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Un’idea per l’Europa

Mentre i peggiori populismi, quelli che affondano le proprie radici nella parte più oscura del nostro passato, cercano di costruire le proprie fortune politiche battendo sulla gran cassa dei nazionalismi, sono ancora più ammirevoli le iniziative volte a mantenere accesa la fiammella dell’europeismo.

Tra queste, degna di nota è “Un’idea per l’Europa”, con cui il settimanale francese Nouvel Observateur chiede ai cittadini europei di indicare, in un breve testo on-line, al massimo cinquecento caratteri, in che modo l’Unione Europea possa rilanciare il proprio progetto.

Le proposte fin qui inviate, che vanno dall’assegnazione di un reale potere legislativo al Parlamento Europeo alla creazione di forze armate europee, chiedono tutte una maggiore integrazione tra i vari paesi e il trasferimento all’Unione di fette maggiori di quella sovranità nazionale che i governi dei vari stati si sono fin qui tenuti ben stretta.

Che si voglia arrivare ad avere orari e condizioni di lavoro uguali in tutto il continente o un fondo comune di aiuto alle imprese, questa è la questione di fondo. Qui è dove si misura, anche senza considerare i pregiudizi di cui sono velati i loro discorsi, l’ipocrisia delle argomentazioni di tanti euro-scettici.

È inutile, a parer loro, l’Unione. Incapace di rispondere adeguatamente alla crisi, lenta e farraginosa nelle proprie decisioni, irrilevante nella vita quotidiana dei cittadini. E ancor più che inutile, dannoso è il Parlamento Europeo, buono al massimo a regolamentare “la curvatura delle banane”.

Unione e Parlamento (che con tutti i suoi limiti, funziona comunque meglio di molti di quelli nazionali e certamente meglio di quello italiano) cui però non si vuole assegnare un’oncia di potere in più; che sono accusati di non fare, in buona sostanza, quello che non si vuole render loro in grado di fare.

Eppure capire che già oggi è la nostra disunione a far la forza dei nostri competitori non dovrebbe richiedere altro che un po’ di realismo; per capire che l’Europa, in questo nuovo millennio dominato da un pugno di superpotenze, e dove il predominio tecnologico dell’Occidente è solo un ricordo, o si unisce o sparisce, non dovrebbe servire che un’occhiata alla carta geografica: un istante per vedere con i propri occhi quali dimensioni geografiche (e demografiche) costringano a restare tali i sogni di grandezza dei nostri vari nazionalisti.

Nazionalisti che non arrivano neppure a capire quanto grande sia il successo che ha, sin qui, ottenuto l’Unione; quanto straordinari i quasi settant’anni di pace che ha garantito, tra paesi che, nella prima metà del secolo scorso, si erano auto-distrutti in due guerre mondiali.

È pensando alla generazione dei fondatori, che riuscirono progettare un futuro comune sulle rovine della guerra, che gli europeisti possono trovare motivo di speranza. Lo spirito dei lettori del Nouvel Observateur, come di tanti altri cittadini dell’Unione, non è poi così diverso: alle rovine di oggi, per fortuna solo economiche, sono anche loro capaci di rispondere sognando una maggiore integrazione.

Quel che manca, mentre le più sciatta delle tele-politiche impera in ogni angolo del continente, sono degli statisti di levatura paragonabile a quella dei padri dell’Europa.

Letta, o chi per lui, non è De Gasperi, ma anche Merkel, se paragonata ad Adenauer, appare ben poca cosa.

 

Foto: Motiqua/Flickr

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