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 Home page > Tribuna Libera > Una politica senza linguaggio non conosce ragioni

Una politica senza linguaggio non conosce ragioni

Poco importa che, dato il risultato elettorale, vi fossero ben poche alternative al governo “del meno peggio” che ha giurato ieri. Con grande gioia di Grillo e dei suoi, che di fatto hanno forzato questa soluzione, per molti cittadini, forse la maggioranza, l’esecutivo guidato da Letta è l’ennesima conferma che i partiti sono tutti uguali.

Probabilmente non lo sono (a volte il dubbio sfiora anche me), ma di sicuro sembrano esserlo. Soprattutto, i loro esponenti, parlano quasi tutti allo stesso modo; in quell’assurdo politichese che è diventato il dialetto del nostro Palazzo. Una lingua tutt’altro che incomprensibile, si badi bene. Basta metter loro un microfono sotto il naso e, come insegna Santoro, magari con qualche approssimazione vi ricorrono anche operai e disoccupati. Una lingua, però, fatta di parole ormai svuotate di significato; avvertita come un latinorum, buono solo per comunicare l’ineffabile in rituali che stanno a mezza via tra la giaculatoria e la narcisistica esibizione di virtuosismo oratorio. Che usa chi deve dire, ma non ha proprio nulla da dire.

Il successo dei neo-cafoni, di Bossi e Grillo, si spiega anche con il loro rifiuto del politichese. Con il valore d’intrattenimento di quei loro discorsi urlati nella lingua delle viscere.

Manca ormai completamente, nella nostra politica, chi voglia e sappia parlare la lingua della ragione. Servirebbero degli emuli di Piero Angela, capaci di spiegare, in un italiano corretto e preciso, i programmi dei propri partiti; capaci di dire ai propri potenziali elettori cosa vorrebbero fare le loro forze politiche, come vorrebbero farlo e, soprattutto, a beneficio di chi.

La sfida, per chi si vuole opporre al dilagante qualunquismo, durante la tregua, lunga o breve che sia, offerta da questo governo, è trovare questi comunicatori. Continuando a chiedere il voto degli italiani solo in base a al colore della propria bandiera, limitandosi a definire con precisione tanto chirurgica da essere sospetta, la propria collocazione ideologica (un po’ più a sinistra o un po’ più al centro? E poi si fa il governo come si può. Ridicoli), senza saper spiegare le proprie ragioni, continuerà solo a crescere il numero degli elettori attratto dagli imbonitori e dalle loro promesse: irrealizzabili, ma, almeno all’apparenza, immediatamente comprensibili.

Elettori che avranno sempre meno torto di un’intera genia di politicanti ormai incapace di svolgere il più elementare dei compiti associati al proprio mestiere: comunicare.

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