Il Presidente Basescu ed il premier Boc non digeriscono la dura sconfitta politica, accusano la vecchia Europa di discriminazione e minacciano ritorsioni, bloccando con il veto il funzionamento dell’Unione.
Stop all’allargamento dell’area Schengen: ieri l’altro i ministri degli interni di Francia, Brice Hortefeux, e Germania, Thomas De Meziere, hanno notificato alla Commissaria europea per gli affari interni Cecilia Malmstrom il veto dei loro rispettivi governi all’idea di far entrare nello spazio senza frontiere intracontinentale Bucarest e Sofia già nel marzo del prossimo anno.
Della lettera non si conosce per intero il contenuto, poiché il portavoce della commissaria svedese si è rifiutato di svelarlo ai giornalisti. Quel poco contenuto che si inizia a sapere è stato invece rivelato nel pomeriggio del medesimo giorno a Sofia e Bucarest dai rappresentanti dei rispettivi governi. In Bulgaria Hans Gerhard Doering, concittadino di Angela Merkel e Thomas De Meziere, consigliere del primo ministro Borisov per gli affari europei ha ammesso che, nonostante le rassicurazioni in senso contrario espresse non prima di due mesi fa dalla Commissione europea, la questione Rom è stata esiziale nel determinare il no di Parigi e Bonn.
In una recente visita a Bucarest e Sofia, inoltre, il Cancelliere tedesco Angela Merkel aveva pure sottolineato come la Germania era molto preoccupata dello stato comatoso della giustizia nei due paesi neo-comunitari nonché della corruzione estesa esistente nella loro Pubblica Amministrazione. Ciò avrebbe comportato il pericolo per la vecchia Europa a quindici di essere invasi da una moltitudine di disperati e criminali provenienti dalle nazioni asiatiche e slave dei Balcani, nonché dell’ex spazio sovietico, fatte transitare attraverso Romania e Bulgaria senza troppi controlli di polizia in cambio del pagamento di laute tangenti. Proprio a causa della difficile situazione sociale esistente dalle parti di Sofia e, soprattutto, dalle parti di Bucarest, oggi l’ingresso della Romania nell’Unione europea viene considerata un grave errore compiuto sia a Parigi che ad Amsterdam (ed anche a Roma) a causa della presenza entro i confini del paese danubiano di due milioni di Rom, Francia e Germania, ma sotto sotto anche Olanda ed Italia, hanno preferito mantenere un cordone di polizia attorno a questi stati. Da parte sua Sofia sembra abbia ricevuto la promessa che comunque nell’autunno 2011 sarà ammessa allo spazio comune europeo ed in tal senso ieri si è pronunciato il governo bulgaro non smentito da nessuno. Durissima invece la reazione in Romania il cui Presidente della Repubblica Traian Basescu ha apertamente parlato di “decisione volutamente discriminatoria contro il mio popolo” ed il premier Boc ha rincarato la dose sottolineando come “….i Romeni non accetteranno di essere considerati gli ebrei del terzo millennio”. Una tale durezza si spiega solamente con il fatto che Francia e Germania, a differenza di quanto assicurato al bulgaro Borisov, hanno invece probabilmente rinviato “sine die” ogni ulteriore determinazione sull’ingresso nell’area Schengen di Bucarest. “I nostri popoli si sentono minacciati ed insicuri dal fatto di dover delegare la sicurezza dei confini esterni dell’Unione ad uno stato inefficiente e corrotto come quello romeno” hanno sottolineato Hortefeux e De Meziere.