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Una questione di soldi. Ovvero il potere economico dello Stato Vaticano

L’illustrazione di un’inchiesta sulla Città del Vaticano ed il suo potere economico.

Una questione di soldi. Ovvero il potere economico dello Stato Vaticano

La Città del Vaticano è una monarchia assoluta, con a capo il Pontefice, l’attuale Benedetto XVI, con una popolazione di 799 abitanti (dati 04/2009). Nonostante all’apparenza sia lo Stato più piccolo del mondo, il Vaticano possiede: la Biblioteca Apostolica Vaticana, con oltre 1.600.00 volumi (alcuni proibiti, altri no), la Specula Vaticana (un osservatorio astronomico), 11 università (solo in Italia), 13 musei (facenti tutti parte dei Musei Vaticani), una radio (Radio Vaticana), un giornale (Osservatore Romano), un cinema (la Filmoteca Vaticana), una casa editrice (Libreria Editrice Vaticana), una televisione (il CTV, Centro Televisivo Vaticano), una ferrovia (Ferrovia Vaticana), un eliporto nei Giardini Vaticani e tanto altro ancora.

Altrettanto grande è la sua economia. All’origine dell’economia del Vaticano vi è la Convenzione Finanziara del 1929, con cui lo Stato Italiano si riconosceva debitore nei confronti dello Stato della Chiesa e accettava di versare a quest’ultimo somme di denaro in contanti o in titoli di stato. Il bilancio del Vaticano è gestito dall’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), dalla Prefettura per gli Affari Economici e dallo IOR (che ricordiamo tutti per il crac del Banco Ambrosiano).

Nel 1998 l’UE ha autorizzato l’APSA ad emettere 670 milioni di euro all’anno a livello numismatico (quindi con il solo scopo di essere venduti ai collezionisti).
Stessa cosa per i francobolli. Nel bilancio del 2008 della Santa Sede, solo dall’Obolo di San Pietro (ovvero le donazioni offerte al Papa dai fedeli sparsi nel mondo) risultava un incasso di 52.686.131 €. Alla Santa Sede, nel 2008, risultavano entrate per 253.953.869 €, che sommate alle entrate dell’Obolo di San Pietro ci porta ad un totale di 306.640.000 €.

Passiamo ora all’Otto per Mille. Lo Stato Italiano, per legge, dovrebbe utilizzarlo per intervenire sulla fame del mondo, calamità naturali e per la conservazione dei beni culturali. Le Chiese (Cattolica, Valdese, Evangelica Luterana, Avventiste del Settimo Giorno, Comunità Ebraiche, Assemblee di Dio) dovrebbero utilizzarle per interventi assistenziali, umanitari o caritativi, interventi sociali e culturali, sostentamento del clero. Gli incassi dell’Otto per Mille, nel 2008, erano di circa 1.002.000.000 €. Dal 2004 lo Stato Italiano sottrae circa 80 mln. di euro per le spese di ordinaria amministrazione. In ogni caso, ad oggi, non è possibile controllare il modo in cui vengono distribuite queste entrate, sia per quanto riguarda lo Stato, sia per quanto riguarda la Chiesa. Si sa, però, che nel 2004 lo Stato ha destinato solo il 4,44 % alla fame nel mondo. La Chiesa Cattolica ha destinato l’80% di quei soldi al sostentamento dei preti, delle diocesi, alla costruzione di nuovi edifici e solo il 20% per opere caritatevoli.

Lo Stato Italiano spende circa 900 milioni di euro all’anno per pagare gli insegnanti di religione. E la Chiesa non paga neanche l’ICI. Come li userà tutti questi soldi?

 

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