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Traiettorie sociologiche. Le condizioni dell’infelicità

di Paola Romano

 
I mutamenti di fondo avvenuti nella società occidentale in epoca moderna inevitabilmente hanno provocato cambiamenti di analogo peso sia nei comportamenti sia nel modo di percepire se stessi e la realtà circostante da parte degli uomini contemporanei.
 
La prospettiva sociologica – come quella letteraria – ha individuato, tra le cause principali dei mutamenti delle società moderne, le nuove tecnologie della comunicazione, non sempre con sufficiente distacco, magari, ma a volte con estrema acutezza.
 
Jean Baudrillard, ad esempio, a cavallo fra sociologia e filosofia, e con un’ottica esplicitamente apocalittica, accusa i nuovi media di alterare e cambiare la percezione umana della realtà: a suo parere, la circostanza che la maggior parte delle tecnologie della comunicazione odierne utilizzi come linguaggio l’immagine e come canale lo schermo, televisivo o del computer, ha provocato – quasi deterministicamente – come conseguenza diretta una totale coincidenza dell’immagine con il reale (cfr. Baudrillard, pag. 9).
 
Quello che l’autore francese prospetta è un “delitto perfetto”: l’uccisione della realtà e lo sterminio dell’illusione mediante le nuove tecnologie, vere armi del delitto (cfr. Piana, pagg. 157, 159).
La realtà si presenta a noi come esclusivamente mediata o simulata dalle nuove tecnologie al punto tale da diventare solo uno scambio di segni che non hanno alcun riferimento con il reale (cfr. Ibidem, pag. 162).
 
L’uomo contemporaneo non riesce a sopportare questa “padronanza simbolica dell’assenza” e reagisce producendo un reale “iperreale”, e immergendosi nell’illusione inversa e disincantata della proliferazione degli schemi e delle immagini.
 
“L’immagine non può più immaginare il reale poiché coincide con esso” (Baudrillard, pag. 6).
 
Ed è un altro autore, anch’egli francese, ad individuare una serie di paradossi nei comportamenti dell’uomo contemporaneo, nascenti nel momento in cui si rende autonomo, libero e indipendente. È in concomitanza di tale situazione che l’uomo comincia però a rivelarsi come un essere problematico e non più come un trionfatore (Cfr. Bruckner, pag. 14).
 
Pascal Bruckner osserva infatti come l’enorme crescita di responsabilità personale, all’interno della società democratica, abbia determinato paradossalmente un senso di responsabilità talmente gravoso da essere insostenibile, per ogni vittoria che inanelliamo come anche per ogni fallimento cui soccombiamo.
 
“Sciolto da tutti gli obblighi, l’individuo trova una guida nella sua stessa volontà e perde, nello stesso tempo, la sicurezza del luogo, di un ordine, di una definizione. Guadagnando libertà ha perduto la sicurezza entrando nell’epoca del tormento perpetuo, soffre perché ha vinto” (Ibidem, pag. 14, 15).
 
Bruckner individua delle vere e proprie “malattie dell’individualismo”: infantilismo, vittimizzazione e sindrome del clone. “Modi di sfuggire alle difficoltà dell’essere, due strategie dell’irresponsabilità felice” (Ibidem, pag. 6, 7).
 
L’infatilizzazione rappresenta il meccanismo attraverso cui si effettua un “trasferimento all’età adulta degli attributi e dei privilegi del bambino” (Ibidem).
La vittimizzazione invece, come una “tendenza del cittadino viziato dal paradosso capitalista a rivedersi nel modello dei popoli perseguitati, soprattutto in un epoca in cui la crisi incrina la nostra fiducia nelle possibilità di questo sistema” (Bruckner, pag. 7).
 
La caduta delle ideologie ci ha infatti privati di una comoda risorsa: poter imputare le nostre disgrazie all’imperialismo, al capitalismo o al comunismo. A venir meno sono stati i grandi capri espiatori, e la conseguenza è stata quella di cercare di creare nuove forze oscure a cui dare la colpa, poiché, pensarsi come ad uno sfortunato aiuta a non doversi sentire responsabili, ad avere un trattamento particolare (Cfr. Bruckner, pag. 124).
 
La televisione sembra essere il mezzo che più di tutti si presta come culla di tale tendenza: promotrice della vittima ad eroe nazionale “verso cui ognuno di noi è invitato ad identificarsi” (Ibidem, pag. 125).
 
