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di cinaoggi (sito) mercoledì 11 gennaio 2012 - 0 commento oknotizie
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Un museo fantascientifico vuoto nella città fantasma di Ordos

Il destino di Ordos è quantomeno discusso. Secondo alcuni il nuovo iper tecnologico, nonché deserto distretto di Kangbashi, Ordos, in Mongolia Interna è luminoso.

La città diventerà un importante snodo economico nella zona. Secondo i più critici, invece, Ordos incarna perfettamente la rappresentazione di una Cina allo sbando, che investe in progetti faraoinici mal concepiti, sperperando denaro e soprattutto infiammando la bolla della speculazione edilizia, che prima o poi, secondo loro, scoppierà inesorabilmente gettando la Cina in una cupa crisi che trascinerà ovviamente anche l'Occidente.

Simbolo di questo gigantismo esasperato è il nuovo bellissimo (ma anche completamente vuoto) museo di Ordos. Un museo costruito affinché nessuno lo possa andare a vedere, dato che la città è semi deserta e solo una percentuale irrisoria dei fiammeggianti appartamenti risulta occupata.

Tutto ciò accade in numerose aree in Cina: da nord a sud, vengono edificate città nuovissime dove non andrà mai a vivere nessuno, o quasi. Se questi milioni di appartamenti non dovessero essere venduti, quali potrebbero essere le conseguenze per un'economia, forte, ma pur sempre in via di sviluppo?

Tanto per dare un'idea, per la fine del 2010 la città avrebbe dovuto avere 300.000 abitanti invece che 28.000 (cifra peraltro considerata ottimistica dal New York Times) come è accaduto. Altri media cinesi danno altri numeri, ma anche mediando tra i due dati, il progetto risulta pericoloso anche se architettonicamente è molto interessante.

Il Museo di Ordos. Il museo, progettato dallo studio di Pechino MAD architects, si trova appollaiato su una duna artificiale. La struttura sembra provenire da un altro mondo: la forma non geometrica, rivestita da pannelli metallici ondulati, conferisce al museo un aspetto fantascientifico. All'interno le varie sale sembrano delle bianche caverne asettiche e i corridoi, canyon alieni. Gli spazi vuoti sono attraversati da avveniristici ponti sospesi che interagiscono con i giochi della luce.

 

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