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  Home page > Attualità > Ambiente > Un’idea rinnovabile: come uscire dalla crisi alla luce del sole
di sosrinnovabili.it (sito) martedì 27 settembre 2011 - 2 commenti oknotizie
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Un’idea rinnovabile: come uscire dalla crisi alla luce del sole

Le rinnovabili ed il territorio per rilanciare l'economia di questo stanco paese.

Dal porto di Genova e dalla provincia di Roma, due esempi di come rimettere in rotta la locomotiva economica italiana.

Non a caso i protagonisti sono due comunità locali, due amministrazioni pubbliche, ma a stretto contatto con gli interessi che rappresentano.

Da Genova apprendiamo come il porto si proponga di diventare uno straordinario hub energetico, grazie a sapienti mix di soluzioni rinnovabili (fotovoltaico ed eolico) con soluzioni innovative (semi di Jatropha) per alimentare la produzione di energia.

A Roma la provincia sta innescando un processo di connettività territoriale che fa giustizia dei mitologici piani nazionali di banda larga.

Entrambi gli esempi ci riconducono ad un unico principio: nel tempo della rete solo soluzioni basate su sistemi leggeri, autogovernabili, e scambiabili, cioè direttamente combinabili dagli stessi utenti, sono in grado di sostenere una nuova fase economica. Invece il governo langue.

Questo è il cosidetto modello a grid, divulgato da anni da Jeremy Rifkin.

La manovra economica, anche nella sua ennesima versione, non funziona. Peggio, aggrava proprio il problema che paralizza il paese: la mancanza di energie. Sia nella versione materiale, di energia propulsiva, sia in quella metaforica, di spinta progettuale.

Sembra davvero un paradosso ma dopo anni di finanza creativa e soprattutto allegra, scopriamo che le classi dirigenti nazionali non si ritrovano risorse di fantasia e volontà. Esattamente i due propellenti che avevano fatto decollare, in passato, il sistema Italia. Oggi serve, infatti, una grande fantasia per trovare combinazioni nuove a servizio del rilancio italiano. Giocando con gli stessi fattori che ci hanno portato sull'orlo del precipizio non se ne esce.

Giustamente diceva Einstein che i problemi non potranno mai essere risolti dalle culture che li hanno provocati. Bisogna cambiare le culture, e forse non solo quelle. Il quadro che abbiamo dinanzi non potrebbe essere più esauriente nella sua evidenza: un paese sfibrato dalla competitività globale, dove le industrie manifatturiere non riescono ad attecchire e le aree di artigianato industriale rischiano di evaporare per delocalizzazioni o imitazioni. E dove mancano strategie competitive sostitutive, che permettano di innalzare la soglia dell'offerta del made in Italy. Il tutto aggravato da una pubblica amministrazione impantanata nelle mille guerre catastali e una deriva di legalità, intrecciato da una volubilità giudiziaria, che rende sconsigliabile qualsiasi investimento.

Il debito pubblico è l'indice di questo sfacelo: più si varano misure per contenerlo più aumenta il suo divorante volume.

In questo quadro il governo non trova nulla di meglio da fare che bastonare uno dei pochi cavalli che bevono: negli ultimi cinque mesi il settore fotovoltaico, nonostante l'aggressione subita dal decreto Romani ha prodotto investimenti ed indotti che hanno portato alle casse dello stato contributi fiscali per circa 5 miliardi.


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