Un’ulteriore sindrome che sembra colpire l’individuo contemporaneo è quella del clone: un’inquietante e incomprensibile paura di essere ridotto a se stesso ( Cfr. Ibidem, pag. 31).Vera e propria conseguenza dell’individualismo sfrenato.
La visione individualista e materialista del mondo dei nostri tempi ha senza dubbio ispirato – o si è riflessa – anche in numerose produzioni cinematografiche e letterarie.
 
Michel Houellebeq, nel suo romanzo Le particelle elementari, prospetta uno scenario apocalittico: la fine della specie umana.
 
La civiltà occidentale contemporanea appare da tempo in decadenza. Le esistenze, rappresentate dai due protagonisti, sono consapevolmente dolorose, conseguenze di un individualismo sfrenato, che ha eliminato ogni forma di collettività e di valore condiviso. In nessun momento della vita dei due personaggi vi è infatti felicità o serenità nei sentimenti vissuti. Ciò che in essi prevale è indifferenza, dolore o incapacità di esprimere le proprie emozioni.
 
L’infelicità è causata dalla società creata dagli uomini stessi, quella dall’autore definita etico-pubblicitaria, la quale si accanisce ad organizzare il desiderio a svilupparlo fino a dimensioni inaudite. Questo desiderio crea competizione e affinché la suddetta società funzioni e affinché la competizione continui, occorre che il desiderio cresca, si allarghi e divori la vita degli uomini. Come le stesse tesi bruckneriane anche Houellebeq narra di una sindrome di infantilismo nei suoi personaggi: entrambi non hanno avuto la presenza dei genitori nelle rispettive vite, e allo stesso modo uno dei due non riuscirà a prendersi cura del proprio figlio. L’idea infatti che quest’ultimo crescesse, che diventasse giovane al suo posto e che magari riuscisse nella vita laddove lui aveva fallito aumentava la voglia di essere un individuo, singolo e senza legami.
 
La visione dell’autore è senza dubbio catastrofica e i risvolti del romanzo a dir poco inquietanti: il protagonista, un professione biologo molecolare, prospetta una eliminazione del genere umano, per creare una vita quasi perfetta ed eliminando il codice genetico, caratteristica fondamentale dell’essere umano, di fatto condannato all’estinzione.
 
Ecco compiersi il delitto perfetto che Baudrillard teorizzava: come lui Houellebeq intravede nel futuro un’uccisione della realtà odierna ed il compiersi di una del tutto nuova. Da tale riflessione si intravede il rifiuto di una esistenza umana troppo individualista: la clonazione infatti sembra essere in grado di ripristinare in maniera credibile il sentimento della collettività e del sacro.
 
Il romanzo si conclude con la narrazione della creazione del primo essere umano rappresentante di una nuova specie intelligente. Siamo nel 2029. La notizia viene trasmessa da tutti i mezzi di informazione sottolineando il fatto che l’umanità dovrà sentirsi onorata del fatto di essere la prima specie animale ad aver organizzato essa stessa le condizioni della propria sostituzione (Cfr, Houellebeq, pag. 315).
 
Letture
Baudrillard J., Le crime parfait, 1995, trad. it. Il delitto perfetto, la televisione ha ucciso la realtà?, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006.
Bruckner P., La tentation de l’innocence, trad. it. La tentazione dell’innocenza, Ipermedium libri, Napoli, 2001.
Fattori A., Cronache del tempo veloce, Gli incolpevoli,
www.quadernidaltritempi.eu
Fattori A., Cronache del tempo veloce, Identità mutanti, www.quadernidaltritempi.eu
Fattori A., Lo statuto di verità dell’immagine all’epoca del digitale, www.quadernidaltritempi.eu
Fattori A., Il mondo che verrà, www.quadernidaltritempi.eu
Houellebecq M., Les particules elementaires, 1998 trad. it. Le particelle elementari, Bompiani, Bergamo, 2007.
Piana G., Baudrillard e il partito preso dell’illusione, Postfazione a Baudrillard, 2006, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006.
Wunenburger J.–J., L’homme à l’àge de la tèlèvision, 2000, trad. it. L’uomo nell’era della televisione, Ipermedium libri, Napoli, 2005.

Grazie a Quaderni d’altri tempi


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