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Turchia, nuove operazioni per oscurare i media

La Turchia si trova in uno stato d’emergenza da più di due mesi. I provvedimenti di emergenza presi dopo il tentativo di colpo di stato del 15 Luglio scadono tra pochi giorni. Il Comitato di Sicurezza Nazionale nel suo ultimo incontro ha consigliato al governo di rinnovare per altri tre mesi lo stato d’emergenza. 

di Murat Cinar

Il Presidente della Repubblica il 29 Settembre ha espresso parere favorevole ed ha aggiunto dicendo “possiamo estenderlo ancora per tre mesi e forse anche per dodici mesi ma credo che nemmeno questo potrebbe bastare”. Lo stesso giorno, per decreto legge, con argomenti legati alla sicurezza nazionale, sono stati oscurati 12 canali televisivi, 11 canali radiofonici ed oggi è stato impedito l’accesso ai siti web di 2 canali tv ed un canale radio. Si parla già della chiusura di un altro canale televisivo.

Tra i canali televisivi coinvolti ci sono: IMC Tv, Hayatin Sesi Tv, Denge Tv, Jiyan Tv, Zarok Tv, Azadi Tv, Tv10, Birlik Medya Tv e Van Tv. Tra i canali radiofonici azzittiti si distinguono Ozgur Radyo e Yon Radyo. Ai canali televisivi e radiofonici è stata annullata la licenzadi trasmissione. Nel caso dei canali televisivi Denge Tv, Birlik Medya Tv e Van Tv la polizia ha messo i sigilli alle porte delle redazioni..

Guardando da vicino alcuni media coinvolti si nota Hayatin Sesi Tv, espressione televisiva del quotidiano nazionale Evrensel, un giornale socialista storico della Turchia. Un giornale accusato pochi giorni fa da parte del quotidiano nazionale conservatore Yeni Akit di essere il “portavoce del Partito dei Lavoratori del Kurdistan(PKK)”. Nella sua notizia il giornale di destra annunciava la possibile chiusura del giornale.

Un altro canale televisivo oscurato è Imc Tv. Una realtà indipendente nata il Primo Maggio del 2011 che ha prestato molta attenzione alla rivolta del parco Gezi, al massacro di Roboski, all’occupazione di Sengal in Iraq, all’assedio di Kobane in Siria e agli omicidi sul lavoro, in particolare l’esplosione della miniera a Soma. Imc Tv già nel mese di Febbraio di quest’anno è stato accusato dalla Procura di Ankara di promuovere la propaganda del PKK e gli è stato tolto il diritto di trasmissione via satellite Turksat (fino ad ieri continuava la sua trasmissione sul satellite Hot Bird).

Tra le stazioni radiofoniche c’è Yon Radyo. Esperienza di vari decenni, è un’altra realtà di sinistra. La radio da anni oltre trasmettere la musica tradizionale della Turchia ospitava diversi programmi politici e di informazione. Secondo il presidente del consiglio amministrativo del canale, Yuksel Mansur Kilinc, poche settimane fa il canale ha ricevuto ufficialmente le congratulazioni da parte del Consiglio Superiore dell’Audiovisivo per via del lavoro che ha condotto durante la notte ed i giorni successivi del tentativo di colpo di stato del 15 Luglio. Nonostante ciò oggi il governo le ha tolto la voce.

Dopo la decisione del governo i canali televisivi e radiofonici avevano deciso di continuare con la trasmissione sui siti web. Tuttavia oggi l’Ente della Comunicazione e delle Tecnologie dell’Informazione(BTK) ha deciso di impedire l’accesso a tutti questi siti web nel Paese.

Nel 2016 il governo ha chiuso 45 giornali locali e nazionali, 23 canali radiofonici, 16 canali televisivi, 15 riviste nazionali e locali, 3 agenzie stampa, 29 case editrici e distributori. Tutti accusati o di appartenere alla comunità religiosa guidata dal leader spirituale Fettullah Gulen, definita come un’organizzazione terroristica armata da parte del governo e dalla magistratura ed accusata di aver organizzato il tentativo di colpo di stato del 15 Luglio oppure di promuovere la propaganda del Partito dei Lavoratori del Kurdistan(PKK), organizzazione armata fondata nel 1978 tuttora in conflitto con lo Stato.

Oggi a finire nel mirino del decreto di legge sono i media di sinistra e quelli curdi. Lo stato d’emergenza, discusso molto in questi mesi in Turchia, sembra che non colpisca soltanto i golpisti ma anche le voci dell’opposizione.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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