi, ma alle semplici verità di un fumetto come “Mafalda”: dopo decenni è ancora valido, alla stessa maniera dei monologhi di Jack Folla o, per chi li ricorda, il film su Cyrano de Bergerac o le tragedie greche. Per noi che veniamo dopo queste esperienze può essere confortante ritrovare una voce del passato che ci parla del nostro presente, ma in realtà, se andiamo a guardare bene, è terribile, perché significa che l'essere umano non è si evoluto, non si è posto né domande né si è dato risposte – al massimo si è rifugiato nei miti dell'evoluzione tecnologica, allontanandosi sempre di più da uno sviluppo morale ed etico che deve sempre tenere conto dell'uomo nel suo insieme, non di una realtà spezzettata in tanti segmenti senza comunicazione tra loro, così come fa la scienza comunemente intesa.


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Filosofia Io Educazione

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